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Ecco il virus che ammorba i palazzi europei. Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista

Ci sono alcune notizie che sembrano a prima vista poco significative, che vanno semplicemente registrate e considerate nel loro aspetto in apparenza positivo. Una di queste è balzata in cronaca, quais en passant, nei giorni scorsi, proprio mentre la Gran Bretagna si apprestava ad uscire dall’Unione Europea.

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato infatti una direttiva che dovrebbe costringere i produttori di smartphone, tablet e fotocamere a produrre e commercializzare un unico tipo di caricatore, valido per tutti i dispositivi e modelli. Molti avranno tratto un sospiro di sollievo: quanta fatica in meno e che semplificazione nelle nostre vite, sempre alla ricerca come siamo del caricatore giusto! E che dire poi del risparmio economico, che di questi tempi certo male non fa?

Eppure le cose, per chi scava un po’, non stanno proprio così. E quella che ci sembra, e sicuramente è, una semplificazione, è anche una ulteriore rinuncia che noi facciamo, o che ci viene imposta, alla nostra libertà. Che è prima di tutto libertà di scelta fra diverse opzioni.

Il paradosso è infatti proprio questo: che la libertà, che dopo l’implosione dei regimi comunisti, sembrava conquistata per sempre, non più in pericolo, viene oggi poco alla volta ceduta per un movimento tutto interno alle nostre società e non per il concretizzarsi delle minacce esterne che pur permangono. E con la libertà, vedi il caso (sempre di questa settimana) del corso di storia dell’arte soppresso a Yale perché considerato etnocentrico, si perde un po’ alla volta anche la cultura. Quella vera, che ha fatto grande l’Occidente e non ha corso nemmeno più nelle nostre università, i cui “soloni” spesso si atteggiano a critici dell’“incompetenza” senza rendersi conto di essere stati loro per primi a scardinarla.

Ma non voglio divagare. E ritorno alle élite europee, le quali, con la direttiva approvata, hanno messo a nudo ancora una volta la loro mentalità. Essa ha in disprezzo l’ordine spontaneo, che è poi il caos creativo e vitale delle società libere, ma tutto vuole razionalizzare, regolare, uniformare, standardizzare. In una parola, si vuole semplificare ciò che per natura è complesso perché vario.

Il progetto è quello di rendere conforme, e quindi conformisticamente accettato, ciò che è per sua natura imperfetto e anche “irragionevole”. C’è una paura sotterranea per ciò che stona, è diverso e irregolare, una volontà di esorcizzare quel “fondo oscuro” che ci costituisce (il “peccato originale” cristiano) e che, proprio per averlo compreso e accettato, ci ha distanziato come civiltà da tutte le altre. Una mentalità che non è sbagliato definire totalitaria e che, in quanto tale, può essere avvicinata a quella dell’ex Unione Sovietica (ovviamente con diverse modalità e gradi di realizzazione).

C’è una immagine che rimaneva impressa ai viaggiatori occidentali nei Paesi comunisti quando c’era ancora la “cortina di ferro”: i supermercati semivuoti. E, più in generale, la scarsissima varietà delle merci che si vedeva in giro: un solo modello, o quasi, di vestiti, macchine, prodotti di ogni tipo. Era il segno di una débacle economica di quei regimi, ma prima ancora l’effetto di una economia regolata dall’alto in modo “ingegneristico” attraverso “piani quinquennali” e direttive “eticamente” (cioè in quel caso comunisticamente) orientate.

Sarà forse un caso, ma fu proprio come commentatore per le colonne del Daily Telegraph delle bizzarrie ingegneristiche partorite fra Bruxelles e Strasburgo che Boris Johnson fece i suoi primi passi come giornalista all’inizio degli anni Novanta. E a me piace vedere, nell’opera portata a termine i questi giorni, la Brexit, anche un risultato di quelle vecchie battaglie, un’affermazione di quel gusto per la libertà e per l’irregolare che ha storicamente contraddistinto lo spirito britannico e lo ha differenziato da quello illuministico e continentale..

Il “coronavirus” da cui le società europee dovrebbero immunizzarsi è quello di tutto voler regolare e razionalizzare, la paura dell’imperfezione, la volontà di imporre la virtù per decreto. Costringerci a essere buoni ed eticamente corretti, significa renderci docili come pecorelle.

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