Gli ambasciatori degli Stati membri ieri hanno trovato un accordo sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Sono serviti un mese e mezzo di negoziati tra i ventisette e diverse concessioni ad alcuni governi nazionali per trovare l’unanimità.
LA GRECIA HA OSTACOLATO L’ACCORDO SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA
L’ultimo ostacolo era la Grecia, che ha ottenuto una deroga per i suoi armatori che potranno continuare a trasportare gas naturale liquefatto russo verso paesi terzi dopo il primo gennaio 2027. È una retromarcia rispetto a quanto era stato concordato a ottobre con il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, che prevedeva il divieto totale di acquisto e trasporto di GNL russo. La deroga si applica ai contratti conclusi prima del 24 febbraio del 2022 e sarà rivista tra un anno. Gli armatori non potranno trasportare più GNL rispetto al periodo pre-bellico. Ma per il miliardario greco George Prokopiou, fa poca differenza. Secondo i calcoli del Financial Times, le navi del suo gruppo Dynacom Tankers hanno trasportato 24 miliardi di euro di GNL dall’inizio della guerra.
GLI INTERESSI NAZIONALI DI GERMANIA E PORTOGALLO
“Un altro passo decisivo per stringere la pressione sulla Russia”, ha detto ieri il presidente del Consiglio europeo, António Costa, dopo l’adozione del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. “Il nostro sostegno all’Ucraina e a una pace giusta e sostenibile rimane incrollabile”, ha aggiunto Costa.
Davvero? In realtà il sostegno all’Ucraina crolla quando in gioco ci sono i piccoli interessi economici o politici degli Stati membri. Non c’è solo la deroga per gli armatori greci. Dal pacchetto è stato tolto il divieto di importazione di merluzzo e pollock di Alaska per l’opposizione di Germania, grande produttrice di bastoncini di pesce surgelati, e Portogallo, grande importatore per il piatto nazionale bacalhau. Il divieto di rilasciare visti agli ex combattenti russi è stato trasformato in una promessa di introdurre restrizioni in futuro, perché Italia e Francia non vogliono rinunciare al lucroso turismo russo. La Bulgaria è riuscita a togliere dalla lista nera dell’Ue i nomi del patriarca di Mosca Kirill e del fondatore di Lukoil, Vagit Alekperov.
IL PRICE CAP SUL PETROLIO RUSSO
La principale misura del ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia è il mantenimento del tetto al prezzo del petrolio russo a 44 dollari al barile. Il meccanismo di aggiustamento al prezzo di mercato, che avrebbe portato il “price cap” a circa 65 dollari al barile, sarà sospeso per un anno. La Commissione ritiene che le perdite per il Cremlino saranno di circa 3,5 miliardi di euro, dato che gli operatori europei non potranno trasportare greggio russo oltre il “price cap”.
Il pacchetto include nuove restrizioni alle esportazioni e colpisce il settore finanziario e le criptovalute. La lista nera dell’Ue sarà allargata a 218 individui ed entità, compresi più di cento banche e operatori cripto, oltre 40 navi della flotta ombra e diverse raffinerie in Russia e Bielorussia.
IL VENTIDUESIMO PACCHETTO DI SANZIONI DOPO L’ESTATE
“Questo non è il capolinea per le sanzioni. Stiamo già lavorando ai prossimi passi”, ha detto ieri l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, dopo l’adozione del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Un ventiduesimo pacchetto è in vista, probabilmente dopo la pausa estiva. Ma di fronte alle crescenti difficoltà a convincere gli Stati membri dell’Ue, la Commissione potrebbe scegliere di concentrarsi sulle falle dei vecchi pacchetti, invece di presentare nuove iniziative.




