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Fissazioni e magagne dell’Olanda di Rutte. Analisi Limes

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La strategia economica ed europea dell’Olanda analizzata da un saggio sulla rivista di geopolitica Limes

“La strategia geopolitica di questa piccola ma orgogliosa collettività le ingiunge di difendere la propria specificità stretta fra attori di taglia assoluta: Inghilterra, Francia, Germania. Deve farlo a maggior ragione in periodi di incertezza come questo. Quando vengono meno i collanti dell’epoca della guerra fredda. Quando è forte la sensazione di perdere il controllo sui fenomeni che plasmano l’ambiente circostante. Quando vengono a mancare il tradizionale partner britannico e l’egemonia benevola statunitense, altro storico punto di riferimento. Quando bisogna a tutti i costi impedire una convergenza tra tedeschi e francesi dalla quale l’Aia sa che ci rimetterebbe”.

E’ la conclusione di un recente saggio pubblicato sulla rivista di geopolitica Limes utile a comprendere politiche, strategie e dinamiche di Mark Rutte, premier dell’Olanda, in queste ore impegnato nei vertici europei sul Recovery Fund.

“Berlino pensa quel che i nederlandesi dicono”, è la sintesi nella titolazione di Limes dell’analisi di Federico Petroni. 

“Nei Paesi Bassi è diffusa la sensazione di aver già aiutato i paesi meridionali – si legge nell’analisi dello scorso maggio – Direttamente, in quanto primo contribuente netto al bilancio dell’Ue nel 2000-15 (0,4% del reddito nazionale lordo). E indirettamente, attraverso bassi tassi d’interesse grazie all’appartenenza all’euro che altrimenti il Sud si sarebbe scordato. C’è la convinzione di essersi guadagnati duramente il tesoretto che ora permette di iniettare la liquidità necessaria per affrontare la crisi. La crisi del 2008 ha colpito duramente anche qui, costringendo i governi a tagli alla spesa pubblica contro cui i cittadini scalpitano – all’Aia non sono infrequenti proteste contro l’austerità e oltre un quarto delle municipalità è a rischio commissariamento causa conti in rosso7. Tuttavia, si sorvola sul fatto che il cuscinetto non è solo merito di virtù e sudore, esattamente come le storture del Sud non sono dovute unicamente ai vizi delle sue genti”.

Nelle disquisizioni sulla corruzione morale dei meridionali, spesso tacciati di connivenze con la mafia, si tralascia con troppa facilità che anche i Paesi Bassi hanno vistosissimi problemi con la criminalità organizzata, rimarca Petroni su Limes: “Il sindacato della polizia evoca il rischio di «diventare un narco-Stato» e a pensare lo stesso è più di metà dell’opinione pubblica. Il municipio di Amsterdam in un recente rapporto qualifica la città come «Valhalla dei narcotrafficanti» perché l’Olanda è sempre più uno dei principali centri europei di produzione di droghe sintetiche, un giro d’affari da 19 miliardi di euro l’anno. Oltre che uno dei primi punti d’ingresso di ogni genere di traffico illecito. Centrato sul porto di Rotterdam, il più grande d’Europa, esteso su 42 chilometri, scalo di 7,2 milioni di container ogni anno, di cui solo 40 mila vengono sottoposti a controlli, in un giro di corruzione che preoccupa sempre più le autorità10. Nelle loro rotte i trafficanti hanno anche incluso i porti di IJmouden e Vlissingen, così da coprire praticamente l’intero territorio nazionale, sfruttando la sua simbiotica connessione infrastrutturale con lo spazio tedesco, dunque con l’intero continente”.

L’approccio olandese all’Ue è quello di una piccola Germania. Interamente votato all’esportazione, che rappresenta addirittura l’84% della ricchezza nazionale, contro il 31% di Francia e Italia, i valori più bassi all’interno dell’Unione, scrive Petroni, consigliere redazionale di Limes, responsabile del Limes Club Bologna e co-fondatore di iMerica: “Tutte le formiche a parte la Finlandia hanno percentuali di export sul pil superiori alla media, oltre a essere contribuenti netti al bilancio brussellese. Sono pienamente integrate nell’economia tedesca, nel caso neerlandese per esempio con la fornitura di buona parte dell’acciaio dell’industria automobilistica o di beni destinati al consumo attraverso il porto di Rotterdam, vero e proprio scalo germanico al pari di Amburgo. Come e forse più di Berlino non hanno dunque alcun incentivo a cambiare lo status quo”.

GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SU OLANDA E DINTORNI:

Vi racconto le furbizie fiscali dell’Olanda. L’analisi del tributarista Giuliani

Vi racconto le magagne di Olanda e Germania. L’analisi di Polillo

Cementir-Caltagirone, Fca e Mediaset: perché l’Olanda è il bengodi delle holding

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