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Come manovrano Usa, Francia, Regno Unito e Germania nell’Indo-Pacifico contro la Cina

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indo pacifico

Che cosa succede nell’Indo-Pacifico? Il punto di Giuseppe Gagliano

 

La strategia americana attuata dalla attuale amministrazione Biden prosegue con decisione la volontà di contrastare la politica di produzione di potenza del Dragone nel Mar cinese meridionale.

Martedì infatti la Marina degli Stati Uniti ha inviato le portaerei USS Theodore Roosevelt e USS Nimitz nelle acque contese, accompagnate da altre navi da guerra tra cui incrociatori missilistici guidati USS Bunker Hill e USS Princeton e cacciatorpedinieri USS Russell e USS John Finn, operazioni queste che hanno dimostrato la capacità della marina americana di operare in ambienti difficili.

Tuttavia l’elemento rilevante sotto il profilo della strategia marittima è rappresentato dalla presenza del sottomarino nucleare francese Émeraude e da una nave di supporto navale che hanno effettuato un pattugliamento attraverso la regione.

Il ministro della Difesa francese Florence Parly ha dichiarato che la manovra costituisce “una prova lampante” che la marina potrebbe operare in modo sinergico con i suoi partner strategici per lunghi periodi e soprattutto essere in grado di condurre operazioni di deterrenza lontano da casa.

Inoltre il ministro della Difesa Parly ha affermato che la Francia ha zone economiche esclusive da tutelare nella regione indo-pacifica e intende salvaguardare i suoi interessi e la sua sovranità.

A breve — entro fine dell’anno per essere precisi — anche la Royal Navy prevede di inviare la portaerei HMS Queen Elizabeth attraverso il Mar Cinese Meridionale e lo Stretto di Taiwan fino al Mar Cinese Orientale, dove si unirà a un’esercitazione navale con Stati Uniti e Giappone.

La Germania ha anche detto che quest’anno invierà una fregata a pattugliare l’Indo-Pacifico.

Due brevi considerazioni: da un lato queste manovre di contenimento anti-cinese da parte francese sono pienamente coerenti con quanto dichiarato proprio recentemente da Macron in una lunga intervista all’Atlantic Council. E dall’altro lato la postura strategica francese è sempre di più una postura globale. D’altronde il dispositivo nucleare francese fortemente voluto da de Gaulle consente alla Francia credibilità ed autorevolezza.

Se infatti mettiamo a raffronto — pur considerando naturalmente il contesto geopolitico differente — il modus operandi francese dell’Indo-Pacifico e quello italiano in Libia, il nostro paese esce per l’ennesima volta umiliato. Ma naturalmente — per chi crede alle favole — “San Mario Draghi” sarà in grado di dare nuovo slancio alla politica estera italiana…

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