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Finalmente Conte ha capito che il Conte 2 sarà rottamato

Economia

Conte, dopo aver resistito per settimane, salirà al Colle per consegnarsi nelle mani del presidente della Repubblica che aprirà formalmente la crisi. “Cari governanti, basta pagliacciate”, aveva consigliato il 5 gennaio Start Magazine…

 

Quindi, a quanto si legge sui giornali, il “Conte due è morto, lunga vita al Conte ter”. Dovrebbe finire così una vicenda che ha del grottesco. Con il premier che, alla fine e dopo aver resistito per settimane, sale al Colle, per consegnarsi nelle mani del presidente della Repubblica. Che aprirà formalmente la crisi. Era lo scenario più prevedibile, fin dall’inizio. E noi stessi, nel nostro piccolo, l’avevamo evocato, su queste colonne, fin dallo scorso 5 gennaio (“Cari governanti, basta pagliacciate“).

Perché prevedibile? Perché le regole e le prassi costituzionali servono proprio a questo. A spersonalizzare, a svelenire il clima dagli eccessi di narcisismo, a far emergere i reali problemi del Paese, su cui costruire le necessarie risposte, prima di rimettere, eventualmente, lo scettro al popolo. Nel caso di impossibilità manifesta. Ed invece Palazzo Chigi si è comportato come ai tempi della Casa reale. Quando i giochi a corte erano determinanti. Quando prevalevano i rapporti di vicinanza con un sovrano che, in apparenza, regnava ma non governava. Ma che di fatto era in grado di condizionare pienamente la vita del Paese.

A Conte le forze politiche, e non solo quelle, hanno concesso fin troppo. Hanno contribuito ad orchestrare una campagna contro una componente della maggioranza, colpevole di aver fatto le proprie scelte. Nemmeno si fosse trattato di un matrimonio indissolubile. Eventualità, contro la quale, c’era sempre la possibilità di ricorrere alla Sacra Rota, per ottenere l’annullamento. Ed invece la denuncia di un comportamento ritenuto “irresponsabile” ha cementato, seppur solo per qualche giorno, quel che rimaneva di una vecchia alleanza, da tempo sull’orlo di una crisi di nervi. Fino all’inevitabile capitolazione.
Il rischio di possibili elezioni è stato continuamente esorcizzato. Varie le motivazioni: il Recovery Plan, la pandemia. Argomenti seri, ma non dirimenti. Altrimenti non si capirebbe perché in altri Paesi – dagli Usa, ad Israele, all’Olanda solo per citarne alcuni – sarebbero non solo possibili, ma necessarie. Una nuova anomalia italiana? La verità nascosta, ma nemmeno tanto, era tutta di natura politica. Il rischio che dalle urne potesse nascere una maggioranza diversa dall’attuale. Ed ecco allora l’anatema. Il rinvio, il raggiro delle prassi costituzionali nella speranza di salvare il salvabile.

No al sovranismo, al populismo, all’euro scetticismo e via dicendo. Si possono anche comprendere queste preoccupazioni. Ma allora che facciamo? Non chiamiamo più gli italiani alle urne fin quando un’Autorità – morale (?), politica (?) e via dicendo – non avrà dato il suo benestare, rilasciando un certificato di buona condotta? Strana idea della democrazia. Soprattutto stravagante interpretazione dell’articolo 1 della nostra Costituzione. A meno che quell’inciso sulla sovranità popolare (“che la esercita nei limiti”) non sia interpretato secondo tavole della legge, scritte da qualche vecchio ideologo della Terza Internazionale.
Comunque, alla fine, è bene ciò che finisce bene. Sempre che si realizzino quei presupposti dai quali siamo partiti. Si dirà: ma il Conte ter non sarà poi una riedizione del Conte bis? Chi ragiona così ancora una volta sottovaluta il dinamismo che le prassi costituzionali sono destinate ad attivare.

Parafrasando il Mao-pensiero, non siamo di fronte ad un “pranzo di gala”, ma ad un processo dal cui sviluppo nascerà un nuovo programma di governo ed un equilibrio all’interno dello stesso esecutivo. In cui alcuni poteri, compresi quelli del Presidente del consiglio, avranno una diversa caratura. Sarà meglio o peggio? E chi può dirlo? Staremo a vedere. Come dice un vecchio proverbio: ogni giorno ha la sua pena.

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