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Perché Europa (e Italia) sono in agitazione per influenza aviaria e peste suina

Influenza Aviaria

Allarme per la recrudescenza dell’influenza aviaria ma anche per la comparsa della peste suina. Le ultime notizie e il commento di Isabella Pratesi (Wwf) che spiega perché stiamo correndo un rischio potenzialmente più grave del Covid-19

 

A rischio non solo la carenza di grano e prodotti derivati come pane, pasta e biscotti ma anche di pollo. Questa volta non c’entra la guerra in Ucraina ma il riapparire dell’influenza aviaria, che in Francia sta destando preoccupazione e causando la macellazione di moltissimi animali.

L’IDENTIFICAZIONE IN ISRAELE

Come Start scriveva a fine 2021, il primo focolaio del virus che provoca l’influenza aviaria A (H5N1) era stato identificato il 18 ottobre dell’anno scorso in Israele, in un’area dove ogni anno transitano decine di milioni di uccelli migratori diretti dall’Europa e dall’Asia verso l’Africa.

Lo stesso ministero della Salute ricorda, infatti, che l’origine di questi fenomeni epidemici è attribuibile alla migrazione di uccelli selvatici principalmente dal nord est Europa (Russia, Kazakistan, Mongolia).

LA SITUAZIONE IN FRANCIA

Ora, a distanza di circa 5 mesi, il ministero dell’Agricoltura francese, diretto da Julien Denormandie, fa sapere che a causa dell’improvviso balzo del numero dei contagi da influenza aviaria nell’Ovest della Francia, principalmente in Vandea, sarà necessario mandare al macello milioni di galline.

Attualmente, secondo quanto riportato da Afp che ha citato il portavoce del Ministero, sono stati “eliminati circa 1,2 milioni di animali e si stima che ci siano ancora 3 milioni di animali da macellare” nella regione del Grand Ouest.

L’obiettivo è porre fine a questa crisi “la cui entità è di gran lunga superiore a quella dell’anno scorso”, descritta dal nostro ministero della Salute come “una delle più vaste e durature epidemie di influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) che si siano mai verificate in Europa”.

INTANTO IN ITALIA

Il 4 marzo a Pianfei, in provincia di Cuneo, La Stampa riferiva che era “stato eliminato un pericoloso focolaio [70 mila polli, ndr] di influenza aviaria ad alta patogenicità, cioè infettivo per gli altri animali di allevamento o selvatici”. L’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, ha detto che la situazione è “sotto controllo”.

Un altro allarme arriva da Salvatore Esposito, titolare della società Ep Spa, tra i più importanti gestori di mense in Campania. Intervistato da Fanpage ha detto: “Ci sono arrivate segnalazioni dai nostri fornitori di pollo che dal 15 marzo non saranno garantite le forniture di pollami da noi programmate, perché è a rischio il ciclo di produzione. Siamo molto preoccupati”.

“Non sappiamo precisamente quali siano i motivi di queste carenze, che sembrano riguardare sia l’approvvigionamento dei mangimi dovuto alla guerra in Ucraina che l’influenza aviaria”, ha spiegato Esposito, il quale ricorda anche che “il prezzo del pollo è già quasi raddoppiato in questi giorni. Prima costava circa 4 euro al chilo, adesso siamo a 8-9 euro”.

LA PESTE SUINA

Non solo influenza aviaria. Preoccupa anche la peste suina che è stata infatti l’altro tema al centro dell’audizione di Agrinsieme di fronte alle commissioni Agricoltura di Senato e Camera.

La peste suina africana (Psa), spiega il ministero della Salute, è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali.  È altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, mentre non è trasmissibile agli esseri umani, tuttavia, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha deciso di nominare un Commissario straordinario per contrastarne la diffusione.

LE NOTIZIE

Il 7 gennaio 2022, riferisce il ministero della Salute, è stata confermata la positività in un cinghiale trovato morto a Ovada, in provincia di Alessandria. La zona infetta immediatamente istituita, riferiscono dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati”, ha coinvolto più di 70 comuni in un territorio a cavallo tra il Piemonte e la Liguria. La situazione è in continuo aggiornamento.

Il virus riscontrato corrisponde a quello circolante in Europa da alcuni anni. Nel 2014, infatti, è esplosa un’epidemia di Psa in alcuni Paesi dell’Est dell’Unione europea. Da allora la malattia si è diffusa negli altri Stati membri.

AVIARIA, SUINA E GLI ALTRI 800 MILA VIRUS PROVOCATI DALL’UOMO

Quasi dimenticato il Covid, l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes) ha diffuso un rapporto che stila gli altri 800 mila virus che potrebbero infettarci.

“I rischi sono proporzionali agli squilibri che creiamo negli ecosistemi”, ha scritto su Huffpost Isabella Pratesi, responsabile del settore conservazione del Wwf. “L’aver seriamente alterato il 75% degli ecosistemi terrestri e il 66% di quelli marini sta facendo emergere una serie di minacce per la nostra salute e per la stabilità ambientale”.

Deforestazione ma anche allevamento intensivo tra le cause che portano agli squilibri: “Con oltre 20 miliardi di polli allevati nel mondo e un numero crescente di allevamenti intensivi in tutto il mondo la possibilità di nuove ondate di malattie infettive di origine animale è molto alta. Varianti dell’influenza aviaria sono già in giro tra gli allevamenti intensivi del mondo, tutte in grado di infettare e uccidere l’uomo: è un rischio potenzialmente più grave del Covid-19”.

“Il pericolo – dopo i due anni di Covid-19 è difficile dimenticarlo – è il salto di specie, la zoonosi. Il 60% degli agenti patogeni che causano malattie umane – spiega Pratesi – proviene dagli animali domestici o dalla fauna selvatica. Tre su quattro delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale”.

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