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Vaccino Aviaria Moderna

L’iniezione del governo Usa a Moderna per un vaccino contro l’influenza aviaria

In seguito ai tre casi di influenza aviaria nell'uomo, il governo degli Stati Uniti ha finanziato Moderna con 176 milioni di dollari per sviluppare un vaccino a mRna. Tutti i dettagli

 

Mentre la Finlandia inizia a vaccinare l’uomo contro l’influenza aviaria con il vaccino dell’australiana Seqirus, l’unico attualmente autorizzato nell’Unione europea, gli Stati Uniti finanziano con 176 milioni di dollari Moderna per realizzarne uno a mRna, la stessa tecnica già utilizzata dalla casa farmaceutica per combattere il Covid.

IL FINANZIAMENTO

Il continuo diffondersi del virus dell’influenza aviaria tra il pollame e il bestiame degli Stati Uniti ha spinto il governo a decidere di finanziare Moderna per la sperimentazione in fase avanzata del suo vaccino a mRna per gli esseri umani, specifico per il sottotipo H5N1.

“La tecnologia dei vaccini a mRna offre vantaggi in termini di efficacia, velocità di sviluppo, scalabilità e affidabilità della produzione per affrontare le epidemie di malattie infettive, come dimostrato durante la pandemia causata dal Covid-19”, ha dichiarato il Ceo di Moderna, Stéphane Bancel.

L’azienda farmaceutica ha ricevuto 176 milioni di dollari dalla Biomedical Advanced Research and Development Authority (Barda), una divisione del Department of Health and Human Services.

A CHE PUNTO È IL VACCINO DI MODERNA (E NON SOLO)

L’accordo prevede anche opzioni per Moderna per preparare e accelerare la produzione del vaccino mRna-1018, per il quale si dovrebbero avere quest’anno i risultati delle prime fasi di sperimentazione. In particolare, il vaccino è stato testato contro i virus dell’influenza aviaria H5 e H7.

Come spiega l’Istituto superiore di sanità (Iss), si conoscono almeno 15 sottotipi di virus influenzali che infettano gli uccelli, anche se tutte le epidemie di influenza altamente patogenica sono state causate da virus di tipo A dei sottotipi H5 e H7, mentre i virus del sottotipo H9 sono solitamente a bassa patogenicità. A seconda del tipo di proteina combinata con il virus (da N1 a N9), il virus acquisisce una denominazione diversa (H5N1, H7N2 ecc).

Gli Stati Uniti hanno anche due vaccini tradizionali contro l’influenza aviaria in fase di sviluppo, attualmente testati da Gsk, Sanofi e CSL Seqirus, a cui il governo ha ordinato di riempire e terminare 4,8 milioni di dosi, che “inizieranno a uscire dalle linee di produzione a metà luglio”.

COSA PREOCCUPA DI H5N1

Dei 15 sottotipi di virus aviari, precisa l’Iss, H5N1 circolante dal 1997, “è stato identificato come il più preoccupante proprio per la sua capacità di mutare rapidamente e di acquisire geni da virus che infettano altre specie animali”.

“Dall’inizio del 2003, H5N1 ha effettuato una serie di salti di specie, acquisendo la capacità di contagiare anche gatti e topi, trasformandosi in un problema di salute pubblica ben più preoccupante. La capacità del virus di infettare i maiali – ricorda l’Istituto – è nota da tempo, e quindi la promiscuità di esseri umani, maiali e pollame è notoriamente considerata un fattore di rischio elevato”.

Nelle epidemie recenti, a partire dal 2003, è stata inoltre documentata la capacità di questo virus di contagiare direttamente anche gli esseri umani, causando forme acute di influenza che in molti casi hanno portato a morte. “Il rischio principale, che fa temere l’avvento di una nuova pandemia dopo le tre che si sono verificate nel corso del XX secolo (1918, 1957, 1968) – spiega l’Iss -, è che la compresenza del virus aviario con quello dell’influenza umana, in una persona infettata da entrambi, faciliti la ricombinazione di H5N1 e lo renda capace di trasmettersi nella popolazione umana”.

Un nuovo focolaio del virus è stato individuato per la prima volta nel 2020 tra gli uccelli selvatici in Europa. Da allora si è diffuso al pollame domestico e occasionalmente a specie di mammiferi, come volpi, leoni marini e mucche.

I CASI DI AVIARIA NEGLI STATI UNITI

Solo negli Stati Uniti, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sono stati infettati dal virus oltre 97 milioni di volatili commerciali e da cortile in 48 Stati. Il Dipartimento dell’agricoltura aggiunge poi che sono state colpite mandrie di bovini in 12 Stati.

Inoltre, sono risultate positive al virus dell’influenza aviaria tre persone, tutte esposte al bestiame. Per i Cdc il rischio per la popolazione rimane comunque basso. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), invece, sebbene al momento l’H5N1 non si trasmetta facilmente tra gli esseri umani, ha il “potenziale per mutare e diventare più contagioso”.

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