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Come e perché l’Antitrust Ue sfruculia Google e Facebook

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indagine Google

La Commissione europea ha confermato che sta indagando su come Google e Facebook raccolgono e monetizzano i dati. Tutti i dettagli

Bruxelles non molla la presa sulle big tech statunitensi. Oggi l’Antitrust europeo ha confermato un’indagine sulle pratiche di raccolta dei dati di Google e Facebook, come hanno riportato il Financial Times e la Cnn.

Attraverso l’indagine la Commissione europea intende approfondire le implicazioni sulla concorrenza dei giganti della tecnologia che raccolgono enormi quantità di dati. Ovvero in che modo ciò potrebbe minare la capacità dei concorrenti di competere equamente o accedere ai mercati online.

CONCORRENZA UE, VESTAGER POTENZIATA NEL RUOLO DI COMMISSARIO

La lente dell’Antitrust si è abbassata ora che il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager si prepara al ruolo di vice presidente per il digitale nella nuova Commissione europea, entrata in carica questa settimana.

Durante il precedente mandato, Vestager ha mostrato il pugno di ferro con i giganti del web esprimendo preoccupazioni sul fatto che possano abusare di posizione dominante nel mercato online. A luglio infatti i regolatori Ue hanno avviato un’indagine per stabilire se l’uso da parte di Amazon di dati da venditori indipendenti violi le regole della concorrenza.

IN COSA CONSISTE L’INDAGINE A GOOGLE

Tornando alle indagini avviate oggi, nel caso di Google la Commissione ha inviato un lungo elenco di domande ai rivali su come il motore di ricerca raccoglie i dati e ne guadagna.

“La Commissione ha inviato questionari nell’ambito di un’indagine preliminare sulle pratiche di Google relative alla raccolta e all’utilizzo dei dati. L’indagine preliminare è in corso”, ha dichiarato l’autorità di regolamentazione dell’Ue a Reuters.

Gli intervistati hanno una scadenza del 7 gennaio per inviare le proprie comunicazioni.

LA REPLICA DI MOUNTAIN VIEW

“Utilizziamo i dati per rendere i nostri servizi più utili e per mostrare pubblicità pertinente e offriamo alle persone i controlli per gestire, eliminare o trasferire i propri dati”, ha fatto sapere un portavoce di Google in una nota.

“Continueremo a impegnarci con la Commissione e altri su questa importante discussione per il nostro settore”, ha aggiunto il portavoce.

E QUELLA DI FACEBOOK

Per il momento invece, il colosso tecnologico fondato da Mark Zuckerberg non ha rilasciato dichiarazioni al riguardo né la commissione ha commentato specificamente l’indagine di Facebook.

SOTTO INDAGINE ANCHE “A CASA PROPRIA”

L’inchiesta giunge mentre Google, Facebook e gli altri giganti della Silicon Valley sono sottoposti a un maggiore controllo da parte dei funzionari governativi e dei regolatori anche dall’altro lato dell’Atlantico.

Quest’estate infatti il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’istruttoria antitrust ad ampio raggio dei maggiori attori della Silicon Valley tra cui Google, Apple, Facebook e Amazon. Ad agosto, Alphabet, parent company di Google, ha ricevuto una richiesta obbligatoria di informazioni.

LA MULTA A STELLE E STRISCE A FACEBOOK

Nel frattempo, la Federal Trade Commission statunitense ha multato Facebook per 5 miliardi di dollari per chiudere un’inchiesta da parte delle autorità Usa sulle sue pratiche legate alla privacy. Si tratta della più grande sanzione finanziaria mai imposta dal regolatore.

QUELLA EUROPEA AL COLOSSO DI MOUNTAIN VIEW

L’indagine europea arriva invece a meno di un anno dalla multa di  1,7 miliardi di dollari imposta dalla Commissione europea a Google lo scorso marzo. Secondo l’Antitrust Google “ha abusato della sua posizione dominante imponendo un numero di clausole restrittive nei suoi contratti con siti Web di terzi, impedendo ai concorrenti di posizionare la loro pubblicità contestuale su questi siti”.

TUTTE LE BATOSTE DELL’UE A BIG G

È stata la terza multa dell’Ue contro Google in tre anni e ha portato il conto totale dell’azienda a 8,2 miliardi di euro dopo quasi un decennio di indagini sulle sue pratiche di acquisto, le regole di Android e il dominio della pubblicità. La sanzione di marzo è stata inferiore rispetto alle due precedenti, dato che Google ha lavorato attivamente con la Commissione europea per modificare le sue politiche di AdSense dopo che l’Ue aveva annunciato l’indagine nel 2016.

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