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Perché la guerra fra Russia e Ucraina farà lievitare il prezzo del grano

Stati Uniti Grano Ucraino

Subito dopo l’attacco della Russia all’Ucraina le quotazioni del grano hanno raggiunto il valore massimo da 9 anni. La posizione dell’Italia e gli scenari sui prezzi di pasta e pane. Fatti, numeri, allarmi e previsioni

 

Uno dei tanti effetti collaterali della guerra in Ucraina, dal punto di vista economico, è l’aumento del prezzo del grano e, in prospettiva, anche di tutti i prodotti che ne derivano come pasta e pane. Questo si ripercuote e si ripercuoterà inevitabilmente anche in Italia poiché, secondo i dati Coldiretti, ne importiamo il 64%.

Russia e Ucraina, tra l’altro, sono tra i più grandi produttori della materia prima. Rappresentano, infatti, quasi un terzo del commercio mondiale di grano.

GRANO TENERO E GRANO DURO

Il grano duro, quello della pasta, per ora mantiene un prezzo stabile perché, spiega il Corriere della sera, la percentuale di importazioni è inferiore rispetto a quello tenero, usato per la pasticceria, che invece subisce un importante rialzo a causa della guerra.

ALLARME INFLAZIONE…

Una reazione a catena che porterebbe poi all’aumento dell’inflazione. Per Confesercenti, l’aumento dei prezzi delle materie prime importate e dell’energia potrebbe, infatti, portare il tasso di inflazione a toccare il 6% nel 2022, determinando minori consumi per 4 miliardi di euro.

“In seguito all’avvio delle operazioni militari, – scrive Ansa – i prezzi dell’energia hanno registrato un ulteriore rimbalzo, con quotazioni che rispetto a inizio d’anno segnano ora aumenti del 27% per il petrolio e del 52,4% per il gas. Una spinta al rialzo che si estende anche al grano, il cui prezzo è aumentato dell’11%”.

… E CONSEGUENTE INSTABILITÀ POLITICA

“Una situazione – commenta Coldiretti – che nei Paesi più sviluppati sta alimentando l’inflazione; ma per quelli più poveri c’è il rischio del venir meno della stabilità politica, con i prezzi del grano che si collocano sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto, che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina”.

QUANTO GRANO IMPORTA L’ITALIA

L’Italia dipende molto da Russia e Ucraina per le importazioni di grano tenero e duro. A rimarcarlo sono i dati Istat elaborati dall’ufficio studi di Confagricoltura: da gennaio a novembre del 2021, abbiamo importato dall’Ucraina 122 mila tonnellate di grano tenero e 72 mila dalla Russia, di cui 51 mila di grano duro.

Questo, si legge sul Corriere, “significa che i due Paesi rappresentano circa il 5% del totale delle importazioni italiane di grano tenero (per il grano duro 2,5%). E nel 2020 la percentuale è stata anche più elevata: 6,6% (1,5% di grano duro)”.

PERCHÉ L’ITALIA IMPORTA COSÌ TANTO?

A questa domanda, Coldiretti ha risposto che “l’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori […] perché molte industrie per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera”.

QUANTO SONO GIÀ AUMENTATI I PREZZI

Consorzi agrari d’Italia (Cai) ha fatto sapere che dopo nemmeno una settimana di guerra il costo del grano tenero ha subito un aumento del 13% passando da 274 euro a tonnellata agli attuali 310 euro a tonnellata.

Coldiretti ha detto che, nella sola giornata del 24 febbraio, subito dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, le quotazioni del grano sono balzate del 5,7% raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel.

Stando alle stime Cai, il prezzo dei prodotti agricoli strettamente dipendenti dalle importazioni provenienti da Russia e Ucraina è destinato a salire ulteriormente, mentre al momento non si registrano variazioni sul grano duro, i cui listini risentono soprattutto della mancata produzione in Canada e dei rincari dei costi di produzione.

IL PREZZO DELLA PASTA SALIRÀ COMUNQUE

Nonostante le previsioni Cai gli addetti ai lavori ricordano che anche il prezzo del grano duro, seppur non in modo allarmante, non è al riparo dai rialzi. “Nel 2021 – ha detto al Corriere Vincenzo Divella, amministratore delegato dell’omonima azienda pugliese – il prezzo del grano duro è quasi raddoppiato. E nel 2022 i rincari stanno riguardando l’energia elettrica, aumentata fino al 200%, e il gas, fino al 600%. Per questo dico che anche il prezzo della pasta aumenterà, perché oltre all’energia costano di più cartoni e noli marittimi”.

Di quanto aumenterà? “Diciamo che dopo l’incremento del 15% nel 2021, mi aspetto a breve altri 20 centesimi in più al chilogrammo, che significano 10 centesimi in più al pacco, pari a un incremento di prezzo di circa il 10%”. È la stima di Divella, che a causa del blocco dei porti del Mar Nero, snodo logistico cruciale, ha lì una nave ferma con un carico di 30 mila quintali di grano tenero.

Secondo Il Sole24Ore, tra l’altro, “le navi cargo rimaste nell’area rischiano di essere bombardate: da giovedì scorso ne sono già state colpite tre, per fortuna senza vittime”.

LE IPOTESI DELLE ASSOCIAZIONI SULL’AUMENTO DEI PREZZI DI PANE E PASTA

Sull’aumento dei prezzi non sono più ottimiste associazioni come Assoutenti, Federalimentari e Assopanificatori-Fiesa Confesercenti.

La pasta – fanno notare da Assoutenti – che già a gennaio ha subito un rincaro del 12,5%, potrebbe arrivare a costare il 30% in più rispetto allo scorso anno. Il prezzo del pane, cresciuto del 3,7% lo scorso mese, potrebbe subire aumenti del 10%.

Anche Federalimentari ritiene che il costo della pasta potrebbe superare il 10% e per Assopanificatori-Fiesa Confesercenti vale lo stesso per il pane ma la stima di incremento, sottolineano, è soggetta a diverse variabili, tra cui l’aumento dell’energia e del gas che impatta sul funzionamento di macchine e forni.

Coldiretti ha segnalato che il prezzo del pane fresco in media è già aumentato a gennaio del 3,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

LE CONSEGUENZE DELLE SANZIONI

Il Sole24Ore ritiene, inoltre, che tra i nomi degli istituti bancari che verranno colpiti dalle sanzioni è molto probabile che ci sia anche Vtb Bank, “un colosso nel settore dei cereali, non solo per le attività di credito al commercio, ma anche attraverso partecipazioni con cui controlla importanti infrastrutture per l’export”.

LE PREVISIONI DEGLI ANALISTI

“I futures sul grano scambiati a Chicago sono balzati del 12% la scorsa settimana al livello più alto dal 2012”, scrive il Corriere e aggiunge che per gli analisti “è troppo presto per sapere quanto durerà l’impatto alle catene di approvvigionamento determinata dal conflitto in Ucraina”.

Secondo loro, infatti, “gli effetti della guerra e delle sanzioni non sono ancora chiari” poiché “molte aziende possono fare affidamento su scorte di componenti e materie prime e il grano ucraino viene esportato principalmente dopo il raccolto a partire da agosto”.

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