C’è una linea che attraversa la Germania e non si vede sulle mappe: è quella del calo degli investimenti netti, finiti sotto zero per la prima volta dalla riunificazione. I dati esaminati dall’Handelsblatt indicano qualcosa che a Berlino ormai si percepisce chiaramente: non è più una fase temporanea, ma una realtà che diventa strutturale. In diverse regioni il capitale produttivo si riduce, mentre la crescita resta quasi ferma – qualche decimale sopra lo zero – e la disoccupazione ricomincia a salire.
DECLINO DEL CAPITALE PRODUTTIVO
Il punto chiave è un indicatore poco familiare al grande pubblico, ma decisivo, spiega il quotidiano economico: il tasso di investimento netto. In pratica misura quanto le imprese investono in beni durevoli – macchinari, capannoni, infrastrutture – al netto dell’usura di questi stessi beni. Se il saldo è negativo, significa che il sistema economico si sta lentamente “consumando”.
Ed è proprio quello che sta succedendo. Negli anni Novanta del secolo scorso, anche grazie alla spinta della riunificazione, il tasso medio era al 7,3%. Nei due decenni successivi si è mantenuto attorno al 3%. Nel 2025 è sceso a -0,2%. Non è solo una soglia simbolica: vuol dire che il patrimonio produttivo complessivo diminuisce.
Il fenomeno non riguarda pochi casi isolati. L’Handelsblatt riporta in esclusiva i dati richiesti dal deputato della Linke Cem Ince e analizzati dal suo gruppo di lavoro, i quali mostrano che già nel 2024 e nel 2025 gli ammortamenti hanno superato con continuità i nuovi investimenti. Per la prima volta dalla riunificazione, il patrimonio fisso dell’economia nazionale è quindi diminuito. “Le infrastrutture stanno cadendo in rovina e la deindustrializzazione mette a rischio intere regioni”, ha detto Ince, parlando di una fase di trasformazione economica ed ecologica che rende questa debolezza ancora più critica.
L’ATLANTE DELLA PERDITA
La geografia del paese evidenzia cifre negative diffuse, a est come ad ovest, ma anche alcune eccezioni. I dati sono disponibili per ogni Land fino al 2023. La Turingia, il cuore verde della Germania, registra il dato peggiore, con un tasso di investimento netto del -3,8% nel 2023. Seguono Sassonia-Anhalt e Brema, poco sotto il -3%. Valori negativi compaiono anche nel Saarland, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, in Sassonia, in Renania Settentrionale-Vestfalia e in Renania-Palatinato.
In alcune aree il problema è radicato da anni. Il Saarland, ad esempio, presenta un saldo negativo già dagli anni Duemila, legato al declino della sua industria tradizionale, in particolare acciaio e manifattura pesante. Più tardi si è aggiunta la Sassonia-Anhalt. In altri Länder, invece, il passaggio in negativo è recente, ma comunque significativo.
A rendere più leggibile questa tendenza contribuiscono alcuni esempi concreti sul territorio. Nel Saarland, tra Völklingen e Dillingen, la siderurgia sta rallentando i programmi di ammodernamento degli impianti, anche per l’incertezza sui costi energetici. Nella Ruhr, in Renania Settentrionale-Vestfalia, diversi fornitori dell’automotive segnalano un calo degli ordinativi rispetto agli anni precedenti e preferiscono rinviare nuovi investimenti. Più a est, in Sassonia-Anhalt, nell’area di Bitterfeld-Wolfen, alcuni poli chimici hanno rivisto al ribasso progetti di espansione che fino a poco tempo fa apparivano consolidati.
FRENA SOPRATTUTTO IL SETTORE PRIVATO
Per gli economisti non c’è una spiegazione unica. Regioni industriali come la Renania Settentrionale-Vestfalia risentono della riduzione delle capacità produttive. Altre, con una base industriale più fragile, soprattutto nell’est del paese, mostrano limiti strutturali diversi, ma ugualmente pesanti.
Non mancano tuttavia segnali opposti. Berlino registra un tasso positivo del 3,9%, la Baviera si attesta al 3% e il Brandeburgo al 2,4%. Nella capitale e nel confinante Brandeburgo aumentano i cantieri legati alla logistica e alle tecnologie pulite, mentre in Baviera, attorno a Ingolstadt, gli investimenti continuano ad affluire, pur con maggiore cautela. Questo indica che attrarre investimenti è ancora possibile, ma lo è in modo sempre più selettivo, scrive l’Handelsblatt.
Le cause sono diverse e non riguardano solo lo Stato. Certo, pesano le carenze infrastrutturali,a est come in alcune aree marginalizzate dell’ovest. Ma a frenare è soprattutto il settore privato, che investe meno anche per via della burocrazia, della pressione fiscale e della difficoltà a trovare personale qualificato. Problemi che ormai da tempo affliggono l’industria tedesca tutta, ma che emergono con più forza proprio nelle regioni orientali, dove fino a poco tempo fa si ipotizzava un recupero grazie all’espansione delle energie rinnovabili.
Da Berlino il quadro appare chiaro: il calo degli investimenti netti è diffuso, anche nelle aree che restano in territorio positivo. E negli ultimi anni la tendenza ha accelerato, aprendo interrogativi sempre più inquietanti sulla tenuta del modello economico tedesco.







