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Ecco chi ha finanziato Macron

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Macron

L’articolo di Tino Oldani, firma di ItaliaOggi

La rivolta dei gilet gialli sta spingendo i media francesi a scavare sempre più a fondo sulle fortune politiche di Emmanuel Macron, il cui gradimento popolare è sceso ai minimi termini. Tra le inchieste più recenti, spicca quella che il settimanale Journal du dimanche (Jdd) ha dedicato ai contributi finanziari che Macron ha ricevuto per la sua scalata all’Eliseo tra il marzo 2016 e il maggio 2017, quando è stato eletto presidente della Repubblica. La scoperta più sorprendente riguarda l’origine dei contributi in denaro donati a En Marche, il movimento fondato da Macron e ne ha sostenuto la campagna presidenziale: quasi la metà (48% del totale) dei contributi è stata donata da meno di mille sostenitori (913 per la precisione), una sorta di club di ricchi elettori, i quali si sono autotassati per 6,3 milioni di euro.

Questo dato, secondo il settimanale, ha contribuito non poco a sbilanciare il gioco democratico a favore di Macron, favorendone una forte presenza sui media e l’elezione. Non solo. Vista la provenienza dei contributi, il Journal du dimanche sostiene che era del tutto scontato che Macron si comportasse da «presidente dei ricchi», come è poi avvenuto, riducendo il prelievo fiscale su di loro, per stangare invece il ceto medio e medio basso, fino a provocare la rivolta dei gilet gialli.

Analizzando la provenienza geografica dei contributi finanziari, il settimanale sostiene che vi è stato un forte squilibrio tra quanto è stato donato dalla regione di Parigi (il 56% del totale) e da altre roccaforti finanziarie estere, rispetto al resto della Francia. In particolare, colpisce un dettaglio: dopo Parigi, la città più «macronizzata» alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2017 è stata Londra, che con le sue donazioni (800mila euro), provenienti da ricchi sostenitori della City, ha superato quelle delle dieci maggiori città francesi. Non meno stupefacenti i dati provenienti da altre piazze finanziarie estere. Le donazioni a En Marche provenienti dalla Svizzera (95 mila euro) sono state superiori a quelle arrivate da Marsiglia (78.364 euro), seconda città della Francia. Mentre i 18 donatori che si sono fatti vivi dal Libano, con 105 mila euro, hanno contribuito all’elezione di Macron più dei 250 mila abitanti di Bordeax e dei 230 mila di Lille messi insieme.

Queste informazioni, sostiene il settimanale, danno un preciso significato alla parziale rimozione della «exit tax» annunciata in pompa magna da Macron in una intervista su Forbes. Riducendo questa imposta sugli utili in conto capitale per chi delocalizza all’estero un’attività che prima veniva svolta in Francia, il presidente francese sta facendo uno sconto fiscale di circa 800 milioni di euro a non più di 400 contribuenti francesi ultraricchi, ciascuno dei quali otterrebbe così uno sgravio medio di due milioni di euro. Una rivelazione che è altra benzina sul fuoco nella rivolta dei gilet gialli, soprattutto di quelli provenienti dalla provincia francese, che si sentono oppressi dalla politica fiscale di Macron.

Scrive in proposito il settimanale francese: «Nel tentativo di liberarsi dell’etichetta di «candidato dei ricchi», l’ex banchiere avrebbe costretto i suoi collaboratori a mentire. Nel 2017 il team di En Marche assicurava a Libération che la proporzione di donazioni oltre 5 mila euro sulla raccolta totale fosse di un terzo. In realtà è la metà, come documenta l’inchiesta. Ciò diventa interessante se raffrontato con lo studio dell’Istituto delle politiche pubbliche, pubblicato lo scorso ottobre, nel quale si evince che i grandi vincitori della politica fiscale di Macron sono gli ultra-ricchi. Infatti l’1% più ricco ha visto i propri redditi aumentare del 6%, mentre le famiglie meno abbienti hanno perso l’1% del loro potere d’acquisto». Sarà interessante vedere quali saranno gli effetti di simili inchieste sul voto francese per il Parlamento europeo, in programma per il 26 maggio.

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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