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Pillole e vaccini anti Covid: fatti, confronti e analisi

Pillole Anti Covid

Ecco i pareri a confronto degli esperti su pillole e vaccini anti Covid

 

La scoperta dell’efficacia delle pillole anti Covid è sicuramente una buona notizia ma, ricordano gli esperti, guai a pensare che possa essere paragonata o, peggio, sostituita ai vaccini. Ecco perché.

L’EFFICACIA DELLE PILLOLE ANTI COVID

Le pillole anti Covid di cui si parla principalmente nell’ultimo periodo sono due. Il Molnupiravir prodotto dal colosso americano Merck Sharp & Dohme (Msd), in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics, e il Paxlovid di Pfizer.

La pillola anti Covid Merck ha dimostrato di dimezzare il rischio di ospedalizzazione e decesso nei pazienti affetti da Covid e il Regno Unito è il primo Paese al mondo ad averne autorizzato l’uso.

Il farmaco di Pfizer sembra addirittura più promettente. Secondo quanto scrive Reuters, riduce ben dell’89% il rischio di contrarre il Covid in forma grave e quindi le possibilità di ricovero o di morte tra gli adulti.

COME SI STANNO MUOVENDO LE AUTORITÀ SANITARIE

Nonostante non ci sia ancora il via libera da parte né della Food and Drug Administration (Fda) né dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), gli Stati Uniti hanno già stretto un accordo di procurement con Merck e, mentre l’Ema ha annunciato di aver avviato la procedura di revisione continua rolling review, “l’Aifa si è già attivata per acquisire una quantità adeguata del farmaco antivirale orale”, ha fatto sapere qualche giorno fa il coordinatore del Cts Franco Locatelli.

COME AGISCONO LE PILLOLE ANTI COVID?

I farmaci antivirali, di cui fanno parte sia il Molnupiravir che Paxlovid, sono medicinali usati per il trattamento dell’influenza e, se assunti tempestivamente, possono ridurre i sintomi, la durata della malattia e le complicanze. Nel caso di infezione da Covid, interferiscono con la capacità del virus di replicarsi.

Stesso discorso per il trattamento con anticorpi monoclonali e remdesivir, che però vengono somministrati solo in ospedale.

I VANTAGGI

Certo, le pillole anti Covid possono essere un ottimo alleato nella lotta globale al virus. Somministrare delle pillole ai pazienti che non necessitano di ospedalizzazione e vigile sorveglianza medica alleggerirebbe notevolmente la pressione sugli ospedali e potrebbe essere una svolta per i Paesi più poveri ancora in attesa dei vaccini.

I LIMITI

Non è tutto oro quello che luccica, però. Per somministrare le pillole anti Covid è infatti necessaria una diagnosi tempestiva dato che i migliori risultati sono stati ottenuti quando il farmaco è stato somministrato entro 5 giorni dalla diagnosi.

C’è poi la questione economica. Per ogni ciclo di terapie saranno necessari circa 700 dollari, una cifra esorbitante rispetto ai vaccini.

Altro aspetto non irrilevante è l’efficacia. Per quanto, infatti, i risultati siano soddisfacenti le pillole anti Covid non sono paragonabile ai vaccini – aspetto su cui molti esperti concordano. I vaccini, inoltre, non hanno bisogno di una diagnosi precoce.

COSA NE PENSA MANTOVANI

L’immunologo e direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano, Alberto Mantovani, commentando l’arrivo delle pillole anti Covid, ha detto a Repubblica: “Ogni nuovo strumento per combattere il Covid è una buona notizia. Ma dobbiamo saper leggere successi e insuccessi. Di recente si è visto che l’aspirina assunta a casa non funziona. È un insuccesso che risparmia pillole e orienta meglio le nostre scelte”.

“Per quanto riguarda gli antivirali – ha proseguito – il molnupiravir della Merck ha dimostrato di ridurre del 50% i ricoveri se preso entro 5 giorni dalla diagnosi e per 5 giorni. Ci sono diversi ‘se’ e non possiamo definirlo una cura miracolosa, né tantomeno un’alternativa alla vaccinazione. Lo stesso farmaco, testato in India, non ha mostrato alcun beneficio. Aspetto con fiducia la valutazione dell’Agenzia europea per i medicinali, che spero sia positiva”.

IL PARERE DI BASSETTI

Il direttore della Clinica di Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti sottolinea che la vaccinazione è “lo strumento migliore per tenere a bada la malattia”. “Le cure – ha spiegato il professore – servono quando il vaccino ‘buca’, cioè non è risultato efficace, oppure quando le persone non possono sottoporsi alla vaccinazione per motivi vari”.

“Ribadisco – ha continuato – i farmaci non devono costituire una scelta alternativa ai vaccini, a priori. Anche perché sono molto costosi. […] Il molnupiravir, prodotto dall’azienda americana Merck, può ridurre del 50% ricoveri nelle persone che lo assumono quando presentano i sintomi di Covid, certificati da un tampone molecolare. Ma la cosa interessante è che questo farmaco funziona anche quando i sintomi sono legati all’influenza”.

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