Mondo

Vi racconto come io, liberale, sono stato silurato dalla fondazione liberale Einaudi

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Huffifngton Post Italia ha chiesto al filosofo Corrado Ocone perché non è più direttore scientifico della Fondazione Einaudi di Roma.

 

Sì, una brutta vicenda quella che ho vissuto. Essendomi occupato sempre di liberalismo da studioso, accettai di buon grado due anni fa l’invito a diventare il direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, con la quale già avevo collaborato nei tempi in cui la presiedeva quel galantuomo torinese di altri tempi che era Valerio Zanone.

In questi anni ho fatto la tara delle improvvisazioni con cui i vertici della fondazione si sono mossi pubblicamente, consolandomi col fatto che dopo tutto quello della scarsa meticolosità e della faciloneria è un tratto del carattere nazionale. L’importante, dicevo fra me e me, è che siano preservati i miei spazi di libertà intellettuale.

D’altronde, una Fondazione liberale cosa altro dovrebbero fare se non garantire questo? Essendomi poi formato alla scuola di Benedetto Croce ho sempre creduto nella distinzione fra cultura e politica: ho le mie idee politiche ma quando faccio attività scientifica cerco di astrarne il più possibile.

Questa dialettica è stata possibile conservarla fino a qualche mese fa, ma poi sono stato gradualmente isolato: la Fondazione ha scelto di diventare una fondazione liberal, piuttosto che liberale, per essere il braccio politico in Italia dell’ALDE, cioè di quel raggruppamento presieduto a livello europeo da Guy Verhofstadt (noto per avere attaccato in Parlamento il capo di un governo nazionale, il nostro, definendolo “burattino”). In attesa di averne finanziamenti e scranni.

Da quel momento tutto si è dovuto allineare: dal sito, alle pubblicazioni, ai messaggi sui social (a cui mi veniva addirittura chiesto di apporre dei like come segno di fedeltà).

La mia partecipazione al Convegno di “Nazione futura” con l’ex presidente ceco Vaclav Klaus, sabato scorso, ha fatto traboccare il vaso: sono stato dimissionato per pensiero difforme. Come vedete, esiste anche un “pensiero unico” sedicente “liberale”.

E sempre più, nel nostro Paese, diventa impossibile articolare la propria vita non sottomettendo la cultura alla politica e senza per questo rinchiudersi nelle chiuse stanze di un’accademia.

(articolo tratto da Huffington Post Italia)

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