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Europee in Uk, Farage verso la Landslide

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Il Punto di Daniele Meloni sulla vittoria sempre più certa del Brexit Party di Nigel Farage alle Europee nel Regno Unito

Ancora due giorni di attesa e poi Nigel Farage celebrerà il secondo successo elettorale consecutivo alle elezioni per il Parlamento Europeo: nel 2014 sotto il simbolo dello UKIP, nel 2019 sotto quello del neonato Brexit Party, di cui è fondatore (come lo fu dello UKIP).

Il milkshake che gli è stato rovesciato addosso ieri mentre stava facendo campagna elettorale a Newcastle si trasformerà in uno Château Lafite di buona annata, il vino più adatto per festeggiare la vittoria. Gli ultimi sondaggi danno il Brexit Party tra il 32 e il 35%, con i Conservatori di poco sopra il 10 e i laburisti al 26%, travolti dalle incoerenze di Jeremy Corbyn sulla Brexit.

Dunque Brexit, sempre Brexit, fortissimamente Brexit. Non si parla d’altro in un paese che si appresta a votare per il Parlamento Europeo 4 mesi prima dell’uscita dall’Unione prevista per il 31 ottobre 2019 e che – paradosso dei paradossi – darà la maggioranza a chi si è sempre opposto all’integrazione politica dell’Europa.

Il terremoto Farage colpirà i due storici partiti di governo britannici – i laburisti e i Tories – che solo nel 2017 avevano totalizzato insieme l’80% dei consensi, con un trend chiaramente inverso a quello delle altre democrazie europee dove i partiti dell’establishment ormai faticano ad arrivare al 40 congiuntamente. C

’è però un “but”: le elezioni europee sono le uniche nel Regno Unito in cui vige il sistema proporzionale, mentre a Westminster, qualora si dovesse tornare presto a votare, lo si farà come da tradizione con il first-past-the-post, il maggioritario uninominale che favorisce i partiti più radicati sul territorio e i candidati più conosciuti nelle circoscrizioni, penalizzando le ali agli estremi del sistema politico. Ipotizzare un governo Farage dopo le prossime politiche è dunque pura follia , anche se i candidati del Brexit Party potrebbero essere decisivi nel far perdere i Tories.

Per ora tutto questo è fantapolitica. Poteva sembrarlo però anche la sospensione di Lord Heseltine dal partito Tory, ma, dopo il suo endorsement per i Lib Dems in vista del voto di giovedì, il capogruppo dei Tories alla House of Lords ha annunciato il provvedimento. Già nemesi di Margaret Thatcher, e, insieme a Ken Clarke, leader per anni dell’ala europeista del partito, Heseltine, ormai 86enne, si oppone da sempre alla Brexit e a una Brexit senza accordo, entrando più volte in rotta di collisione con i vertici dei Tories.

Questa sarà molto probabilmente anche l’ultima elezione che vedrà Theresa May come leader del partito. Mentre gli sfidanti affilano i coltelli per il leadership contest per la sua successione – Johnson ha già annunciato la sua candidatura – un altro leader Tory, David Cameron, ha annunciato l’uscita, nel prossimo mese di settembre, del suo libro autobiografico per i tipi di Harper Collins. Si intitolerà “For the record” e sarà una autodifesa della sua azione in 6 anni e mezzo di governo.

Nel suo ultimo Question Time ai Comuni, Cameron concluse la sua avventura politica dicendo “I was the future once”, “Una volta ero il futuro”. Frase che sarebbe stata la più adatta per il titolo del suo libro e, forse, anche per descrivere il presente di una politica inglese schiacciata tra quello che è stato e quello che verrà.

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