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Ecco i franchi bisticci in Francia sul flop di Macron con Goulard

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Macron

Che cosa si dice in Francia sulla sconfitta di Macron per la bocciatura della Goulard come commissario europeo. L’articolo di Andrea Mainardi

 

La bocciatura di Sylvie Goulard mostra due aspetti. Almeno due. Primo: il Parlamento europeo stoppa (per ora, per quanto?) le ambizioni coltivate a Parigi di imporre un esclusivo indirizzo francese alla nuova Ue. Secondo: per le italiche cronache quotidiane, imbarazza il governo Ursula battezzato in agosto da Romano Prodi a sostegno dell’abbraccio M5s-Pd. Il tutti insieme di chi a Strasburgo ha votato per la tedesca von der Leyen a presidente della nuova presidente della Commissione. Da Bologna a Roma, da Parigi a Bruxelles, son sconforti bellezza, e non ci si può fare niente. E anche Berlino non brinda.

DAI SOGNI DI GRANDEUR A UNE GRANDE CLAQUE POUR MACRON

È una claque en pleine tête alla grandeur di Manu: la Francia viene trattata al pari di una Romania o Ungheria qualsiasi. Anche i candidati di Bucarest e Budapest sono stati respinti. Ma dalla previa consultazione in Commissione giuridica. Il no a Goulard, in audizione politica, è ancora più rovente. E, per la Francia, è una première. Che ovviamente brucia.

EMMANUEL SI ARRABBIA (E FA IL PERMALOSO)

Emmanuel Macron è su tutte le furie. Scarica inelegantemente la responsabilità alla presidente della Commissione eletta, Ursula von der Leyen. Giura a microfoni accesi: era stato assicurato che Goulard fosse il nome giusto. Che ci fossero gli appoggi da Popolari, Socialdemocratici e Liberali. I liberali sarebbero faccenda di Macron e del suo En Marche. Fioccano comunque smentite di contatti dei gruppi parlamentari con la presidente eletta. Ma tant’è. Monsieur le Président è interessato a dare la sua versione. Forse – per rubarla a Shakespeare – “fa troppi giuramenti”. E rischia di non risultare credibile. Nelle ultime ore si è affannato a mettere in cattiva luce von der Leyen. Che pure aveva fortemente sostenuto. Tirandosi dietro le ire del Partito popolare europeo. In particolare tra Berlino e Monaco.

Scaricare gli amici è nel suo stile. Per dire: ieri Renault ha messo alla porta il dg Thierry Bolloré. Macron lo aveva sostenuto – il governo francese detiene il 15% dell’azienda. Eppure – secondo i giornali d’Oltralpe – ci ha messo un batticiglio a lasciarlo andare.

LA VENDETTA DEI POPOLARI TEDESCHI. FORSE, NO

Il no a Goulard racconta di una resa dei conti tra Germania e Francia? Qualcuno lo sostiene: è una vendetta servita fredda a “monsieur non” Macron che, in estate, si era opposto allo Spitzenkandidaten Manfred Weber, ovvero il candidato di punta del Csu bavarese, in cima alla lista del Ppe. Partito popolare che puntualmente, giovedì, avrebbe votato contro la candidata dell’Eliseo. (Condizionale d’obbligo: lo scrutinio è segreto). Vendetta? Lettura affrettata. E probabilmente un po’ meschina. Le ragioni, quelle serie – sottolineano gli analisti tedeschi (es. qui) – sono più complesse. Vanno cercate nel maxiportafoglio attribuito a Goulard – deleghe al Mercato interno, Spazio, Digitale, Difesa: una potenza politica e finanziaria – insieme ad alcune questioni di condotta personale che la riguarderebbero, tra consulenze super pagatele da un think tank con base negli Stati Uniti e presunta cattiva (o non trasparente) condotta finanziaria. Questione pelosetta.

L’ETICA C’ENTRA O NO?

Lo nota un’icona del Maggio francese come Daniel Cohn-Bendit, oggi convertito sulla via dell’En Marche macroniano: “Sylvie ha sempre detto di ricevere denaro dall’Istituto Berggruen. Era su Internet, era pubblico. Non è qualcosa che ha nascosto. Quello che trovo inaccettabile è la critica dei Verdi, che gli hanno detto ‘hai ricevuto denaro da un miliardario americano’. Devo ricordargli che tutti difendiamo Soros contro Orban? E Soros non è un miliardario?”.

By the way: i parlamentari europei hanno schiacciato la nomina della politica marsigliese amica di Macron: 82 a 29. Con tante pive in più sacchi.

ÇA VA MANU?

Per la stampa francese, Macron ha peccato di arroganza. Superbia da Gigantomachia classica. Ne deve rispondere in casa. Da Le Monde in giù, tutti invitano a un bagno di umiltà. Il quotidiano parigino termina ieri un editoriale invitando a “revenir à plus de modestie”. Recuperare un poco di modestia. Anche per non dissipare un patrimonio possibile. Era riuscito a “uccidere” lo Spitzenkandidat, proponendo nomi che la Germania non poteva rifiutare – ricorda Les Echos. Con il cancellierato di Angela Merkel agli sgoccioli, la Brexit a un passo, la nuova Europa sembrava portare il marchio Macron.

E invece la Francia per eccesso di appetito rischia di perdere lo scranno di capotavola al buffet.

IL NUOVO CASTING DELL’ELISEO

Una corsa persa non significa la fine della partita. Nei prossimi giorni l’Eliseo presenterà un nuovo nome. Già ne emergono. Per gli amanti dei retroscena: dalla segretario alla Difesa facente funzione Florence Parly, all’ex ministro dell’Ambiente Ségolène Royal o – si sorpassasse lo scoglio della scelta di genere per un nome al femminile – il consigliere presidenziale Clément Beaune.

MA PARIGI NON HA FRETTA. MANU FA IL RISENTITO

“Non volevano il nostro candidato, bene aspetteranno”, dichiara una fonte diplomatica a Radio France Internationale. Aggiunge: “Partiamo da zero”. Insomma: Macron non ha voluto giocare subito le proprie carte. Forse domenica, incontrando la cancelliera Merkel, si schiarirà le idee. Macron vuole mantenere a tutti i costi il super portafoglio che aveva strappato per Goulard.

LE MONDE: PASSO FALSO

Ma il passo falso di Macron su Goulard indebolisce la Francia, scrive dal centrosinistra Le Monde. Adesso, “deve lottare per mantenere intatto il perimetro delle poste, in una relazione tesa con la presidente della Commissione”. Che infatti debutterà come anatra zoppa.

CRISI ISTITUZIONALE. PAROLA DI ECONOMISTA

“È una crisi istituzionale dell’Europa a breve e medio termine. Nel breve termine, poiché non esiste una Commissione, mancano tre persone. E, più in generale, ciò mostra disfunzioni e difetti nell’Unione europea che rivelano una crisi latente in Europa”. Parola di Bruno Alomar, economista, autore di La réforme ou l’insignifiance: 10 ans pour sauver l’Union européenne. Ieri il segretario di Stato europeo Amélie de Montchalin alla stazione radio France Inter ha usato parole simili, avvertendo una “grave crisi istituzionale” per l’Ue.

EFFETTO DOMINO. RINVIATO IL DEBUTTO DELLA COMMISSIONE

Fin qui, parrebbero problemi interni a Francia e Germania e dei due tra loro. Ma lo stop a Goulard ha, appunto, un effetto domino per tutti. È praticamente certo che la nuova Commissione non si insedierà come previsto a Ognissanti, ma solo a dicembre. L’era Jean-Claude Juncker non tramonta ancora. Tutto cospira per un rinvio. Intanto – francesismo permettendo – è la palingenesi dei casini: il governo romeno è caduto pochi giorni dopo lo stop al suo candidato in Commissione. Nelle stesse ore nere di Goulard-Macron. Quando Bucarest sarà in grado di presentare un nuovo candidato? Tocca aspettare. Altri grattacapi per von der Layen.

I SUPERPOTERI NON FANNO BRECCIA

Come nella Sylvie di Gérard de Nerval, Macron si era innamorato di tre donne. Le ha individuate e promosse. E come nella novella di Nerval, si è perso nella nebbia. Ha sponsorizzato la Sylvie a super commissario; la parigina Christine Lagarde a neo presidente Bce; e ha tirato la volata alla tedesca von der Layen. (Lagarde e von der Layen sono pure gradite a Papa Francesco). Goulard gliel’hanno bocciata, con von der Layen sta bisticciando. Parigi ha pure sponsorizzato – e ottenuto – il belga francofono Charles Michel a presidente del Consiglio europeo. Tanta roba per l’Eliseo. Troppa.

Suggerisce un funzionario del Parlamento di Strasburgo a Politico: “La più grande opposizione a Goulard è arrivata non dalla Germania, ma da Paesi centrali, orientali e nordici che hanno minacciato di votare contro l’intera Commissione europea se la commissaria francese avesse superato l’esame”.

FRANCHI BISTICCI

Macron è stato eletto nel 2017 con l’aura di un salvatore dell’Unione Europea. Ora si incaglia su una euro commissaria amica di Romano Prodi (suo il copyright sull’italico governo Ursula) e Mario Monti. Con l’ultimo Goulard ha scritto anche un libro a quattro mani. Ma non è il primo incidente del presidente francese a Bruxelles. La sua prima scelta di guidare il gruppo liberale Renew Europe in Parlamento, Nathalie Loiseau, si è interrotta bruscamente sotto gli strali del fuoco amico. E l’ultima non è nemmeno il primo inciampo nelle relazioni con la Germania.

LE CREPE DELLA RELAZIONE FRANCO-TEDESCA

Sull’aria bassa tra Parigi e Berlino, fornisce un riassunto il berlinese Bild. Rapporti scoppiettanti non da ieri. Macron ha fortemente criticato la Germania per il gasdotto Nord Stream 2 del Mar Baltico a febbraio, rinchiudendosi a lungo fino a quando non è arrivato a un accordo. Il vice cancelliere Olaf Scholz aveva chiesto a novembre 2018 che la Francia abbandonasse il suo seggio nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per lasciarlo nell’Ue. Telegrammi da Parigi: no, grazie. Il mese dopo, il commissario europeo Günther Oettinger (Cdu) è uscito con un croccante: Macron ha perso l’autorità.

Insomma: non è sempre valzer tra i due superpoteri europei. Che ora, tra ambizioni e amori litigarelli, fanno aspettare tutti.

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