Economia

Ecco i 4 prelievi fiscali dell’Ue per finanziare il Recovery Plan

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evasione fiscale

Quattro nuove tassazioni da 22 miliardi di euro hanno l’obiettivo dichiarato di incrementare dello 0,6% le entrate dirette dell’Unione per far fronte a tutte le passività derivanti dall’emissione dei cosiddetti Recovery bond. L’articolo di Luigi Chiarello per Italia Oggi

 

Quattro prelievi «fiscali» dell’Unione europea per finanziare il Recovery plan.

Quattro nuove «tassazioni» dal gettito complessivo stimato in 22 mld di euro l’anno (circa il 12% del totale delle entrate del bilancio Ue), che hanno l’obiettivo dichiarato di incrementare dello 0,6% le entrate dirette dell’Unione – note come risorse proprie – per far fronte a tutte le passività derivanti dall’emissione dei cosiddetti Recovery bond (interessi ed eventuali, seppur remote, inadempienze dei singoli stati). Il tutto fino al 31 dicembre 2058.

È quanto mette in conto la Commissione europea per ottemperare agli impegni finanziari conseguenti al varo del Piano di ripresa e resilienza post Covid-19, contenuto nel pacchetto Next Generation EU.

Bruxelles prenderà a prestito dal mercato fino a 750 mld di euro, gran parte dei quali nel periodo 2020/24.

Così, una decisione del Consiglio Ue (n. 2020/2053 del 14 dicembre 2020, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 424 del 15/12/2020), ha disposto un incremento straordinario e temporaneo dei massimali di gettito Ue per far fronte alle conseguenze della crisi da coronavirus.

Questo aumento è dello 0,6% e vale sia per il totale dei prelievi fiscali diretti dell’Unione (limite oggi pari all’1,4% della somma del Reddito nazionale lordo di tutti gli stati membri), sia per il totale delle contribuzioni che i singoli stati versano ogni anno al bilancio Ue (massimale ora non superiore all’1,46% della somma dell’Rnl di tutti gli stati).

Ma in che cosa consistono i nuovi prelievi?

In sintesi: un’aliquota del 3% applicata alla nuova base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società; una quota del 20% dei proventi delle aste del sistema Ue di scambio delle quote di emissioni; un contributo nazionale basato sulla quantità di rifiuti di imballaggi di plastica non riciclati.

A tutto ciò si affiancherà una riforma delle attuali entrate, che manterrà i dazi doganali come gettito diretto, ma ridurrà dal 20 al 10% la percentuale che gli stati trattengono a titolo di «spese di riscossione». E semplificherà l’Iva

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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