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(Ab)uso di antibiotici e resistenza agli antimicrobici, come va in Italia?

Resistenza Antibiotici

Gli antibiotici hanno rivoluzionato la medicina, tuttavia un loro abuso causa resistenza agli antimicrobici, che rischia di rendere vani i successi ottenuti. Farmindustria, però, attraverso una Task Force multidisciplinare ha individuato alcune soluzioni

 

In Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate in Europa e risulta, nella maggior parte dei casi, al di sopra della media europea. Nel nostro Paese ogni anno, dal 7 al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente con migliaia di decessi.

Ad affermalo era l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) già nel 2016, ma alla fine dello scorso mese la situazione non sembrava molto migliorata, infatti, Fortune Health scrive che “si stima che nell’Unione europea la resistenza antimicrobica sia responsabile di circa 33mila decessi all’anno”.

L’Italia, in particolare, insieme alla Grecia “detiene il primato per diffusione di germi resistenti, e si colloca al primo posto per numero di decessi annui, circa 10mila”.

A tal proposito Farmindustria ha costituito una Task Force multidisciplinare composta da rappresentanti della comunità medica e scientifica, del mondo accademico, delle associazioni civiche e di pazienti, dei farmacisti e dell’industria farmaceutica con l’obiettivo di fornire raccomandazioni sugli aspetti critici della lotta alla resistenza agli antimicrobici (AMR).

COSA SONO GLI ANTIMICROBICI

Un esempio di antimicrobici sono gli antibiotici e, come spiega l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), si tratta di sostanze usate per eliminare microrganismi o per interromperne la crescita e proliferazione.

Come ricorda l’Istituto superiore di sanità (Iss), lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Tuttavia, la comparsa di resistenza agli antibiotici rischia di rendere vane queste conquiste.

COS’È LA RESISTENZA AGLI ANTIMICROBICI

La resistenza agli antimicrobici (AMR) è la capacità dei microrganismi di resistere ai trattamenti antimicrobici.

L’uso scorretto o l’abuso di antibiotici, afferma l’Efsa, sono considerati le cause della crescita e della diffusione di microorganismi resistenti alla loro azione, con conseguente perdita di efficacia delle terapie e gravi rischi per la salute pubblica.

Non a caso, solo pochi mesi fa, il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto che “l’antimicrobico resistenza è il tema di oggi”.

L’IMPEGNO DI FARMINDUSTRIA

Farmindustria, grazie al lavoro di una Task Force multidisciplinare ha realizzato il documento “Raccomandazioni per una strategia efficace contro la resistenza antimicrobica. Dalla prevenzione vaccinale allo sviluppo e utilizzo dei nuovi antibiotici”.

Il documento è stato sottoscritto da 19 organizzazioni, tra cui FIMMG, SITI, GISA, SITHA, FOFI, e affronta tre temi: il ruolo della prevenzione vaccinale come strumento di contrasto alla resistenza antimicrobica; il valore, l’accesso e l’innovazione dei nuovi antibiotici contro le resistenze batteriche; l’appropriatezza d’uso degli antibiotici.

IL RUOLO DEI VACCINI NELLA LOTTA ALL’AMR

I vaccini sono in grado di ridurre l’AMR per diversi motivi. Per esempio, una persona vaccinata che non contrarrà l’infezione batterica non dovrà fare uso di antibiotici; riducendo le infezioni virali, inoltre, si limitano le eventuali infezioni batteriche secondarie associate e anche l’uso non appropriato degli antimicrobici; e diminuendo la possibilità che la malattia si trasmetta nella popolazione non vaccinata e/o in ambito ospedaliero, si riduce anche la probabilità di trasmissione del patogeno.

LA RICERCA DI VACCINI

Il documento sottolinea poi che resta comunque importante sostenere anche la ricerca di nuovi vaccini specifici per i microrganismi multi-resistenti.

In particolare, risultano necessari: l’identificazione di antibiotici innovativi in grado di combattere i microrganismi multi-resistenti nosocomiali attraverso un adattamento della metodologia di valutazione dei nuovi antibiotici contro i ceppi batterici resistenti; specifici criteri per il conferimento dello status di farmaco “innovativo” ai nuovi antibiotici contro i ceppi batterici resistenti; modelli di rimborso ad hoc per i nuovi antibiotici attivi per le resistenze batteriche.

Secondo gli autori, anche se nell’ultimo decennio questo problema ha ricevuto un’attenzione significativa da parte di importanti organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e la Banca Mondiale, i Governi nazionali hanno fatto pochi passi in avanti per favorire lo sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici ed in particolare di nuovi antibiotici.

USO E NON ABUSO DI ANTIBIOTICI

Infine, l’appropriatezza d’uso è considerato uno dei principali strumenti per contrastare la selezione e la diffusione di microrganismi resistenti nella comunità e nelle strutture sanitarie e, di conseguenza, la trasmissione di infezioni da batteri resistenti.

Sebbene la diagnostica molecolare rapida sia ritenuta fondamentale nel ridurre l’utilizzo inappropriato di antibiotici e di conseguenza nel controllo delle infezioni resistenti, oggi – afferma il documento – non si è raggiunta la piena integrazione dei programmi di stewardship antimicrobica con quelli di stewardship diagnostica.

È dunque necessario utilizzare le risorse previste per la Missione Salute del Pnrr per colmare le carenze strutturali, tecnologiche e organizzative; garantire che i fondi previsti dal Pnrr per la formazione degli operatori sanitari così come la presenza di un team multidisciplinare all’interno delle strutture sanitarie con la responsabilità di definire i programmi di stewardship e la loro applicazione; assicurare un accesso tempestivo ai nuovi antibiotici in situazioni di urgenza ed emergenza; sviluppare programmi di stewardship antibiotica fortemente integrata con la stewardship diagnostica nella definizione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale in maniera uniforme a livello nazionale; e, infine, promuovere campagne di comunicazione rivolte alla popolazione sull’uso appropriato e consapevole di antibiotici.

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