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Come funziona in Germania la vaccinazione incrociata dopo la prima dose di Astrazeneca

Astrazeneca

L’Italia segue di 4 mesi la decisione della Germania di aprire alla vaccinazione incrociata per chi ha già ricevuto una dose di Astrazeneca. Tutti i dettagli nell’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Con la decisione di limitare la somministrazione del vaccino Vaxzevria (Astrazeneca) solo a persone di età uguale o superiore ai 60 anni e quella conseguente per chi ha avuto la prima dose con Astrazeneca di completare il ciclo con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), l’Italia segue di quasi quattro mesi la via tedesca (polemiche e perplessità comprese).

In Germania questa stessa misura era entrata in vigore il 1° aprile, con una serie di eccezioni poi avallate in maniera differenziata da Land a Land previo colloquio con i medici di base.

UOMINI SOPRA I 40 ANNI

In generale, la possibilità di vaccinarsi con Astrazeneca (prima e seconda dose) viene riservata agli uomini, preferibilmente di età superiore ai 40 anni, mentre per le donne sotto i 60 si opta per uno dei vaccini mRNA, anche per coloro che avevano ricevuto Astra-Zeneca come prima dose.

COSA DICONO GLI STUDI

Il “Kombi-Impfung”, la vaccinazione incrociata, è dunque una regola già da qualche mese, e anche per questo le informazioni sugli studi in corso relativi alla sua efficacia sono un passo più avanti. Conviene dunque dare un’occhiata alle notizie più recenti, anche perché appaiono confortanti: la vaccinazione incrociata (prima dose Astrazeneca, seconda dose Biontech/Pfizer o Moderna) sembra fornire una risposta immunitaria più forte rispetto alla combinazione di vaccini omogenei, sia che si tratti di quelli a vettore virale che di quelli a mRNA.

Il dato, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista ufficiale dei farmacisti tedeschi Pharmazeutische Zeitung, arriva da uno studio realizzato dalla clinica universitaria del Saarland, a Homburg, uno dei principali centri epidemiologici del Paese. Si tratta di una ricerca compiuta su un campione di 250 persone, suddivise in tre gruppi: il primo vaccinato con due dosi di Astra-Zeneca, il secondo con due dosi di Biontech/Pfizer, il terzo con la vaccinazione incrociata Astra-Zeneca più Biontech/Pfizer.

LO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DEL SAARLAND

“Non abbiamo controllato soltanto il numero di anticorpi prodotti, ma abbiamo anche determinato la forza dei cosiddetti anticorpi neutralizzanti”, ha detto Martina Sester, professoressa di Immunologia dei trapianti e delle infezioni all’Università del Saarland.

L’analisi ha mostrato che una vaccinazione combinata Astra-Zeneca più Biontech/Pfizer e una doppia vaccinazione Biontech/Pfizer erano significativamente più efficaci di una doppia vaccinazione Astra-Zeneca, è il risultato riportato in un comunicato stampa dell’università. Nel caso delle prime due varianti menzionate, nel sangue è stato rilevato un numero quasi dieci volte superiore di anticorpi neutralizzanti. “Con gli anticorpi neutralizzanti, la strategia di vaccinazione combinata ha mostrato risultati anche leggermente migliori di una doppia vaccinazione Biontech”, ha riferito la coordinatrice dello studio.

Dunque, anche la cosiddetta vaccinazione eterologa, in cui sono stati somministrati due vaccini diversi, ha portato alla formazione più forte di cellule killer. “Questo mostra abbastanza chiaramente che la doppia vaccinazione Astra-Zeneca è meno in grado di mobilitare il sistema immunitario rispetto alle altre due varianti”, ha proseguito l’immunologa. Tuttavia, ciò non significa che molte delle persone vaccinate con Vaxzevria non abbiano un’adeguata protezione vaccinale. Lo hanno dimostrato lo studio di approvazione e il successo delle campagne di vaccinazione in molti Paesi: anche il preparato Astra-Zeneca ha un alto effetto protettivo contro la malattia da Covid-19, ma “con una seconda dose dello stesso vaccino non si riesce a sfruttare tutto il potenziale che effettivamente in esso risiede”, ha aggiunto Sester.

Sebbene i ricercatori non siano stati ancora in grado di valutare appieno tutti i dati, ad esempio quelli che riguardano sesso ed età, grande è la sorpresa per la chiarezza dei risultati, spiega il contributo pubblicato sulla rivista farmaceutica. “Questo è anche il motivo per cui vogliamo condividerlo con il pubblico ora e non abbiamo aspettato prima il processo di revisione scientifica”, ha ancora spiegato Sester, aggiungendo che seguiranno anche i dati sugli effetti collaterali dei vari programmi vaccinali.

Oltre che sul programma di vaccinazione in corso, i risultati che si stanno sviluppando in vari laboratori mondiali – se confermati – potrebbero fornire indicazioni utili per quelle successive, probabilmente necessarie per tenere sotto controllo il Covid nei prossimi mesi e forse anni. “Siamo dell’opinione che se altri gruppi di ricerca arrivassero a risultati simili, si dovrebbe pensare a una combinazione di vaccini vettoriali e mRNA”, ha concluso Sester, “e inoltre, sarebbe importante per le persone con malattie pregresse le cui difese immunitarie sono indebolite dai farmaci, ad esempio, verificare se non debbano ricevere più in là una versione combinata come terza vaccinazione al fine di generare la risposta immunitaria più ampia possibile”.

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