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Tutte le differenze di Usa, Cina e Russia sul golpe militare in Myanmar

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Myanmar golpe

Che cosa è successo in Myanmar e come Usa, Cina e Russia hanno reagito al golpe militare. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

 

Le forze armate del Myanmar hanno posto in essere un golpe arrestando la leader Aung San Suu Kyi e nel contempo i vertici della Lega nazionale per la Democrazia (LND), che aveva vinto le elezioni dello scorso novembre ottenendo 920 seggi del parlamento su 1170.

L’attuale leader politico, Aung San Suu Kyi, dopo avere trascorso 15 anni gli arresti domiciliari, è stata insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991 nonostante il fatto che non abbia dato alcun riconoscimento giuridico alla minoranza musulmana Rohingya, alla quale è stato negato il diritto al voto e alla cittadinanza.

Inoltre l’esercito ha istituito lo stato di emergenza per un anno, trasferendo tutti i poteri nelle mani del leader militare Min Aung Hlaing a capo dell’esercito. A tale proposito non va dimenticato che sulla base della costituzione birmana, il 25% dei seggi in parlamento spetta per legge al Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo (Usdp), espressione delle forze armate, che hanno il controllo degli Interni, Difesa e delle frontiere.

L’attuale Costituzione, approvata nel 2008, grazie alla influenza determinate del potere militare,  stabilisce inoltre che il presidente ha il potere di dichiarare lo Stato d’emergenza solo dopo aver consultato il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale (Ndsc), controllato a sua volta dai vertici militari.

Il potere militare inoltre — analogamente a quello egiziano — gode di completa autonomia nella gestione sugli investimenti internazionali.

Fra le motivazioni di politica interna legate al golpe certamente vi è in primo luogo la preoccupazione da parte dei vertici del potere militare di perdere peso e influenza politica ed economica e in secondo luogo il fatto che il potere militare non accetta il voto dello scorso novembre perché sarebbe stato pesantemente condizionato da brogli elettorali ai danni del loro Partito di riferimento e cioè il Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp).

Che un tale colpo di Stato sia avvenuto grazie ad un’attenta pianificazione militare lo dimostra il fatto che, per gli osservatori internazionali, l’attuale golpe non è stato una sorpresa. Infatti nel novembre del 2020 alcuni esponenti del potere militare avevano paventato la possibilità di un colpo di Stato e persino l’abolizione della costituzione in vigore dal 2008; in secondo luogo non può certo essere considerato un caso il fatto che vi sia stato un afflusso rilevante di mezzi militari per le strade di Yangon.

Prevedibili le reazioni internazionali. Washington — per bocca del segretario di Stato Anthony Blinken — ha fatto sapere che gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi tentativo di modificare l’esito delle ultime elezioni o di impedire la transizione democratica; inoltre il segretario di Stato americano ha chiesto che vengano rilasciati tutti i funzionari di governo e i leader della società civile. Una condanna altrettanto dura è stata espressa dal presidente del consiglio dell’Unione europea che, dopo aver condannato il golpe, ha chiesto ai militari di rispettare il processo democratico.

Per quanto riguarda la Cina e la Russia, pur sostenendo che osserveranno con attenzione gli sviluppi della situazione, hanno però nello stesso tempo sottolineato che non intendono interferire in un processo politico interno, nonostante l’India — altro partner del Myanmar — abbia più volte accusato la Cina di finanziare i gruppi terroristici. Tuttavia il Dragone svolge in questa remota regione un ruolo di estrema rilevanza.

Non dimentichiamoci infatti che il Myanmar riveste una grande importanza per il progetto della Nuova Via della Seta, soprattutto perché attraverso Myanmar la Cina ha la possibilità di avere uno sbocco nell’Oceano Indiano che le consentirebbe di avere un accesso molto più facile al Golfo Persico senza dover passare attraverso lo Stretto di Malacca.

Complessivamente la Cina ha circa 38 progetti con la Birmania di cui ancora 29 devono essere ancora approvati.

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