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Dalla Cop26 al G7, ecco come Johnson lancerà la Global Britain

Camera Dei Comuni

Il 2021 sarà l’anno della Global Britain secondo il governo Johnson. Ecco perché. Il punto di Daniele Meloni

 

Con un doppio post quasi congiunto sugli account del Foreign Office e di Downing Street, Dominic Raab e Boris Johnson hanno voluto celebrare ieri la prima seduta ufficiale delle Nazioni Unite, tenutasi 75 anni fa proprio a Londra. “Il Regno Unito continuerà a essere una forza alla ricerca del bene nelle relazioni internazionali”, ha scritto Raab. Mentre sull’account del Premier è comparsa un’immagine dell’allora Primo Ministro, il laburista Clement Attlee, mentre parlava ai delegati delle nazioni dal podio del Methodist Central Hall di Westminster.

Il 2021 sarà l’anno in cui nelle intenzioni di Johnson, Raab, e del Ministro del Commercio Internazionale, Liz Truss, la Global Britain decollerà, pur in un contesto reso difficile dalla pandemia, che sta colpendo duramente Londra e tutta l’Europa. Riaffermare l’appartenenza alle Nazioni Unite – un organismo sempre più in difficoltà ma ancora considerato l’unico in grado di fare da forum mondiale riconosciuto internazionalmente – è la piattaforma attraverso cui Johnson si appresta a presiedere 3 eventi di portata mondiale, che daranno un effetto di slancio a Londra per proiettarsi nel futuro.

La Cop26 è il Summit dell’Onu sul cambiamento climatico e si terrà il prossimo novembre a Glasgow, in Scozia. Per dare l’idea dell’importanza che dà il Premier britannico all’evento basti dire che il suo Ministro per il Business e le politiche industriali, Alok Sharma, è stato invitato a lasciare il posto per occuparsi interamente della Cop26, di cui sarà il Presidente e delegato del Governo britannico. Johnson sa che a questa conferenza ci tengono in particolare alcuni suoi interlocutori fondamentali. Non solo la fidanzata Carrie, ma anche e soprattutto il nuovo Presidente americano Joe Biden e l’erede al trono, Principe di Galles Carlo. Per Biden la transizione energetica è un tassello fondamentale nella strategia di contenimento della Cina, e per mettere pressione su Pechino nell’ambito della green energy. Non è un caso che il Premier britannico abbia lanciato la sua Green Industrial Revolution e abbia annunciato di volere fare dell’Inghilterra l’Arabia Saudita dell’eolico proprio dopo la sua elezione a 46esimo Presidente Usa.

Johnson vuole anche usare la presidenza del G7 in questo senso. Innanzitutto, ha allargato l’invito anche ad Australia, Corea del Sud e India, per creare una sorta di D10, delle dieci democrazie più importanti del mondo. Un’idea che risuona molto vicina all’idea del Forum delle Democrazie per fare argine agli autoritarismi annunciata da Biden. Con il G7 britannico Johnson vuole riunire e rappacificare un mondo diviso dalle grandi tematiche della geopolitica attuale e dalla crisi del Covid. Programma ambizioso per un forum che spesso, in passato, è stato poco più di una passerella per i leader mondiali.

A settembre 2021 il Regno Unito si insedierà anche alla presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’organo principale dell’organizzazione in cui Londra ha il diritto di veto sin dalla sua creazione. L’idea di Johnson è di utilizzare al massimo il leverage di cui dispone lo Uk nelle organizzazioni sovranazionali per trarre beneficio nell’estroflessione del Paese sul piano internazionale. Così, si spiega anche la mossa – non andata a buon termine – di candidare Liam Fox al vertice del Wto, e la scelta controversa, di nominare l’ex premier australiano Tony Abbott, come consulente del Ministero del Commercio Internazionale con la delega allo sviluppo del libero commercio nel mondo. Mosse da Global Britain. Vediamo cosa succederà.

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