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Tutte le regole in Francia dopo la prima dose di Astrazeneca

Lezioni Covid

Da aprile in Francia l’Alta autorità per la salute (l’Iss transalpino) ai cittadini che avevano ricevuto il vaccino Astrazeneca come prima dose ha deciso di assegnare loro la seconda dose con Pfizer o Moderna. Tutti i dettagli

In Francia, l’impiego del mix di vaccini è un dato acquisito, e lo stesso ministro della salute, Oliver Véran, 41 anni, ha avuto la prima dose di Astrazeneca per poi seguire con Moderna, rispettivamente l’8 febbraio e il 3 maggio.

Già il 9 aprile, erano state individuate le 533.302 persone di età inferiore a 55 anni che avevano ricevuto Astrazeneca come prima dose tra il 6 febbraio e il 13 marzo, per assegnare loro la seconda dose con RNA messaggero, e cioè Pfizer o Moderna. La Raccomandazione formale veniva dall’Alta autorità per la salute (il nostro Istituto superiore di sanità). Ci si trovava ancora nella sospensione adottata dopo alcuni casi di trombosi in Europa: in Francia, Spagna, Germania, Italia e Slovenia il 15 marzo, in Norvegia, Danimarca e Islanda nei giorni precedenti. Pur trattandosi di una Raccomandazione, il sistema sanitario francese proponeva ai primo-vaccinati il nuovo sistema, con qualche perplessità nella popolazione e diversi media coinvolti a spiegare perché fosse abituale usare farmaci diversi nella stessa terapia, come ricordava lo stesso Jean-Daniel Lelièvre, redattore principale della Raccomandazione.

In Germania, una analoga scelta di vaccinazione eterologa era stata resa nota qualche giorno prima, 1° aprile, ma successivamente, il 6 maggio, con una riunione del governo federale con i Laender, si erano risolti a togliere tutte le restrizioni di età all’uso di Astrazeneca, forse complici le dosi rimaste.

Le campagne vaccinali eterologhe sono state oggetto di analisi, tra l’altro, in uno studio spagnolo di aprile 2021 (CombiVacs) su una iniziale di coorte di 600 pazienti in 5 strutture ospedaliere: aveva rilevato una forte efficacia della protezione determinata dalla sequenza dei vaccini e modesti effetti secondari. Uno studio inglese effettuato su 830 persone però con più di 50 anni aveva osservato un aumento relativo degli effetti secondari (febbre e mal di testa, passando dall’11% al 34% dei casi) nel caso di metodo eterologo con Astrazeneca e Pfizer.

Sabato 12 giugno, in Francia ci sono stati 4.948 nuovi casi, il tasso di incidenza è sceso a 52 per 100mila abitanti (67 per 100mila a Parigi), con un tasso di vaccinazione del 44,9% in prima dose (Italia 47,2%) e 22,8% in seconda dose (Italia 22,9%). Per il Presidente Emmanuel Macron è il successo in una scommessa azzardata, o meglio (come ha detto anche Mario Draghi), in un rischio calcolato. Il 31 marzo, quando decise un piano di piano di chiusura parziale scandito da riaperture progressive, trovava contrari gli scienziati e i tecnici, con alcuni che paventavano anche 10mila letti di rianimazione occupati. Persino il ministro della salute, Olivier Véran, e il primo ministro, Jean Castex, propendevano per una maggiore prudenza. I letti in terapia intensiva sono poi saliti fino a 6331 il 15 aprile, in un mese di lockdown morbido e di vacanze scolastiche, ma l’attività economica è rimasta piuttosto ampia, e così i movimenti di persone, prima entro 10 km da casa, e dal 3 maggio in tutto il territorio nazionale.

Emmanuel Macron è stato un osso duro per tecnici e per gli altri membri del governo. Le Monde raccontava già il 30 marzo quanto avesse accresciuto le sue competenze, leggesse tutti i dossier di riunione (da un centinaio di pagine) e si informasse ulteriormente sulle riviste scientifiche. Teneva testa e impegnava tecnici e scienziati con domande e richieste di chiarimenti durante le riunioni, che duravano anche quattro ore: un “presidente epidemiologo”, dicevano divertiti (e preoccupati) nella cerchia dei collaboratori.

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