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Vi racconto la nuova guerra fredda sull’Artico fra Russia, Usa e Cina

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Non c’è più molto da “arraffare” sulla faccia della Terra. Poi, improvvisamente, per via dello scioglimento della calotta, si presenta la possibilità di accedere a chissà quali ricchezze minerarie sotto i ghiacci polari. I cinese provano a momenti a camuffarsi da eschimesi, Russia e Danimarca si contendono il possesso del Polo Nord geografico, americani e canadesi sviluppano motoslitte “stealth” per trasportare le truppe sul ghiaccio nel caso qualcuno volesse combattere per il controllo dell’Artico. La Nota Diplomatica di James Hansen

Vista da un punto in alto, sospeso nello spazio sopra al Polo Nord, la conformazione geopolitica del globo acquisisce un aspetto molto diverso da quella convenzionale. L’Oceano Artico non è un laghetto, ma è il più piccolo degli oceani del mondo e i paesi che lo circondano, lontani l’uno dall’altro su una carta geografica comune, qui s’avvicinano drammaticamente. I “vicini” polari sono: Canada e Stati Uniti, Russia, Finlandia, Svezia, Norvegia e Groenlandia. Russia e Stati Uniti quasi si toccano, separati solo dagli 82 km dello Stretto di Bering.

L’Unione Europea ci sarebbe se non fosse che la Groenlandia — una “dipendenza” del Regno di Danimarca — ha lasciato l’Ue con un referendum popolare nel 1985. Bruxelles non ha mai digerito la sconfitta e continua imperterrita a contare gli abitanti del territorio come “cittadini” suoi, provocando ilarità tra i pochi groenlandesi, meno di 60mila.

L’altro paese che non c’è è la Cina, e gliene dispiace tanto. Vorrebbe moltissimo entrare nel gioco che si apre sulle presunte risorse sotto la calotta. È recentemente arrivata a dichiararsi “paese del vicino Artico”— mentre Pechino, la capitale, è alla stessa latitudine dell’isola spagnola di Ibiza — e si è messa a costruire navi rompighiaccio “a scopo di ricerca” armate di missili. Siccome il rischio posto dagli orsi polari non è tale da dover rispondere con lanci missilistici, i russi un po’ se la prendono.

La reazione del Cremlino è una possibile spiegazione per la recente notizia di fine maggio della ripresa russa dei test nucleari, in barba ai trattati che li vietano. Secondo l’intelligence Usa, avrebbero fatto esplodere delle piccole bombe atomiche in pozzi localizzati nei pressi dell’Isola di Novaja Zemlja, nell’artico russo.

È praticamente impossibile nascondere le tracce sismiche e atmosferiche di un’esplosione nucleare —anche di dimensioni ristrette — e i russi non hanno smentito l’annuncio americano. Pochi giorni dopo, il 6 giugno, Vladimir Putin ha confermato che la Russia non sarebbe orientata a riconfermare il trattato START, che prevede tra l’altro l’ispezione dei siti nucleari. Non sembra però che il messaggio dei testi rinnovati fosse destinato agli americani.

Oltre alle nuove rompighiaccio — quando in Cina scarseggia il ghiaccio da rompere — la recente pubblicazione di estese ricerche cinesi sul potenziale agricolo dei terreni ancora molto largamente incolti della Siberia potrebbe avere dato da pensare a Mosca, come anche i 3.400 km essenzialmente indifesi di confine comune tra i due paesi.

Gli americani e gli alleati canadesi invece per ora si limitano a far sapere che stanno sperimentando motoslitte “stealth” per lo spostamento silenzioso di truppe su un’eventuale calotta polare nel caso che qualcuno volesse scontrarsi sul ghiaccio da qualche parte. Intanto, “l’oggetto” di queste manovre in un certo senso neanche esiste.

A differenza dall’Antartide, che è un continente coperto di neve e di ghiacciai, l’Artide è essenzialmente una grande lastra di ghiaccio che galleggia su un mare buio e freddo. Perfino il polo nord magnetico —che non corrisponde al Polo Nord geografico — se ne sta andando, e accelera il passo. Abbandona il Nord a una velocità di circa 50 km l’anno. Approderà un giorno in Russia dopo avere, per anni, stazionato in territorio canadese.

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