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Ucraina, ecco cosa fanno Turchia e Qatar contro la Russia

Turchia Qatar

La Turchia cerca di trovare un bilanciamento tra i suoi rapporti economici con l’Ucraina e la cooperazione politica con Putin. Il Qatar, invece, ammette di non essere in grado di sostituire il gas russo. Tutti i dettagli

 

Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in una telefonata con il suo omologo russo Vladimir Putin, ha detto che la Turchia non riconosce le dichiarazioni che minano l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Il riferimento è alle mosse della Russia, che prima ha riconosciuto formalmente l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Doneck e Lugansk, e poi ha inviato truppe in questi due territori – si trovano in Ucraina orientale, nella regione del Donbass – per condurre una “missione di pace”. Gli Stati Uniti, l’Unione europea e il Regno Unito hanno imposto sanzioni verso Mosca, e potrebbero introdurne di nuove nel caso in cui il Cremlino dovesse ordinare un’operazione militare più estesa sul suolo ucraino.

LA TURCHIA TRA RUSSIA E UCRAINA

La Turchia è contraria in principio alle sanzioni ed è in buoni rapporti sia con l’Ucraina che con la Russia: confina con entrambe nel mar Nero. Ankara è un paese membro della NATO, l’alleanza che Mosca vorrebbe allontanare dalle proprie frontiere, impedendo che Kiev possa un giorno entrare a farvi parte.

Nella telefonata con Putin, Erdogan ha detto che una guerra tra Russia e Ucraina porterebbe svantaggi per tutti e si è nuovamente offerto come mediatore per allentare le tensioni. Il presidente turco ha anche riconosciuto l’importanza della collaborazione con il Cremlino su molti dossier regionali, mostrandosi aperto a una prosecuzione dei rapporti.

Pur trovandosi o essendosi trovate su fronti contrapposti – ad esempio in Libia, in Siria e nello scontro tra Armenia e Azerbaigian -, Turchia e Russia hanno interesse a coordinarsi sulla gestione delle conflittualità nelle aree di comune proiezione. È un rapporto complicato il loro, che non è possibile definire alleanza ma che esiste ormai da anni. Tra Ankara e Mosca esistono contatti energetici e sulla difesa: i turchi sono grandi acquirenti di gas russo e si sono dotati del sistema antiaereo S-400 (mossa sgradita agli Stati Uniti, leader della NATO).

D’altra parte, la Turchia non ha intenzione a rinunciare alle buone relazioni con l’Ucraina, che è peraltro una cliente importante dei suoi droni Bayraktar TB2: li utilizza nel conflitto in Donbass contro i separatisti sostenuti da Mosca. Di recente Ankara e Kiev hanno firmato un accordo di libero scambio: nei primi nove mesi del 2021 il commercio bilaterale ha raggiunto i 5 miliardi di dollari; il nuovo trattato dovrebbe spingerlo ancora più su, oltre i 10 miliardi all’anno.

COSA (NON) POTRÀ FARE IL QATAR

Nel caso in cui, per effetto dei combattimenti in Ucraina o per ritorsione verso le sanzioni imposte dall’Occidente, la Russia dovesse limitare o interrompere le forniture di gas all’Europa, il Qatar potrebbe compensare il calo dei flussi con il suo gas liquefatto. È il piano che gli Stati Uniti hanno messo a punto per garantire il soddisfacimento del fabbisogno energetico degli alleati europei, coinvolgendo anche il Giappone.

Il Qatar, però, non potrà rimpiazzare la Russia. È lo stesso ministro dell’Energia del paese, Saad al-Kaabi, a dirlo. Da un lato, né Doha né nessun altro singolo paese dispone di un’offerta di gas liquefatto sufficiente a sostituire completamente i volumi russi. Dall’altro, la maggior parte del gas liquefatto che il Qatar destina all’esportazione è vincolata da contratti a lungo termine con acquirenti asiatici (principalmente); di conseguenza, solo il 10-15 per cento del combustibile qatariota potrà essere inviato in Europa.

Le esportazioni qatariote, peraltro, stanno risentendo dell’interruzione delle attività di due treni di liquefazione, che limiterà ulteriormente la disponibilità di gas che il paese potrà destinare al Vecchio continente.

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