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Vaccino Reithera anti Covid, lo Stato entrerà nel capitale della società (controllata da un’azienda svizzera)

Italia Modello Covid

Il governo Conte – tramite il ministero della Ricerca – ha già finanziato, nei mesi scorsi, il candidato vaccino di Reithera anti Covid di Reithera e ora è pronto ad entrare nel capitale dell’azienda (controllata da una società svizzera di manager Glaxo, secondo Report)

 

In corsa per il vaccino anti Covid c’è anche l’italiana Reithera. È indietro rispetto a Pfizer, Astrazeneca, Moderna e le altre big farmaceutiche, ma i primi risultati della sperimentazione comunicati ieri fanno ben sperare.

Speranza su cui dovrebbe presto scommettere il governo italiano, entrando nel capitale di Reithera. La società biotech di Castel Romano (controllata da una società svizzera) ha già ricevuto finanziamenti dal ministero dell’Università e dalla Regione Lazio.

Tutti i dettagli.

COMA VA IL VACCINO DI REITHERA ANTI COVID

Reithera, società controllata dalla svizzera Keires Ag, ha annunciato ieri che il suo candidato vaccino GRAd-COV2 Covid-19, sviluppato e testato in collaborazione con lo Spallanzani, è ben tollerato e induce risposta immunitaria nei soggetti sani di età compresa tra i 18 e i 55 anni. “Il vaccino è sicuro e mostra una risposta immunitaria producendo anticorpi e linfociti C”, ha detto Antonella Folgori, amministratore delegato di Reithera.

VERSO LA FASE 2 E 3 DI SPERIMENTAZIONE

La sperimentazione ora proseguirà per indagare le risposte in soggetti in buona salute tra i 65 e gli 85 anni e poi dovrebbe proiettarsi verso i test clinici di fase 2 e 3. “Siamo perfettamente nei tempi previsti, contiamo di andare avanti con la fase due e tre per essere pronti per distribuire il vaccino prima dell’estate se potremmo contare anche sui finanziamenti opportuni”, ha aggiunto Folgori.

LO STATO ENTRA NEL CAPITALE DI REITHERA?

Lo Stato è pronto a entrare nel capitale dell’azienda. Come scrive Il Sole 24 Ore, infatti, nel decreto agosto il Governo Conte ha messo sul piatto fino a 380 milioni tra quest’anno e il prossimo, gestiti dal commissario Arcuri, per far sì che lo Stato possa entrare nel capitale sociale di aziende che producono vaccini e terapie anti Covid. “Una opportunità che Arcuri presto dovrebbe concretizzare per Reithera”, sottolinea il giornalista del Sole, Marzio Bartoloni, che segue da anni il settore sanità al quotidiano ora diretto da Fabio Tamburini.

I FINANZIAMENTI ARRIVATI DA REGIONE LAZIO E GOVERNO

In realtà, il governo ha già scommesso sul vaccino di Reithera. Nei mesi scorsi, affinché la società accelerasse sul vaccino anti Covid, sono stati stanziati 8 milioni di euro: 3 milioni di euro sono arrivati dal Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e 5 milioni sono stati versati dalla Regione Lazio.

È stato firmato “il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19. Per la realizzazione di questo obiettivo sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani, e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica”, annunciava settimane fa una nota della Regione Lazio.

LO STUPORE DI ZINGARETTI

Regione, però, che si mostra sorpresa quando Report, la trasmissione di Rai 3, ha fatto notare Reithera è controllata da una società svizzera. “Il progetto lo segue lo Spallanzani, noi finanziamo il progetto e la sperimentazione dell’Istituto Spallanzani di Roma che in materia è un’autorità indiscussa”, aveva risposto Nicola Zingaretti.

L’APPROFONDIMENTO DI REPORT

“Dentro Reithera – ha spiegato il conduttore della tramissione Sigfrido Ranucci –  ci sono i ricercatori che avevano scoperto l’adenovirus legato allo scimpanzé, e che oggi propongono un vaccino tutto italiano. Sono stati finanziati. Il progetto è stato presentato dallo Spallanzani come un vaccino tutto italiano: noi abbiamo scoperto che questa società ha praticamente la testa in Svizzera. Dentro questa società ci sarebbero dei manager di Glaxo, altra multinazionale farmaceutica: bisogna quindi cercare di capire se una volta scoperto il vaccino italiano e terminata la Fase 1 ci saranno interessi stranieri su questa vicenda. Nessuno ha saputo risponderci su questo, abbiamo anche fatto domande agli scienziati di Reithera che ci hanno già minacciato di querela“.

LA NASCITA DI REITHERA

Facciamo un passo indietro, allora. Fondata nel 2014 da un team ex Okairos, la società con sede legale a Roma si occupa dello sviluppo, della produzione e dei test clinici di vaccini adeno-vettori di origine non umana. Tra le malattie cui si lavora nei laboratori, trasferiti ora a Napoli (a Roma il centro di produzione GPM), ci sono epatite C, malaria, HIV, virus respiratorio sincinziale ed Ebola. Okairos, una volta acquisita da Gsk, cambiò nome in Reithera.

IL CONTROLLO SVIZZERO

L’azienda, presieduta da Antonella Folgori, capo di immunologia e fondatrice di Okairos e già in Irbm, è di proprietà di Keires Ag, società del settore finanziario con sede a Basilea.

I NUMERI DELL’AZIENDA DI BIOTECNOLOGIE

Reithera ha chiuso il 2019 con ricavi pari 19.565.923 euro, in crescita rispetto ai 14.223.015 euro del 2018. Più che triplicato l’utile 2019: 2.244.495 euro, contro i 664.858 dell’anno precedente. I costi della produzione totali sono stati pari a 16.680.460.

IL RUOLO DI UNICREDIT

Anche la banca Unicredit, non solo Hoverno e Regione Lazio, ha puntato sul vaccino di Reithera: il gruppo bancario capeggiato dall’amministratore delegato Jean-Pierre Mustier ha concesso un finanziamento di 5 milioni di euro per accelerare nella ricerca dell’antidoto con garanzia dello Stato. (qui l’approfondimento di Start Magazine).

REITHERA E I CONCORRENTI

Proprietà e finanziamenti a parte, c’è da dire che Reithera, nella corsa al vaccino anti Covid, è indietro ai concorrenti Pfizer, Moderna ed Astrazeneca, che hanno tutti annunciato, nelle scorse settimane, una buona efficacia del proprio candidato vaccino.

ANCHE IL VACCINO ITALIANO PUO’ AVERE UN RUOLO (NONOSTANTE IL RITARDO)

I tempi, però, non preoccupano Antonella Folgori. “Chi è più avanti nello sviluppo e produzione del vaccino ha potuto contare su investimenti straordinari, ma credo che il nostro vaccino – risponde Folgori – potrà avere un ruolo anche in questa pandemia. Servono miliardi di dosi in tutto il mondo e per ognuno dei candidati vaccini ci saranno da superare sfide importanti come quelle della produzione su larga scala e della distribuzione e della logistica, per questo per l’Italia avere un proprio vaccino la prossima estate può essere un importante vantaggio”.

VACCINO UTILE PER FUTURO?

E ancora: “Se le dosi che l’Italia avrà già acquistato saranno sufficienti allora il nostro vaccino potrà essere utile per il futuro visto che questo virus potrebbe diventare endemico e dunque potremo averne a che fare per diversi anni. In ogni caso per l’Italia sarà utile avere messo a punto una piattaforma tecnologica pronta per altri futuri virus”, conclude l’ad di Reithera.

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