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Che cosa cela la tregua tra Russia e Turchia sulla Siria. Il Punto di Gagliano

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Novità, incognite e scenari sull’intesa fra Russia e Turchia per una tregua nella provincia di Idlib (Siria). Il Punto di Giuseppe Gagliano

Perché l’accordo tra il presidente turco Erdogan e il presidente russo Putin per una tregua nella provincia di Idlib in Siria ha un rilevante significato di natura geopolitica?

Vediamo in prima battuta cosa prevede l’accordo tra Russia e Turchia. L’incontro si è svolto a Mosca ed è durato circa sei ore.

In primo luogo l’intesa prevede il cessate il fuoco dalla mezzanotte del 6 marzo, la creazione di un corridoio sicurezza russo-turco ampio 6 km a nord e a sud della infrastruttura viaria M4 e soprattutto, a partire dal 15 marzo, il pattugliamento congiunto attraverso l’autostrada M4.

Ora, al di là delle frasi di convenienza tra i due leader politici – a uso e consumo dei mass-media – due sono i dati significativi da sottolineare: innanzitutto che si tratta semplicemente di un accordo di tregua e come tale può essere violato in qualsiasi momento; in secondo luogo se questo accordo dovesse effettivamente avere delle implicazioni significative dimostrerebbe come questo conflitto russo-turco sia semplicemente stato finalizzato ad una spartizione secondo una logica di zona di influenza della Siria come più volte indicato negli articoli precedenti.

Naturalmente, al di là della retorica ufficiale, non c’è dubbio che sono gli Usa ad avere il maggior interesse affinché questo accordo non regga poiché il loro scopo è quello di servirsi della Turchia – membro della Nato – in funzione di contenimento russo. Infatti è in quest’ottica che possono essere spiegate le dichiarazioni di James Jeffrey rappresentante speciale per gli Usa, secondo il quale l’amministrazione americana sta valutando la possibilità di sostenere l’impegno turco in Siria sebbene l’acquisto degli S-400 russi da parte turca nel 2017 per un valore di 2,5 miliardi di dollari costituisca un problema di credibilità e affidabilità significativo.

Di analogo, se non di maggiore interesse, è il fatto che il direttore dell’intelligence egiziana Abbas Kamel intenda porre in essere accordi bilaterali nel mondo arabo e africano in funzione di contenimento antiturco: in Sudan – per la presenza fra l’altro di una rilevante infrastruttura militare nella isola di Sawákin -, in Algeria che si sta opponendo alle ambizioni egemoniche turche, in Libia e in Marocco, per la presenza di forti legami politici tra Erdogan e il Partito della giustizia e dello sviluppo marocchino.

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