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Pillola Merck anti Covid, ecco chi può usarla

Antivirali Covid

Molnupiravir: che cos’è, come agisce e perché la pillola di Merck anti Covid non può sostituire i vaccini

 

Da oggi è disponibile anche in Italia il molnupiravir, la pillola anti Covid di Merck il cui nome commerciale è Lagevrio. Nonostante l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) non lo abbia ancora autorizzato, il farmaco ha ricevuto il via libera dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) il 30 dicembre scorso, ma verrà somministrata solo in specifici casi.

CHE COS’È E COME AGISCE

La pillola anti Covid di Merck, così come quella di Pfizer (che, però, non arriverà in Italia prima di marzo), è il primo trattamento antivirale orale per il trattamento della malattia causata da Sars-Cov-2.

Molnupiravir interferisce con la capacità del virus di replicarsi. È progettata per introdurre errori nel codice genetico del virus, impedendone la duplicazione e riducendo quindi il rischio di provocare malattie gravi. Il suo scopo, infatti, è prevenire il ricovero.

CHI PUÒ USARLA

Come previsto dall’Aifa nelle indicazioni per gli operatori sanitari, la pillola anti Covid di Merck può essere utilizzata “per il trattamento di pazienti non ospedalizzati per Covid-19 con malattia lieve-moderata di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che rappresentino specifici fattori di rischio per lo sviluppo di Covid-19 grave”.

Nelle indicazioni terapeutiche si legge che il farmaco può essere prescritto se è presente almeno un dei seguenti fattori di rischio associati all’evoluzione in malattia severa: patologia oncologica; insufficienza renale cronica (esclusi pazienti in dialisi o con eGFR <30 mL/min/1.73 m2); broncopneumopatia severa; immunodeficienza primaria o acquisita; obesità; malattia cardiovascolare grave (scompenso cardiaco, malattia coronarica, cardiomiopatia); diabete mellito non compensato.

Anche chi è vaccinato potrà ricevere il trattamento. Sono, invece, esclusi per il momento gli under 18 e le donne in gravidanza o in allattamento perché finora non sono stati coinvolti nella sperimentazione.

COME VERRÀ DISTRIBUITO

“L’accesso al molnupiravir segue lo stesso flusso degli anticorpi monoclonali”, ha spiegato al Corriere della Sera Filippo Drago, esperto della Società Italiana di Farmacologia (Sif): “I pazienti vengono selezionati dai medici di medicina generale o dagli ospedali. Le Regioni decidono come distribuirlo: presumibilmente all’inizio il farmaco sarà presente nelle farmacie ospedaliere, in seguito nelle farmacie autorizzate. Al paziente non dovrebbe costare nulla. Ci potranno essere alcune Regioni che richiederanno accertamenti preliminari (come tampone ed eventuale dimostrazione di fragilità)”.

Anche Il Messaggero ricorda che, inizialmente, il molnupiravir sarà distribuito in piccoli quantitativi. L’assessore alla Salute Alessio D’Amato, per esempio, ha detto che nel Lazio arriveranno “poche confezioni nella prima fase, il reclutamento avviene con le medesime caratteristiche dei monoclonali a infusione, cioè nei venti centri di prescrizione medica nei principali ospedali”.

POSOLOGIA

Sempre secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia, l’utilizzo del molnupiravir “è indicato entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. La durata del trattamento, che consiste nell’assunzione di 4 compresse (da 200 mg) 2 volte al giorno, è di 5 giorni”.

Per la sua prescrizione, specifica l’Aifa, è previsto l’utilizzo di un Registro di monitoraggio che sarà presto accessibile online sul sito dell’Agenzia.

FUNZIONA CONTRO LE VARIANTI?

Il farmaco, inoltre, non colpisce la proteina spike del virus, altamente mutagena, e questo dovrebbe dunque garantire un’efficacia costante indipendentemente dalle varianti.

Parlando della pillola anti Covid di Pfizer, Gianni Sava, componente esperto della Sif aveva detto che per questo tipo di farmaci “le varianti sono assolutamente irrilevanti, perché le mutazioni che presentano solitamente si concentrano sui meccanismi attraverso cui il SARS-CoV-2 si attacca alla cellula per penetrare al suo interno, nello specifico, la proteina spike”.

PERCHÉ NON PUÒ SOSTITUIRE I VACCINI

Per i pazienti più a rischio la pillola anti Covid rappresenta sicuramente un altro importante strumento per evitare di incorrere in una malattia grave causata dal virus, tuttavia, non si può considerare sostitutivo dei vaccini per diversi motivi.

Il primo è che, a differenza dei sieri anti Covid, non previene l’infezione e ha una durata d’azione ancora più limitata nel tempo. Dopo un paio di giorni il principio attivo scompare dall’organismo, mentre il vaccino rende capace il sistema immunitario di combattere il virus per mesi.

Un altro problema è rappresentato dal fatto che necessita di una diagnosi tempestiva poiché deve essere somministrato entro 5 giorni dai primi sintomi, che attualmente sono spesso simili ad altre malattie virali.

Infine, come Start scriveva qualche tempo fa, gli ultimi risultati sull’antivirale di Merck hanno indicato un’efficacia pari solo al 30%, mentre inizialmente si pensava fosse del 50%.

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