Le difficoltà del governo Merz aprono in Germania scenari politici tutti da decifrare e non si sa se ad inquietare di più sia oggi lo stato dell’economia o le prospettive della politica. Gli ultimi sondaggi consegnano un dato che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato improbabile: l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) è diventata la prima forza politica del paese e, nelle ultime settimane, ha addirittura aumentato il suo vantaggio sull’unica forza politica che sembra in grado di tenerle testa, l’Unione di Cdu e Csu.
Il risultato non è solo simbolico, perché nel concreto complica ulteriormente un quadro già fragile, in cui costruire una maggioranza stabile sarà sempre più difficile.
NUMERI CHE CAMBIANO IL QUADRO
Le rilevazioni più recenti dell’istituto Insa per il quotidiano Bild e di Forsa per l’emittente televisiva Rtl indicano entrambe AfD tra il 27 e il 28% a livello nazionale, davanti all’Unione (Cdu/Csu), che si ferma per Insa al 23,5% e per Forsa addirittura al 22%. Il sorpasso è dunque consolidato e certificato anche da altri istituti demoscopici tradizionalmente più prudenti. Inoltre, il distacco comincia a non essere più tanto contenuto e soprattutto è in aumento rispetto alle rilevazioni precedenti.
La tendenza è chiara e il significato politico altrettanto evidente: è il punto più alto mai raggiunto dal partito ultra-nazionalista e conferma una crescita continua iniziata dopo le elezioni federali del 2025. Da allora AfD ha guadagnato oltre sei punti, mentre i conservatori guidati dal cancelliere Friedrich Merz hanno perso terreno, scivolando a cinque o sei punti di distanza, a seconda delle rilevazioni.
Nel frattempo, gli altri partiti non riescono a recuperare spazio. L’Spd resta inchiodata attorno al 14% per Insa e al 12% per Forsa, senza segnali di ripresa, mentre i Verdi (Grüne) sono al 12,5% per Insa (più o meno allo stesso livello della sinistra radicale della Linke) o al 15% per Forsa: in questo caso sarebbero la forza trainante (si fa per dire) dello schieramento di sinistra. Ma in sostanza, più che uno spostamento netto, emerge una dispersione del consenso che rende il sistema più instabile e meno prevedibile.
IL PESO DEI PARTITI MINORI
Un elemento decisivo, spesso sottovalutato, riguarda i partiti che, qualora si votasse la prossima domenica, resterebbero fuori dal Bundestag. I liberali dell’Fdp e la costola dissidente di sinistra Bsw (il partito di Sahra Wagenknecht), secondo i dati attuali, non supererebbero la soglia del 5%. Questo significa che una fetta non trascurabile dell’elettorato – tra il 12% e il 13% – non sarebbe rappresentata in parlamento.
Il risultato ha un effetto matematico immediato: per ottenere la maggioranza non serve più superare il 50% dei voti complessivi, ma basta arrivare attorno al 44-45%. In teoria, dunque, la soglia si abbassa. In pratica, però, le cose non si semplificano. I rapporti tra i partiti restano bloccati da linee rosse molto rigide, e questo pesa più dei numeri.
MAGGIORANZE SULLA CARTA, NON NELLA REALTÀ
Se si guardano le possibili combinazioni, il problema diventa evidente. L’attuale coalizione tra Unione e Spd non avrebbe più i numeri: insieme si fermano poco sotto il 40%. Anche un’alleanza tra Spd, Verdi e Linke resterebbe lontana dalla soglia necessaria.
Paradossalmente, l’unica maggioranza solida esiste già sulla carta: quella tra Unione e AfD, che arriverebbe attorno al 52%. Uno spostamento molto deciso a destra degli equilibri politici in Germania. Ma è un’ipotesi che la Cdu continua a escludere senza ambiguità. Da qui nasce il blocco attuale. L’unica alternativa praticabile, almeno teoricamente, è una coalizione a tre tra Unione, Spd e Verdi – la cosiddetta “Kenya” – che permetterebbe di superare la soglia richiesta.
Insomma, il rischio a livello nazionale non è per il momento quello di un governo guidato o condizionato dall’estrema destra, ma l’instabilità che il successo di AfD è in grado di innescare.
Intanto cresce anche il malcontento verso il governo: più del 70% degli elettori si dice insoddisfatto. Un dato che, più dei singoli spostamenti nei sondaggi, aiuta a capire perché il consenso si stia redistribuendo in modo così irregolare.
LO SNODO DELLA SASSONIA-ANHALT
Se a livello federale ogni ipotesi che coinvolga AfD resta comunque esclusa, nei Länder orientali il discorso è meno lineare. Le elezioni regionali di settembre, soprattutto quelle del 6 in Sassonia-Anhalt, potrebbero segnare un passaggio importante (le altre due si terranno il 20 nei Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore).
In questo piccolo Land dell’est, per anni, la Cdu ha mantenuto il controllo del governo regionale. Ma negli ultimi mesi la situazione si è ribaltata: i sondaggi indicano AfD in vantaggio fino a sfiorare il 40% dei voti. A rendere tutto più incerto c’è anche l’uscita di scena del presidente di lungo corso Reiner Haseloff, che ha deciso di non riproporsi.
Il candidato di AfD, Ulrich Siegmund, si presenta quindi con una possibilità concreta di conquistare la guida del Land. Sarebbe una novità assoluta. Dall’altra parte, diversi partiti rischiano di non entrare nemmeno nel parlamento regionale, riducendo ulteriormente le opzioni per costruire una maggioranza alternativa.
Resta da capire quanto AfD riuscirà ad avvicinarsi alla maggioranza assoluta e, soprattutto, se gli altri partiti saranno in grado di fermarla con un accordo comune. La Cdu, però, continua a escludere anche a livello regionale sia una collaborazione con AfD sia un’intesa con la Linke, restringendo ulteriormente il campo.
Non è improbabile che si dovrà ricorrere a soluzioni meno convenzionali. Si parla, ad esempio, di governi di minoranza, magari sostenuti dall’esterno. Il Bsw, pur rifiutando un’alleanza diretta con AfD, non chiude del tutto a forme di tolleranza. Allo stesso tempo, anche la Linke potrebbe diventare decisiva per una maggioranza alternativa, pur restando formalmente fuori da accordi diretti con la Cdu.
In ogni caso, dopo il voto del 6 settembre, la formazione del governo in Sassonia-Anhalt rischia di trasformarsi in un passaggio lungo e complesso. E quello che accadrà lì potrebbe offrire un’indicazione più ampia su dove sta andando, nel suo insieme, la politica tedesca.







