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Non solo Mapei, ecco le aziende chimiche troppo furbette secondo la Commissione Ue

La Commissione europea formalizza le accuse antitrust per un presunto cartello sui prezzi degli additivi per cemento, calcestruzzo e malta. Coinvolti produttori e associazioni di categoria in Francia, Germania e Spagna. Tutti i dettagli

Un cartello transnazionale del cemento. O meglio, dei prodotti chimici che rendono cemento, calcestruzzo e malta più resistenti, lavorabili e durevoli. È questa l’accusa mossa dalla Commissione europea a dieci gruppi del settore e a tre associazioni di categoria di Francia, Germania e Spagna, sospettati di aver coordinato gli aumenti dei prezzi tra il 2021 e il 2022, nel pieno della fiammata dei costi delle materie prime provocata prima dalla pandemia e poi dall’invasione russa dell’Ucraina.

LE ACCUSE DI BRUXELLES

Bruxelles ha inviato alle società una comunicazione degli addebiti (‘statement of objections’), il documento con cui espone le proprie conclusioni preliminari. Non si tratta ancora di una decisione definitiva né di una condanna, ma rappresenta uno dei passaggi più delicati delle indagini antitrust europee. Le imprese potranno esaminare il fascicolo, presentare osservazioni scritte e chiedere un’audizione orale davanti ai rappresentanti della Commissione prima che venga presa una decisione finale.

Al centro dell’inchiesta ci sono gli additivi chimici per il cemento e le miscele utilizzate nel calcestruzzo e nella malta. Prodotti poco conosciuti al grande pubblico, ma fondamentali per l’edilizia perché migliorano le prestazioni dei materiali e incidono direttamente sui costi delle costruzioni. Secondo la ricostruzione preliminare dell’esecutivo europeo, le aziende avrebbero coordinato i futuri aumenti di prezzo in risposta all’impennata dei costi delle materie prime, arrivando perfino a utilizzare i comunicati predisposti all’interno delle associazioni di categoria per giustificare i rincari sul mercato. La Commissione ipotizza tre distinte infrazioni, una per ciascuno dei mercati interessati: Francia, Germania e Spagna.

CHI SONO LE AZIENDE COINVOLTE

Tra i nomi più importanti figura l’italiana Mapei, quartier generale a Milano, uno dei principali produttori mondiali di prodotti chimici per l’edilizia. Il gruppo guidato da Veronica e Marco Squinzi ha chiuso il 2024 con un fatturato consolidato di 4,4 miliardi di euro, è presente in 57 Paesi, conta oltre 13.000 dipendenti e dispone di 102 stabilimenti produttivi. Accanto a Mapei compare la svizzera Sika, altro gigante del settore, con sede a Baar, oltre 33.700 dipendenti, attività in più di 100 Paesi e ricavi per 11,2 miliardi di franchi svizzeri (12 miliardi di euro) nel 2025. Come osserva Bloomberg, l’indagine rappresenta un ulteriore ostacolo per il gruppo, già impegnato nell’integrazione dell’acquisizione di MBCC e in un piano di risparmi da 60 milioni di franchi (65 milioni di euro).

Nell’elenco figurano anche il colosso messicano Cemex, quotato a New York, Chryso, controllata del gruppo francese Saint-Gobain, Master Builders Solutions, MC Bauchemie, la francese TAM, oltre alle tedesche Ha-be, Liesen e Remei.

ASSOCIAZIONI NEL MIRINO E MAXI MULTE IN VISTA

Sul fronte delle associazioni di categoria, Bruxelles ha contestato il comportamento della francese Synad, della tedesca Deutsche Bauchemie e della spagnola Anfah. Le tre associazioni non sarebbero state semplici spettatrici. Secondo la Commissione, i comunicati stampa predisposti al loro interno avrebbero rappresentato il veicolo attraverso cui le imprese avrebbero coordinato e giustificato gli aumenti dei prezzi.

L’indagine arriva dopo le ispezioni a sorpresa effettuate dalla Commissione nell’ottobre del 2023 presso diverse sedi aziendali in Europa. Da allora gli investigatori hanno raccolto elementi che, secondo Bruxelles, giustificano l’apertura formale del procedimento. Se al termine dell’istruttoria la Commissione dovesse confermare la violazione delle norme antitrust, le conseguenze potrebbero essere pesanti: le imprese rischiano multe fino al 10% del fatturato annuo mondiale, oltre all’imposizione di misure correttive per interrompere le pratiche contestate.

LE REAZIONI DI MAPEI, SAINT-GOBAIN E DEI MERCATI

Per il momento, però, la partita resta aperta. Mapei ha reagito immediatamente sostenendo la propria “totale estraneità” alle presunte condotte anticoncorrenziali. In una nota il gruppo ha ribadito il proprio impegno al pieno rispetto delle norme sulla concorrenza e ha annunciato che, dopo aver esaminato il fascicolo dell’indagine, la società e le sue controllate si riservano di presentare una memoria difensiva e di chiedere un’audizione alla Commissione per dimostrare la propria posizione.

Un atteggiamento più prudente è invece quello di Saint-Gobain, proprietaria di Chryso. Interpellata dal Wall Street Journal, la società ha rinviato a una dichiarazione del 2023 nella quale spiegava di aver collaborato con gli investigatori e di non vedere motivi per attendersi un impatto finanziario significativo dall’inchiesta. Le altre aziende coinvolte, secondo il quotidiano americano, non hanno rilasciato commenti nell’immediato.

Anche i mercati hanno seguito con attenzione la vicenda. Bloomberg segnala che le azioni Sika sono arrivate a perdere oltre il 3%, toccando i minimi da più di un mese dopo l’annuncio della Commissione, segno che gli investitori stanno valutando i possibili effetti di un procedimento che, se dovesse sfociare in una condanna, potrebbe tradursi in sanzioni miliardarie per alcuni dei maggiori protagonisti mondiali della chimica per l’edilizia.

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