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Covid e i vecchi. Idee e fesserie

di

Lava Jato Brasile Argentina

Tra le idee anti Covid c’è quella di recludere gli anziani nelle loro abitazioni. Un provvedimento illegale e inutile, già meditato in altri paesi e continenti. L’approfondimento di Livio Zanotti, autore del “ildiavolononmuoremai.it”.

Travolti come tutti e tutto dall’aggressività assassina del Covid-19, i vecchi — più gentilmente, gli anziani (un terzo all’incirca della popolazione italiana e dell’intero Occidente in crisi e tuttavia complessivamente benestante) —possono vedersi facilmente trasformati da (falso) problema in (falsa) soluzione. Come, è presto detto: poiché di fronte ad essi il perfido coronavirus si trasforma in un implacabile killer, si tratterebbe semplicisticamente di escogitare un sistema per evitare l’incontro-scontro. Et voilà: per tutti, scampato il pericolo!

Visto il perché, trovato il come. La modalità che viene in mente ora a questo ora a quello (sociologi, virologi, statistici attuariali, calciatori di fama, economisti free-lance, amministratori pubblici e giornalisti conniventi), è la modalità clausura. Nel senso che basterebbe impedire ai vecchi di mettere il naso fuori dalla porta, per dimezzare i morti, liberare le terapie intensive, la coscienza nazionale e il bilancio dello stato. L’unico a restarci male sarebbe lo stramaledetto coronavirus. Qualcuno avrebbe da ridire?

Neanche a pensarci prima. Sacrificare la libertà di alcuni per salvare quella di tutti. Era così facile: l’uovo di Colombo! In realtà, però, ci hanno pensato prima, eccome: a Pechino, a Buenos Aires, a New York… Poi, riflettendoci meglio, non ne hanno fatto niente. Anzi no, qualche mese addietro a Buenos Aires il tentativo è stato compiuto: dopo aver allestito alcune brigate di giovani volontari disposti ad acquistare latte, biscotti, giornali e sonniferi conto terzi, il governo della città (convintamente neo-liberista) ha predisposto il divieto di libera circolazione per gli ultrasettantenni.

È rapidamente evaporato nel diluvio d’indignazione e sarcasmo che prima ancora di concretarsi nei minacciati ricorsi alla Corte Suprema, agli habeas corpus, ai cacerolazos, alle manifestazioni di strada (in attesa di quelle elettorali), ha invaso social-media e ogni genere di spazi di comunicazione pubblica. Ma c’è voluto l’intervento della magistratura ordinaria per cancellarlo formalmente. L’apertura di un conflitto generazionale per coprire inspiegate inefficienze e imbarazzanti impotenze sembrerebbe l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, nella marea di guai che siamo chiamati a fronteggiare (fin da prima della pandemia).

Il cattivo alchimista non è tanto l’ormai puntualmente bistrattato politico, l’inclinazione al potere solipsista del governante di turno. Non in senso stretto, quantomeno. C’è una burocrazia lato sensu (composta da un agglomerato di già citati specialisti più o meno accreditati o aspiranti tali) che in assenza di scelte etiche e ideologiche dichiarate macina farine di pretesa origine biologica. Ma nel nostro caso concreto, nascosto dietro il suo equivoco paternalismo, mette in circolo la violenza insita nell’idea di una discriminazione anagrafica. Eco appena velato di un utilitarismo benthamiano fuori del tempo.

Non si tratta solo dei diritti. Gli stessi numeri, il valore oggettivo della loro evidenza, vengono esposti al massacro di negazionisti e irrazionalisti d’ogni specie e finalità, quando sono presentati al di fuori di un contesto coerente. Ad esempio, uno solo: sappiamo che la maggior parte dei morti per coronavirus sono anziani, maggiori di sessant’anni. Ma non sono noti, non ai più, in quanto mai divulgati, i dati sulle condizioni in cui vivevano quegli anziani. In cambio — sia pur sommariamente — abbiamo appreso che nei loro ricoveri hanno avuto luogo delle vere e proprie stragi.

E non perché i ricoverati andassero al bar fuori orario o nottetempo in discoteca. Ovviamente, se qualcuno osservava con scrupolo le norme restrittive previste, volenti o nolenti, erano loro. A perderli sono stati il superaffollamento, sempre nocivo e con il Covid divenuto esiziale, e i contagi portati dall’esterno (personale medico e paramedico, familiari, per lo più giovani) che li hanno trovati completamente indifesi. Dunque le condizioni in cui vivono moltissimi anziani e non l’età in quanto tale hanno cospirato contro la loro vita. È stato provveduto in qualche modo e misura a sanare questo tipo di situazioni? È un altro dato sconosciuto.

I gerontologi più prestigiosi spiegano (se consultati) che l’adulto maggiore non è di per sé uno psicolabile, al contrario comprende benissimo rischi e convenienze, costi e ricavi di un determinato comportamento. Il suo è di norma tra i più corretti. La doverosa funzione dello stato è garantirgli le migliori condizioni possibili per la sua sicurezza, non scaricargliene l’onere sulle spalle con un abuso di autorità. È un pessimo criterio. Un precedente da evitare —questo sì — per il bene comune. Infine, senza sapere dove, come ed eventualmente con chi vive, quali certezze avremmo che l’anziano recluso in casa propria sia al riparo dal maledetto contagio?

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