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Ecco come e perché Mediaset si arrocca in Olanda

di

Vivendi-Mediaset

Per Mediaset e non solo lo spauracchio Netflix c’è. E bisogna fronteggiare i colossi Usa a partire da Comcast-Sky e Discovery. Tutti i perché della mossa olandese di Mediaset nell’approfondimento di Andrea Montanari

Da Cologno Monzese ad Amsterdam. Sulla scia di quanto fatto dalla famiglia Agnelli-Elkann, anche i Berlusconi hanno deciso di migrare. Destinazione Olanda, come già avvenuto per Exor, Fca e Ferrari e più recentemente per la Cementir dei Caltagirone. La decisione è stata presa formalmente venerdì 7 giugno, dopo una gestazione lunga un anno.

TUTTI I PERCHE’ DELLA MOSSA OLANDESE DI MEDIASET

E dopo che nell’autunno scorso il gruppo tv guidato da Pier Silvio Berlusconi aveva detto addio alla sub-holding lussemburghese Mediaset Investments per dare vita all’omonima newco di diritto olandese che era stata poi ricapitalizzata sul finire del 2018. Quel veicolo oggi diventa il fulcro dell’operazione di riassetto internazionale.

CHE COSA CAMBIA PER IL GRUPPO MEDIASET

La cosiddetta DutchCo diverrà la nuova MediaforEurope (Mfe), ossia la capogruppo che sarà quotata a Milano e Madrid, controllerà il 100% dei due network in Italia e Spagna (attraverso una fusione transfrontaliera), oltre alla partecipazione del 9,6% in ProSiebenSat1, avrà sede legale ad Amsterdam e quella fiscale in Italia.

LE SPIEGAZIONI DI MEDIASET

Con questo deal «non vi sarà alcun cambiamento nelle società operative in Italia e Spagna per le operazioni e la residenza fiscale che rimarranno nei rispettivi Paesi», viene specificato da Cologno Monzese. Il tutto all’interno di un processo che garantirà incrementi di efficienza e risparmio tra 100 e 110 milioni entro il 2023 e un net present value di circa 800 milioni.

GLI EFFETTI PER GLI AZIONISTI

Per gli azionisti è previsto inoltre un dividendo di 100 milioni e buy back fino a 280 milioni al perfezionamento della fusione, a un prezzo massimo di 3,4 euro per azione. Scelte fatte per far sì che alle assemblee straordinarie del 4 settembre di Mediaset e Mediaset Espana gli azionisti di minoranza approvino il progetto d’integrazione. E’ previsto il diritto di recesso fino a un ammontare massimo di 180 milioni. Se questo tetto sarà sforato, il piano potrebbe essere messo in discussione.

IL COMMENTO DI BERLUSCONI

«Tutte le sinergie già previste potranno aumentare in maniera esponenziale con l’adesione al progetto di un terzo o un quarto Paese. Riteniamo che dopo questo primo passo anche altri alleati si uniranno alla nuova casa della televisione europea. Ecco perché mi sento di dire che con Mediaforeurope da un’eccellenza italiana parte una sfida europea», ha dichiarato Pier Silvio Berlusconi.

LO SCENARIO

In questo disegno, Fininvest avrà un ruolo predominante, perché post fusione deterrà il 35,43% della newco (quota che salirà oltre il 50% dei diritti di voto, grazie alla norma sui titoli preferenziali della legislazione olandese), mentre la rivale Vivendi avrà il 7,71%, in attesa di capire il destino della quota congelata in Simon Fiduciaria (15,39%).

CAPITOLO VIVENDI

«Vivendi è un azionista e come tutti, dovrebbe guardare a questa operazione con grande favore perché va nell’interesse di tutti i soci», ha tagliato corto Berlusconi che non conta sull’appoggio di Vincent Bolloré, tenuto tra l’altro all’oscuro del progetto. Ed è questo uno degli snodi rilevanti dell’architettura dell’operazione, anche se i francesi potrebbero non votare all’assemblea del 4 settembre. E proprio il gruppo transalpino ha speso 1 miliardo di rilevare M7, dando così più solidità alla pay tv Canal+ in difficoltà.

IL BLITZ TEDESCO

Una mossa messa a segno nei giorni in cui il Biscione annunciava il blitz nel capitale di ProsiebenSat.1 aprendo una breccia nel cda, dopo i primi paletti posti dal ceo Max Conze. Manager che poi ha aperto le porte ai Berlusconi, in vista dell’assemblea del network tedesco prevista per mercoledì 12 giugno.

IL PROGETTO EUROPEO

Il progetto che prevede il coinvolgimento di ProsiebenSat.1, ma non per ora della francese Tf1 e dell’inglese Itv, punta sulla centralizzazione delle piattaforme (contenuti, broadcasting, digitali, hi-tech, acquisti e così via), su uno snellimento delle strutture, oltre che sull’ampliamento dell’offerta tv, sullo sviluppo digitale, sulla creazione di contenuti e sulla nascita di piattaforme Ott.

TIMORI E PROSPETTIVE

Perché lo spauracchio Netflix (18 milioni di clienti in Germania) c’è. E perché bisogna fronteggiare i colossi Usa a partire da Comcast-Sky e Discovery, quest’ultima alleata dei tedeschi nello streaming online.

(estratto di un articolo pubblicato sul settimanale Milano Finanza)

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