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Ecco tutti i magheggi di Macron contro l’Italia

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Francia psa renault

Il commento di Pierluigi Magnaschi, direttore del quotidiano Italia Oggi, sulle posizioni della Francia di Macron in relazione all’Italia

E da almeno due anni che il presidente francese Emmanuel Macron, proseguendo nel tracciato dei suoi predecessori all’Eliseo, dà i numeri nei confronti dell’Italia, con la connivenza, purtroppo, degli ultimi quattro governi italiani che non hanno mai fatto arrabbiare lui né i suoi predecessori (con l’eccezione solo di quello di Gentiloni, grazie al ruolo in esso svolto da Minniti e da Calenda).

GLI ATTEGGIAMENTI DEI PASSATI GOVERNI ITALIANI

L’atteggiamento dei governi italiani passati nei confronti della Francia è stato sempre di supina e incondizionata accettazione delle scelte transalpine. Ma non erano solo i governi italiani a essere supini nei confronti della Francia (in anatomia si parla, se si vuol essere esatti, di posizione genopettorale). Anche i grandi media italiani (di carta ed elettronici) hanno quasi sempre invitato il governo di Roma all’accettazione dei diktat di Parigi e, comunque, all’embrassons-nous, all’abbracciamoci, con i «cugini d’Oltralpe».

LE QUESTIONI LEGATE ALL’IMMIGRAZIONE

Anche ieri c’erano alcuni grandi media che, senza alcun pudore e sfidando il ridicolo, si domandavano, preoccupati, se le proposte lega-pentastellate a proposito di immigrazione ed Europa rischiano di incrinare i buoni rapporti fra l’Italia e la Francia. Pare di capire, in base ai ragionamenti della nostra intellighenzia, che, anche se l’Italia è un paese di 60 milioni di abitanti, con una struttura industriale che è seconda in Europa solo alla Germania, deve stare a cuccia e attendere, per potersi muovere, il cenno di Macron.

IL CONTRASTO FRA INTERESSI

Che questo modo di procedere non sia dignitoso per l’Italia (oltre che dannoso ad essa) se ne sono perfettamente accorti gli elettori italiani, quelli che non hanno frequentato le grandi scuole e che alle volte si impiantano anche nei condizionali, ma che sono in grado di intuire quali sono i loro interessi (individuali e dell’intero paese), mentre le grandi teste magari lo sanno, dove sta l’interesse nazionale, ma fanno finta di dimenticarselo per trarne utilità o per non avere grane.

IL DOSSIER SULLE LEGIONI D’ONORE…

Un giorno o l’altro pubblicheremo l’elenco completo dei politici italiani ai quali la Repubblica di Francia ha conferito, in pompa magna, la Legion d’honneur nei sontuosi saloni dipinti da Carracci a Palazzo Farnese. La Legion d’honneur è la massima decorazione conferita dal presidente della Repubblica francese a coloro che si sono segnalati «per gli straordinari meriti resi alla Francia». Negli ultimi anni, il 70% di esse è stato conferito, in Italia, a leader del centro-sinistra perché l’Eliseo aveva capito che era da lì che potevano essere munti i maggiori favori per la Francia.

LE PAROLE DI SALVINI SU LIBIA E NON SOLO

Salvini, a proposito di immigrazione alluvionale e Francia, ha parlato con una lingua schietta, diretta e comprensibile. E con essa ha spiegato le cose come stanno. E cioè che è stata la Francia che, con l’abbattimento del regime di Gheddafi, fatto, ai tempi di Sarkozy, solo per conseguire interessi politici transalpini a danno dell’Italia e delle sue attività sul piano energetico e geostrategico (il controllo del Mediterraneo), ha destabilizzato tutta l’area del Nord Africa, togliendo così ogni limite e controllo ai negrieri delle carrette che trasportavano (e trasportano) i migranti verso l’Italia.

CHE COSA HANNO FATTO I GOVERNI MONTI, LETTA E RENZI

È vero che purtroppo i governi Monti, Letta e Renzi (giustamente e definitivamente puniti nei partiti a loro succeduti in occasione soprattutto delle elezioni del 4 marzo scorso) hanno più volte firmato il contratto capestro dell’Accordo di Dublino (in tutte le sue successive modificazioni) anche se potevano astenersi. Questo accordo prevede che ai migranti si debbono prendere le impronte digitali al momento del loro sbarco (che, per motivi geografici e di rassegnazione politica, avviene quasi sempre solo in Italia). Se poi questi immigrati sono beccati a vagare, o a lavorare, negli altri paesi Ue, essi vengono riconsegnati non ai paesi d’origine (che spesso sono difficili da individuare perché da essi vengono astutamente camuffati) ma al paese d’ingresso, cioè all’Italia.

LA QUESTIONE DEI CONFINI

Fino a che i confini a Nord dell’Italia (e cioè verso la Francia e l’Austria) non erano stati ancora rigidamente blindati, l’abnormità dell’accordo di Dublino era stata attenuata, nei fatti, dai parziali espatri degli sbarcati in Italia verso i paesi del centro Europa e il Regno Unito. La situazione, per quanto già allora inaccettabile, rimaneva sostenibile. Ma da quando la Francia ha blindato i suoi confini e, per disposizione di Macron, getta brutalmente giù dai treni a Mentone anche le donne incinte e respinge tutti subito con la forza a Ventimiglia, il deflusso verso il centro Europa ha cominciato a rigurgitare verso l’Italia.

CHE COSA COMBINANO I FRANCESI

Visto inoltre che in Svizzera (che non fa parte della Ue ma è la nazione più blindata di tutti) non riesce a entrare nemmeno una foglia senza l’autorizzazione del governo, e visto che l’Austria ha minacciato di schierare i carri armati sul confine contro chi, in un modo o nell’altro, volesse forzarli, tutta l’immigrazione dal Nord Africa è costretta a ristagnare in Italia, per cui un problema europeo è stato declassato ad italiano, soprattutto per iniziativa di Macron, dato che i tedeschi si vergognano di imitarlo su questo terreno.

COME RIVEDERE IL TRATTATO DI DUBLINO

In attesa di rivedere il Trattato di Dublino (ma non come vuole la Francia, che sarebbe una ulteriore presa in giro) si può intervenire per ridurre i flussi dei migranti dall’Africa, collaborando con i paesi del Centrafrica per bloccare quelli che arrivano da quest’area e realizzare in Libia e/o in altri paesi del Nord Africa gli hotspot (notiamo che quando c’è da proporre un’insostenibile puttanata, in Europa la si designa in inglese).

IL DOSSIER HOTSPOT

Gli hotspot infatti sono molto semplicemente dei «campi di concentramento», non di tipo nazista come alcuni esagitati vorrebbero designarli, ma come quelli degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Gli hotspot funzionerebbero da luoghi di identificazione dei profughi (che sono circa solo il 20% degli immigrati) mentre l’80% di migranti economici dovrebbe essere respinto, senza essersi mai allontanati dal continente africano.

CHE COSA PROPONE MACRON

Macron, ma non si capisce con che faccia (e poi ci sono dei grandi columnist italiani che non vogliono farlo arrabbiare!) Macron, dicevo, propone, per non disturbare l’Africa, dove infatti egli ha altri interessi, che gli hotspot vengano realizzati in Italia. È questo il risultato della politica di inossidabile deferenza che i governi italiani hanno riservato a Parigi e segnatamente a Macron.

IL PENSIERO DEGLI ITALIANI

Salvini, come la maggioranza degli elettori italiani, ha detto basta a questo sopruso, non solo senza fine ma anche destinato a crescere, se non viene contrastato da politici italiani che conoscono qual è, in questo caso, l’interesse nazionale e sono disposti a difenderlo anche perché, particolare non indifferente, hanno piena ragione a comportarsi così e a impedire a Macron (che, per fortuna, non è tutta la Francia) di fare il gradasso contro un paese che Parigi avrebbe interesse a considerare come amico.

PERCHE’ LE REAZIONI ITALIANE SONO GIUSTIFICATE

Un paese invece che Macron aizza. Giustificando le reazioni italiane. È sintomatico notare che la troppo lunga acquiescenza dei leader italiani nei confronti della Francia di Macron è venuta meno in occasione dell’ingresso violento a Bardonecchia, come se fosse casa loro e senza avvisare la polizia italiana, dei gendarmi francesi. In quell’occasione, persino un politico illustre e decorato della Legion d’honneur ha criticato pubblicamente il presidente francese. Macron, che insiste nella sua arroganza da primo della classe, peraltro già in corso di ridimensionamento in Francia anche da parte di alcuni dei suoi uomini, non si è accorto che Bardonecchia è stato il punto di non ritorno delle sue relazioni con l’Italia. Peggio per lui.

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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