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Che cosa penso del programma economico dei Gilet Gialli anti Macron. Il commento del filosofo Ocone

di

Macron

Il programma dei Gilet Gialli in Francia visto e analizzato dal filosofo Corrado Ocone, autore del recente saggio “La cultura liberale. Breviario per il nuovo secolo” (Giubilei Regnani editore)

E’ davvero impressionante la somiglianza fra la piattaforma di richieste inviata alla stampa dei “gilet gialli” francesi (vedere in fondo) e il programma, in buona parte riversato nel “contratto di governo”, con cui i Cinquestelle si sono presentati agli elettori italiani il 4 marzo scorso. A riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che quella italiana non è una situazione politica “anomala” poiché i movimenti che se ne fanno interpreti al governo riflettono un sentire ormai comune a vaste frange dell’elettorato europeo.

Certo, si tratta di una sensibilità che si traduce spesso in richieste irrealistiche, demagogiche, in contraddizione le une con le altre, non riconducibili a una visione del mondo più o meno coerente o organica. Esse però possono essere sintetizzate con una parola che sembra essere il tenue filo rosso che le unisce: ciò che molti europei oggi cercano è protezione, sicurezza. E declinano questa richiesta sia dal punto di vista economico, come nel caso dei “gilet gialli”, sia da quello della legalità e dell’ordine pubblico. La garanzia di sicurezza o protezione della vita è, in verità, lo statuto costitutivo di ogni forma politica della modernità.

Lo Stato nasce per adempiere questo scopo e lo fa avocando a sé l’uso della forza, che, nelle sue mani e sotto il suo monopolio, diventa legittima. Lo Stato moderno però, nel garantire la sicurezza, vuole anche offrire un libero campo di gioco al sano conflitto delle opinioni e delle visioni del mondo, nonché alla libera intrapresa individuale. In questo senso, esso si pone come liberale o “Stato di diritto”.

Ora, invece, sembrerebbe che proprio questa dialettica sia entrata in crisi. In molti sembrerebbero oggi disposti a sacrificare quote non indifferenti di libertà in cambio di quella sicurezza e protezione che bene o male gli Stati occidentali hanno garantito negli ultimi decenni. Il fatto è che proprio questa garanzia sembra oggi essere venuta meno, o vacillare fortemente. E ciò genera ansia, preoccupazione, spavento. I “gilet gialli” si pongono come espressione di questo stato d’animo, soprattutto per la parte riguardante il malessere economico diffuso. Essi quindi si fanno portavoci di richieste sociali che un tempo non avremmo esitato a catalogare come “di sinistra”.

Ciò che però li differenzia dalla sinistra tradizionale mi sembra che sia, da una parte, la mancanza di ancoraggio ad una visione generale del mondo e ad una logica politica stringente, dall’altra, la mancanza di speranza e la connessa disillusione sulle possibilità del futuro. Il malessere più che dall’impoverimento delle nostre società, ancora per fortuna relativo, deriva in effetti dalla convinzione che per sé stessi e i propri figli sarà lecito aspettarsi in futuro sempre di meno.

Alla tendenza delle nostre società, che era stata quella di un progressivo allargamento della classe media, il futuro sembra oggi prospettare una riproletarizzazione dei neoborghesi. Proprio perché manca una visione generale o sistemica, che le vecchie classi proletarie avevano acquisito con la mediazione dei partiti (veri dispensatori della marxiana “coscienza di classe”), la tendenza prevalente è quella di chiedere sussidi e garanzie senza porsi il problema delle risorse: di voler spartire una torta senza capire che la torta rischia di diventare sempre più piccola. O, meglio, le risorse vengono viste come acquisite e definitive, in un gioco a somma zero, anche se ingiustamente accaparrate da “caste” di vario tipo. Le quali perseguirebbero i propri interessi non considerando minimamente i riflessi sulla vita delle persone delle loro politiche.

Il Macron patrocinatore di una rapida svolta ecologista e che non si pone il problema dell’incidenza che l’aumento delle tariffe del gasolio ha, anche e soprattutto psicologicamente, su una classe media impoverita o in via di impoverimento, è un esempio da manuale del fallimento delle élite politiche occidentali e insieme la miccia di questa sorta di jacquerie postmoderna che le strade e piazze parigine ci stanno in questi giorni offrendo.

Il “principio speranza” di cui parlava il filosofo tedesco Ernst Bloch, o semplicemente la fiducia nel futuro, ha abbandonato oggi i ceti deboli. Al contrario le élite, che per tutta la modernità avevano subito l’avanzata dei proletari e avevano maturato un sentimento pessimista sul mondo, guardano invece ora al futuro con l’ottimismo di chi sa che l’umanità si avvicina a un mondo, dominato dalla tecnica, che dischiude inaudite possibilità.

Questa inversione del sentimento dominante fra élite e popolo è un’altra delle contraddizioni del nostro tempo.

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ECCO IL PROGRAMMA DEI GILET GIALLI

  1. Urgente: risolvere il problema dei senzacasa. Circa 200 mila persone vivono per strada in Francia.
  2. Imposta sul reddito fortemente progressiva;
  3. Paga minima mensile di riferimento SMIC a 1300 euro;
  4. Favorire i piccoli commercianti con la fine della costruzione dei grandi centri commerciali e con la concessione dei parcheggi gratuiti nelle città;
  5. Che i grandi (Macdonald, Amazon, Carrefours) paghino tanto e i piccoli paghino poco;
  6. Tutti abbiano la stessa pensione, fine della discriminazione per i lavoratori dipendenti (RSI);
  7. Il sistema pensionistico deve essere socializzato ed essere solidale per tutti; 
  8. Fine dell’aumento dei carburanti;
  9. Pensioni minime a 1200 euro mese;
  10. Per tutti gli eletti lo stipendio ottenibile sarà lo stipendio MEDIO, con controllo per i rimborsi dei trasporti e gli altri trasporti ed il diritto alle ferie pagate. Anche questa richiesta ricorda molto quella del M5s in Italia, ed è anche indicativa della scarsa stima dei francesi per i loro politici;
  11. Tutti gli stipendi e le pensioni devono essere collegati all’inflazione;
  12. Difendere l’industria francese, combattere le delocalizzazioni e difendere il know how specifico;
  13. Fine del lavoro in trasferta. Tutti coloro che lavorano sul territorio francese devono essere sottoposti alle norme fiscali, contrattuali e previdenziali dei cittadini francesi, senza possibilità di fare concorrenza sleale ai lavoratori nazionali.
  14. Lotta per la sicurezza del posto di lavoro contro i Contratti a tempo determinato (CDD) ed a favore dei contratti a tempo indeterminato;
  15. Fine del CICE , cioè del regime speciale concesso alle imprese di riduzione del carico contributivo, e sua conversione in un fondo per lo sviluppo dell’auto francese a Idrogeno,quella si veramente ecologica, invece che quella elettrica , che ecologica non è (ed hanno ragione);
  16. Fine della politica di austerità, con il non pagamento di tutti quegli interessi sul debito che sono stati dichiarati illegittimi, e pagamento degli altri senza pesare sui poveri, ma cercando di rincorrere le frodi fiscali (80 miliardi).
  17. Che siano trattate le cause all’origine delle migrazioni; 
  18. Che i richiedenti asilo siano ben trattati, abbiano alloggi , cibo ed educazione, ma lavorando con l’ONU affinché attendano il permesso di accesso nei paesi d’origine;
  19. Che le concessioni ed i rinnovi dei permessi di soggiorno siano compiuti nei paesi d’origine;
  20. Che una vera politica dell’integrazione sia messa in atto, per cui immigrare in Francia significhi diventare francese, con corsi di lingua, di storia e di educazione civica , con un percorso certificato;
  21. Salario Minimo a 15 mila euro annui , 1250 euro al mese senza tredicesima;
  22. Creazione di nuovi posti di lavoro per i disoccupati; 
  23. Aumento dei fondi per gli handicappati;
  24. Tetto per gli affitti e affitti sotto controllo per gli studenti e i lavoratori sociali;
  25. Divieto della vendita di beni appartenenti allo Stato francese (esempio gli aeroporti, con la società Aeroporti di Parigi che è in vendita);
  26. Più mezzi per la giustizia, le forze dell’ordine e l’esercito a cui siano pagate le ore di straordinario;
  27. Tutto il denaro incassato dai pedaggi autostradali deve essere utilizzato per la sicurezza e l’ammodernamento delle autostrade francesi;
  28. Il prezzo del gas e dell’elettricità è aumentato dopo le privatizzazioni e quindi questi servizi devono tornare pubblici per ridurre il prezzo delle utenze;
  29. Fine della chiusura delle linee secondarie, dei pronto soccorso, degli uffici postali, delle maternità de delle scuole;
  30. Divieto di fare business sugli anziani. “L’oro grigio è finito”;
  31. Tetto massimo di 25 allievi in ogni scuola di ogni ordine e grado;
  32. Una legge per il referendum popolare, con un sito trasparente tove raccogliere le firme. Se una proposta raggiunge le 700 mila firme , dopo essere stata completata dal parlamento deve essere portata come referendum popolare entro un mese ed un anno;
  33. Ritorno del manato del Presidente a 7 anni, con elezioni politiche ogni 5 in modo da dare un segnale politico al presidente stesso sulla qualità del suo comportamento;
  34. Obbligo pensionistico a 60 anni per i lavori usuranti che godranno della possibilità di pensione volontaria a 55 anni;
  35. Estensione del sistema di assistenza per la sorveglianza dei minori Pajemploi dai 6 ai 10 anni;
  36. Il trasporto per le merci deve favorire la ferrovia rispetto alla strada;
  37. Fine dei prelievi alla fonte;
  38. Fine dell’indennità presidenziale a vita;
  39. Divieto di far pagare commissioni sui pagamenti per carte di debito, Tasse sul gasolio navale e kerosene per aerei. 
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