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Europa

Com’è cambiato il volto delle città nell’Europa orientale

Il racconto di Alessandro Napoli.

Le periferie delle città dell’Europa Centrorientale, con gli edifici a parallelepipedo in pannelli prefabbricati in cemento cominciano quasi a piacermi.

In molti casi, facciate ridipinte a tanti colori e la pubblicità onnipresente ne hanno raddolcito il grigiore originario. La qualità edilizia resta quella che era, tra il pessimo e il cattivo, ma la qualità urbanistica (e questa sì che è qualità) ne è esaltata. Gli edifici distano decine e decine di metri l’uno dall’altro, e nel mezzo ci sono spazi liberi a verde, che quando sono ben tenuti danno all’insieme un’immagine più che gradevole. I commerci ed i servizi stanno (teoricamente) in piastre separate dalle abitazioni, non sotto le abitazioni.

È il trionfo dell’ideologia Bauhaus così come adottata nei Paesi socialisti dopo la fine della seconda guerra mondiale. Peccato che con l’arrivo dell’economia di mercato le cantinole sotto gli edifici residenziali siano diventate irregolari negozietti o officine di riparazione. Il caos del piccolo mercato fai-da-te ha preso la sua vendetta contro il rigore degli urbanisti-pianificatori, il colore ha sconfitto il grigiore. Sono i segni fisici della transizione, anzi della fine della transizione. Ma se il tuo appartamento è in uno di quegli edifici sappi che se fai o ricevi una telefonata tutto quello che dici il vicino continua a sentirlo, come ai tempi del socialismo reale. E anche tu puoi sentire tutto quello che il vicino dice e fa.

Poi ci sono lampadine che illuminano la scala condominiale che non funzionano, ascensori che non ci sono, cemento pure dove non dovrebbe starci. Ed è sempre difficile capire chi si occupi della manutenzione degli spazi comuni. Una volta se ne occupavano solo le imprese comunali create apposta. Adesso qualche volta sì, qualche volta no. E “quando sì” non lo fanno bene.

Negli edifici Bauhaus sali per le scale e senti odore di spezzatino e di minestra. I muri sono troppo sottili per trattenere quegli odori in casa (a me piacciono). C’è chi contrae un mutuo e se ne va, anche se la facciata del palazzo ora non è più grigia come prima, anzi spesso ravvivano il cemento “faccia a vista” dei pannelli con colori pastello gradevoli. Chi lascia le case a pannelli, si tiene spesso lontano anche dalle offerte allettanti dei costruttori dei nuovi condomini postmoderni, l’antitesi dell’architettura razionalista, costruiti uno accanto all’altro.

È la casa individuale il sogno di tanti nelle città della nuova Europa Centrorientale. Gli intellettuali invece lasciano l’appartamentino nella casa a pannelli prefabbricati per trasferirsi in appartamenti di edifici storici, più o meno bene ristrutturati. Si diffonde persino la moda di vivere in capannoni industriali dismessi e riadattati, come i loft delle metropoli dell’Europa Nordoccidentale e del Nordamerica. In questi luoghi è difficile sentire odori di spezzatino e di minestra, certe volte viene da pensare che chi li abita non mangi o almeno non cucini. Il che, in tantissimi casi è anche vero.

A me le minestre, anche quelle di cavoli, piacciono.

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