Mondo

Eni, Total e non solo. Ecco come la Francia di Macron guerreggia contro l’Italia in Libia

di

emmanuel Macron Fintech

A 15 giorni dal referendum sulla Costituzione, la Libia torna nel caos a causa delle divisioni sempre più consistenti fra il governo di Fayez al-Serraj e le milizie guidate dal generale della Cirenaica, Khalifa Haftar.

In Libia ci sono stati almeno 27 morti e un centinaio di feriti, la maggior parte dei quali civili, in 3 giorni di combattimenti fra milizie rivali a sud della capitale Tripoli, ha detto il ministero della Sanità.

I combattimenti erano scoppiati lunedì alla periferia sud della capitale e sono andati avanti fino a mercoledì sera nonostante una tregua annunciata martedì, che non è stata rispettata.

Ieri c’è stata una pausa negli scontri dopo un accordo di cessate il fuoco annunciato dai responsabili delle città dell’ovest del Paese, ma non è chiaro se i due campi rivali continueranno a rispettarlo.

Il capo del governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale, Serraj, ha incaricato le forze delle regioni dell’ovest e del centro del Paese di garantire il rispetto del cessate il fuoco.

Gli ambasciatori e incaricati d’affari di Italia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti in Libia “sono profondamente preoccupati per i recenti scontri a Tripoli e dintorni, che stanno destabilizzando la situazione e mettono in pericolo la vita di civili innocenti”, si legge in una nota congiunta, diffusa su Twitter dalla sede diplomatica italiana in Libia.

Ma dietro la nota si celano i contrasti sempre più palesi fra Italia e Francia. Anche con stilettate mediatiche che partono da Parigi verso Roma,

Il sito francese Africa Intelligence ha scritto che l’ambasciatore italiano Perrone starebbe per lasciare la Libia: “L’Italia è pronta a sacrificare Perrone per fare un piacere ad Haftar”, secondo il sito specializzato, molto vicino ai servizi francesi.

La Farnesina ha smentito, aggiungendo che il capo della diplomazia italiana in Libia sarà il fulcro della Conferenza programmatica che l’Italia sta organizzando per novembre.

La Francia ha un’altra road map, che porta dritta verso le elezioni a dicembre, senza il passaggio intermedio che Roma vorrebbe. Perrone ha detto che “le elezioni richiedono una serie di passi preventivi in mancanza dei quali si crea caos e conflitto”.

“Questo programma italiano, che ha buoni feedback libici – ha scritto Emanuele Rossi, analista esperto di esteri che segue da anni anche le vicende libiche – innervosisce i francesi, che si muovono con l’appoggio del parlamento di Tobruk, dove il presidente Águila Saleh minaccia di attivare l’articolo 5 del 2014, quello che permette al Parlamento di indire elezioni senza Costituzione”.

Si parla anche – aggiunge Rossi – di un uomo francese pronto per “prendere i voti”, ovvero “Aref Nayed, fedelissimo del generale e ambasciatore libico negli Emirati — Abu Dhabi è partner di Parigi al sostegno clandestino su Haftar. Invece Perrone e l’Italia hanno molto più appeal a Tripoli e nell’ambito del piano onusiano che affianca Serraj”.

Attacchi come quelli di Africa Intelligence non sono sporadici, anzi: c’è un sistema che muove infowar contro i piani libici italiani. Francia e Italia sono in competizione sulla Libia, ma anche sull’Egitto e più in generale sul Mediterraneo.

La concorrenza geopolitica è anche economica ed energetica. La competizione fra Total ed Eni è stata più volte approfondita da Start Magazine. Così come le diverse impostazioni fra Italia e Francia sull’assetto auspicato per la Libia: unita per Roma, spacchettata per Parigi (qui tutti i dettagli).

Infatti il vero nodo, dal punto di vista energetico e geopolitico in Libia, è la sopravvivenza del Noc come ente unico che gestisce il petrolio libico.

Il futuro del Noc è legato all’integrità statuale della Libia, cui tengono l’Italia e l’Eni. Un’integrità che di fatto non c’è, viste anche le tensioni fra Serraj e Haftar. Non solo: in Francia c’è chi auspica di dividerla in tre: Cirenaica, Fezzan e Tripolitania.

In questo modo, secondo i piani di Macron e di Total, si potrebbero avere due enti di gestione del petrolio e la Mezzaluna petrolifera nelle mani di Haftar, o di un suo successore. Ma Eni è la Tripolitania e l’integrità della Libia.

Anche in questo scenario si inserisce il tentativo dell’Italia di cercare di allentare l’appoggio dell’Egitto ad Haftar. Rientrerebbe in questa strategia anche la recente missione del vicepremier Luigi Di Maio in Egitto; missione auspicata, se non sollecitata, proprio da Eni.

(TUTTI I MAGHEGGI DI MACRON CONTRO L’ITALIA)

(I FRANCESI VOGLIONO FARE FILOTTO IN ITALIA CON UNICREDIT-MEDIOBANCA-GENERALI)

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati