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Che cosa farà Reithera con CureVac e Novartis?

Antonella Folgore Reithera

Negli stabilimenti di Reithera, società di Castel Romano che sta lavorando ad un vaccino anti Covid-19 vettore virale, potrebbe avviare la produzione del vaccino ad mRna di CureVac (“ottima idea”, ha twittato il virologo Burioni). Tutti i dettagli

 

L’Italia è pronta ad avviare una produzione interna dei vaccini anti Covid-19 ad mRna. A svelarlo è il Financial Times, precisando che Roma, secondo fonti vicine al dossier, “ha discusso della produzione interna di vaccini a base di mRNA con la biotecnologia americana Moderna, la svizzera Novartis e l’italiana ReiThera”. Tutti i dettagli.

I COLLOQUI PER LA PRODUZIONE DI CUREVAC

Partiamo dai colloqui tra Reithera e Novartis. Secondo quanto scrive il quotidiano finanziario, le due aziende farmaceutiche hanno avviato le trattative per produrre in Italia il vaccino a mRna sviluppato dalla tedesca CureVac.

A marzo “Novartis,, con sede a Basilea, ha firmato un accordo preliminare con CureVac per la produzione” del farmaco, specifica il Financial Times.

VACCINO TEDESCO ANCORA IN FASE DI SPERIMENTAZIONE

Farmaco che “è ancora nella fase 3 della sperimentazione”, anche se l’azienda tedesca ha dichiarato, comunque, che entro maggio o giugno potrebbe essere approvato dall’Ema”.

I colloqui “tra Novartis, ReiThera e il governo italiano sarebbero in una fase iniziale, e potrebbero non portare a un accordo finale”, aggiunge il Financial Times, esplicitando che una eventuale produzione andrebbe ad aumentare la capacità produttiva dei vaccini con tecnologia mRna per soddisfare le richieste dell’intera Europa.

IL VACCINO DI REITHERA

Anche ReiThera, società di Castel Romano controllata dalla svizzera Keires Ag e in cui è entrata anche Sviluppo Italia (Mef), sta producendo un suo vaccino, che è ancora nella fase 2/3 di sperimentazione e si basa su una tecnologia a vettore virale. Il farmaco utilizza un virus, generalmente un adenovirus incompetente per la replicazione, per portare all’interno della cellula la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina spike.

Il farmaco, durante la sperimentazione di fase 1, è stato ben tollerato e “ha generato anticorpi neutralizzanti e linfociti T contro la proteina spike”, scrive la stessa Reithera.

LA TECNOLOGIA A VETTORE VIRALE

Ma la tecnologia a vettore virale sembra non convincere più l’Italia e l’Ue a causa delle reazioni avverse provocate dai vaccini anti Covid-19 già in uso, prodotti da AstraZeneca e Johnson & Johnson.

E proprio da indiscrezioni dei giorni scorsi, infatti, la Commissione Europea per il 2022 potrebbe puntare solo ed esclusivamente sui vaccini ad mRna messaggero, come quelli di Pfizer e Moderna, senza rinnovare i contratti di acquisto ad AstraZeneca e Johnson & Johnson.

UN CAMBIO DI STRATEGIA?

Che Reithera, visto quanto accade, sta cambiando strategia, puntando solo sui vaccini ad mRna?

Per ora non c’è nessuna comunicazione ufficiale sullo stop alla sperimentazione del vaccino a vettore virale, su cui lo Stato italiano ha scommesso, tramite Invitalia, ben 81 milioni di euro (parte del finanziamento è avvenuto sotto forma di una partecipazione di Invitalia del 30 per cento nel capitale della società. Il resto attraverso 41,2 milioni di euro a fondo perduto e altri 7,8 milioni di euro come finanziamento agevolato).

Altri 8 milioni di euro, per lo sviluppo del farmaco, sono arrivati da Regione Lazio (5) e Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica (3).

I COLLOQUI (FALLITI) CON MODERNA

Il Governo di Mario Draghi avrebbe anche preso contatti anche con Moderna. Il premier “ha anche parlato direttamente con l’amministratore delegato di Moderna,Stéphane Bancel”, ma i colloqui, scrive il Financial Times, non sono andati a buon fine perché l’azienda americana “non aveva la capacità di supervisionare il trasferimento della tecnologia necessaria ai siti di produzione italiani” né poteva inviare del “personale con le competenze necessarie in quei siti per aumentare la produzione”.

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