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Perché è sterile la condanna Ue della Turchia su Grecia e Cipro

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L’Unione europea tra parole e fatti sulla Turchia. Il commento di Giuseppe Gagliano

 

In un articolo precedente si parlava del ruolo sempre più rilevante della Turchia nel Mediterraneo orientale.

Ebbene il 15 maggio i ministri degli Affari esteri europei hanno rilasciato un comunicato ufficiale di dura condanna delle azioni intraprese da parte della Turchia ai danni della Grecia e soprattutto di Cipro.

In primo luogo l’Unione europea ha sottolineato come le attività poste in essere dalla Turchia fino a questo momento nel Mediterraneo orientale siano da considerarsi una chiara violazione sia del diritto internazionale complessivamente parlando che, nello specifico, del diritto marittimo.

In secondo luogo i ministri degli Affari esteri hanno sottolineato come la conflittualità tipo militare debba essere assolutamente evitata e debba essere sostituita dal confronto di natura giuridica soprattutto in relazione alla difficile questione delle ZEE.

In terzo luogo, come conseguenza logica di questa condanna, l’Unione europea ha chiesto alla Turchia di sospendere qualsiasi attività ostile nei confronti di Cipro rispettando la sua sovranità.

In quarto luogo, non poteva certo mancare una condanna altrettanto dura nei confronti delle numerose incursioni fatte dalla aviazione turca all’interno dello spazio aereo greco.

In generale tutte le attività poste in essere dalla Turchia stanno contribuendo, secondo i ministri della Ue, a logorare le relazioni di natura diplomatica con Cipro e con la Grecia.

A stretto giro di posta due giorni dopo il portavoce del ministero gli Affari esteri turco Hami Aksoy ha sottolineato come questa condanna sia ripetitiva e assolutamente sterile e non tengo assolutamente conto delle esigenze turche. Il secondo luogo ha anche sottolineato come questo documento sia troppo sbilanciato a favore della Grecia e di Cipro e quindi non tenga conto delle necessità turche.

La risposta turca è caratterizzata da un’evidente allusione ironica dal momento che una condanna analoga venne formulata proprio due anni fa. Dal 2018 ad oggi non pare che la Turchia abbia dimostrato una particolare sollecitudine a rispettare i vincoli del diritto internazionale (si veda d’altronde la questione libica).

L’Unione europea non comprende – o fa finta di non comprendere – come la proiezione di potenza turca si serva in modo spregiudicato sia della deterrenza militare che della vera e propria azione militare per concretizzare le sue aspettative.

In altre parole queste condanne di natura formale-certamente doverose dal punto di vista giuridico ed anche politico – se non si traducono in un’azione di contrasto effettiva ed efficace – sono destinate a rimanere lettera morta ed a essere oggetto dell’ironia turca.

Sembra insomma che l’Unione europea abbia dimenticato l’insegnamento di uno dei massimi esponenti del realismo classico inglese e cioè del filosofo Thomas Hobbes che nel Leviatano disse: “Infatti le leggi di natura (come la giustizia, l’equità, la modestia, la misericordia, e, insomma il fare agli altri quel che vorremmo fosse fatto a noi) in se stesse, senza il terrore di qualche potere che le faccia osservare, sono contrarie alle nostre passioni naturali che ci spingono alla parzialità, all’orgoglio, alla vendetta e simili. I patti senza la spada sono solo parole e non hanno la forza di assicurare affatto un uomo. Perciò nonostante le leggi di natura (alle quali ognuno si attiene quando ha la volontà di attenervisi e può farlo senza pericolo) se non è eretto un potere o se non è abbastanza grande per la nostra sicurezza, ogni uomo vuole e può contare legittimamente sulla propria forza e sulla propria arte per garantirsi contro tutti gli altri uomini. […]”.

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