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Dazi

Il taglio alle tasse di Trump favorirà Apple, Walmart e JpMorgan

Per aumentare le probabilità di vittoria alle elezioni, Donald Trump ha promesso di ridurre le tasse alle grandi aziende come Apple, JpMorgan e Walmart. Ecco cosa prevede il piano dell'ex-presidente.

Un’ottantina di amministratori delegati tra cui quelli di Apple, JPMorgan e Walmart. Li ha incontrati Donald Trump a Washington per far loro la succulenta promessa di un taglio alle tasse, dazio che il tycoon paga volentieri – è pur sempre lui ad avere varato la super-sforbiciata nel 2017 che ora Biden non vuole rinnovare – per chiedere man forte ai magnati Usa e assicurarsi il ritorno alla Casa Bianca.

La promessa di Trump

Come riporta Cnn, l’impegno preso dal costruttore ed ex presidente è quello di abbassare il prelievo sulle imprese dall’attuale 21% al 20%.

La promessa è quella di estendere quella sforbiciata decisa da lui stesso ai tempi della sua amministrazione e che teoricamente dovrebbe scadere nel 2025, con una mossa che potrebbe costare all’erario – secondo il calcolo fatto dal Congressional Budget Office – ben 4,6 miliardi di dollari nell’ipotesi del mero rinnovo del Tax Cuts and Jobs Act ma che potrebbero essere molti di più in caso di rimodulazione dell’aliquota.

Il solco tra gli sfidanti

Nel fare la sua promessa solenne, peraltro già annunciata in precedenza, il tycoon ha fatto bene i suoi calcoli.

La vera ragione non sta infatti in quanto da lui stesso affermato, ossia che il 20% è una cifra tonda e rappresenterebbe un potente stimolo con cui rendere più competitiva nel mondo corporate America e creare nuovi posti di lavoro.

Al di là del credo economico, l’obiettivo di Trump è marcare le distanze con quel presidente in carica e suo sfidante Biden che ha già detto che quel taglio di sette anni fa non sarà da lui rinnovato nel 2025 poiché la sua priorità è tutelare i contribuenti più piccoli, quelli che pagano in tasse meno di 400.000 dollari l’anno che sarebbero, in caso di rielezione, beneficiari di un piccolo taglio di tasse.

A tal fine, Biden ha proposto di alzare l’aliquota sulle imprese dal 21 al 28%, spostando dunque l’onere su quelle aziende a stelle e strisce cui ora si rivolge il re del MAGA con un messaggio più che rassicurante.

Ad essere prese di mira sono dunque le parole con cui Biden lo scorso aprile ha anticipato che “se sarò io eletto (non rinnoverò) quel taglio di tasse (…) che ha avvantaggiato in modo schiacciante i più ricchi e le aziende più grandi facendo esplodere il debito federale”.

Un incontro “bizzarro”

L’aggettivo lo usa The New Republic per definire un incontro, avvenuto lo scorso giovedì, in cui si sono fatti vedere una ottantina di amministratori delegati tra cui anche quelli di Citigroup, Bank of America e Wells Fargo destinatari, scrive la testata antipatizzante, di dichiarazioni roboanti al limite del non senso.

“Abbiamo intenzione di offrirvi lo stesso menu per altri quattro anni”, avrebbe scandito Trump secondo una persona presente all’incontro citata da Cnbc. Una sua presidenza, questo il succo del messaggio, riproporrebbe le stesse politiche economiche adottate nel primo mandato.

“Abbiamo bisogno di un presidente che sia padrone del gioco”, avrebbe anche detto concludendo con una frase ad effetto: “ammettiamolo, questo presidente non lo è”.

L’altra promessa del giorno

Quello del taglio dell’aliquota non è l’unico annuncio fatto da Trump giovedì scorso.

Agli atti c’è anche quanto detto in un precedente incontro con i parlamentari repubblicani del Capitol Hill Club: la promessa di varare nuovi dazi e dunque una politica protezionistica sulla falsariga del Trump 1.

L’idea sarebbe addirittura quella di usare i proventi dei dazi per eliminare le tasse sui redditi, in una proposta che secondo quanto scritto da Trump dopo l’incontro sulla sua piattaforma Truth Social avrebbe avuto un’accoglienza positiva.

Ma secondo il New York Times il candidato repubblicano non avrebbe detto la verità, ossia che i leader d’azienda sono contrari a quei dazi che non solo aumentano i costi delle importazioni delle materie prime ma rischiano di innescare una guerra commerciale in cui a lasciarci le penne sono proprio loro.

Immigrazione qualificata

Da registrarsi inoltre, a bilancio di questa giornata trumpiana, i toni decisamente più morbidi rispetto allo standard sulla materia per lui incendiaria dell’immigrazione.

Sia pur ribadendo il suo mantra dei milioni di migranti che premono al confine nella più indesiderata delle invasioni, secondo il New York Times il magnate avrebbe elogiato l’arrivo di personale istruito e qualificato che tanto beneficia le imprese Usa.

Il quotidiano ricorda che gli stessi Ceo presenti alla riunione di giovedì l’avevano più volte esortato, quando era presidente, ad adottare un approccio meno restrittivo in materia di flussi.

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