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Perché Meloni non vuole Ronzulli nel governo

Opposizione

Le tensioni tra Forza Italia e Giorgia Meloni sulla berlusconiana Licia Ronzulli. L’analisi di Gianfranco Polillo

 

“Cherchez la femme” scrivevano i giallisti dell’Ottocento per svelare le oscure trame del delitto. Oggi quell’interrogativo è risuonato nelle aule austere del Senato per spiegare la prima défaillance della maggioranza uscita dalle ultime elezioni. Per fortuna Ignazio La Russa – a proposito auguri Presidente – gliel’ha fatta comunque. Ma quei 116 voti ricevuti rappresentano comunque l’involucro di un dramma. Ed ecco allora perché é necessario “chercher la femme”.

In principio era Mariarosaria Rossi, l’oggi forse dimenticata eroina di Forza Italia. Una carriera straordinaria: da semplice consigliere circoscrizionale, nel 2006, a parlamentare delle Repubblica nella successiva (XVI) legislatura e senatrice nelle ulteriori due: XVII e XVIII. Ma quel che più importa da semplice backbencher (termine ben più elegante rispetto al più prosaico peone) a vera e propria eminenza grigia del partito di Silvio Berlusconi, quando le fortune di quel partito erano alle stelle.

Non aveva mai avuto incarichi direttivi. Ma nella forma di quell’organizzazione contava poco. L’importante era sedere alla destra del leader. Il quale lasciava fare, salvo poi intestarsi veramente le sole decisioni che contavano. Straordinario il metodo adottato per evitare possibili contaminazioni. Per parlare con Silvio si doveva ottenere il suo benestare. Concesso solo dopo attenta valutazione del perché e del percome. Il salto era avvenuto nel 2014, quando aveva assunto la carica di Capo dello Staff della Presidenza della rinata Forza Italia. Dopo la meteora rappresentata dal PDL.

Ed infine la grande ascesa. Il 20 maggio sostituisce il mite Sandro Bondi, come commissario straordinario del partito. Ha il compito di tagliare le spese e ridurre il debito, che scende in modo consistente. In quel periodo è inseparabile da Silvio. Lo assiste in ogni sua manifestazione pubblica e privata. Al punto da scatenare le male lingue: è la “badante”, “la zarina”, la protagonista, insieme ad altre, del bunga bunga. Per quest’ultima vicenda viene indagata e rinviata a giudizio.

Nel 2016, comunque la fine di un sogno. Allontanata dalla ribalta, le offrono un premio di consolazione. Sarà il tesoriere del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato. Sarà ancora rieletta al Senato nel 2018, ma ormai il rapporto con Silvio ed i maggiorenti del Partito si é consumato. Voterà, infatti, a favore di Giuseppe Conte, nel suo secondo giro di danza con il PD. Scelta ovviamente non tollerata, che la porterà direttamente all’espulsione ed ad una restante vita di esule presso i cespugli del centro. Da cui sarà ancora candidata, ma senza successo, alle ultime elezioni.

Per una “pasionaria” che muore ce n’è un’altra che subentra. Questa volta è toccato a Licia Ronzulli. Nasce come infermiera, ma la politica la cattura quasi subito. L’incontro con Silvio Berlusconi avviene nel 2004, durante i festeggiamenti per i dieci anni di Forza Italia. Allora Licia ha meno di 30 anni. È fidanzata con Renato Cerioli, un manager destinato ad avere una discreta carriera. Entrambi diventano intimi del leader di Forza Italia. Al punto che quest’ultimo sarà testimone al loro matrimonio, nel 2008. Che purtroppo durerà solo due anni.

Lo stesso anno, sempre nel 2008, il tuffo nella politica. Candidata alle elezioni politiche in un collegio delle Marche, non gliela farà. Ci proverà, tuttavia, l’anno successivo alle europee. E questa volta la costanza sarà premiata. Eletta eurodeputata, tra Bruxelles e Strasburgo avrà modo di apprezzare le doti di Matteo Salvini. Ne deriverà un sodalizio destinato, da un lato a favorire la sua ascesa, dall’altro ad alimentare sospetti, nella cerchia dei centristi del partito. Troppa dipendenza: questa l’accusa.

Che non gli impedirà, tuttavia, la lenta ma irresistibile ascesa ai vertici. Sostituendosi, nel 2016, in tutto e per tutto a Mariarosaria Rossi. Ma mentre quest’ultima si era accontentata di essere la persona di assoluta fiducia di Silvio Berlusconi, la Ronzulli pretenderà di più. Vuole avere una carica politica. E così, nel maggio 2022, chiede ed ottiene la testa di Massimiliano Salini, da coordinatore del partito in Lombardia, per assumere quel ruolo in prima persona. Sarà la rottura con Mariastella Gelmini, di cui Salini era un fedele, che porterà, insieme ad altri motivi, alla fuoriuscita dal partito degli altri due ministri in carica (Carfagna e Brunetta).

Ovviamente, anche in questo caso, non potevano mancare le malelingue ed il diluvio di accuse. Ecco cosa scriveva la Repubblica del 16 settembre 2011: “I “cacciatori” di ragazze giovani, belle, magre e non molto alte non erano soltanto Gianpi Tarantini o Gianpi Traversi… Ma anche due insospettabili deputate del Pdl, Elvira Savino e Licia Ronzulli, la prima che siede nel Parlamento italiano l’altra in quello europeo. Non sono indagate, ma una decina di conversazioni intercettate dalla Guardia di finanza e depositate agli atti dell’inchiesta barese, non lasciano dubbi sul ruolo delle due belle politiche nel reclutamento, o comunque nell’organizzazione, delle ragazze nelle feste organizzate dal Cavaliere”.

Ma perché tanto accanimento, da parte di Giorgia Meloni, nel non voler assegnare a Licia un posto di ministro? Un posto, per altro, di prima fascia, come chiedeva Silvio Berlusconi, al punto da non far votare per La Russa, uscendone scornato. Una prima risposta é nelle cose appena dette. Un secondo aspetto, invece, tutto politico, sarebbe da rintracciare nell’intenzione (presunta o reale) di Silvio Berlusconi di renderla erede, quando deciderà di lasciare definitivamente la politica, di Forza Italia.

In questa eventualità dovrebbe ricoprire il ruolo di Antonio Tajani. Tanto é vero, che un primo tentativo, sempre da parte di Berlusconi, era stato quello di indicarla come capo – delegazione di Forza Italia. Ipotesi anch’essa respinta per la medesima ragione. La Meloni ha un ottimo rapporto con Tajani, il cui standing parlamentare é fuori discussione. Perché dovrebbe allora accettare qualcosa destinata a trasformare quel “governo di alto profilo”, da tempo annunciato, in uno dei tanti esperimenti non usciti nei lunghi annali di storia patria?

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