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Ci sarà un nuovo lockdown?

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“Ci sarà un nuovo lockdown? La risposta è no, stando al premier (almeno per una presunta versione “generalizzata”). Tuttavia io continuo a darmi, come termine di confronto, il raggiungimento di quota 1000 terapie intensive”. Il post di Peter W. Kruger

Ci sarà un nuovo lockdown?

La risposta è no, stando alle dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio (almeno per una presunta versione “generalizzata”).

E, tuttavia, io, per capirci un po’, continuo a darmi, come termine di confronto, il raggiungimento di quota 1000 terapie intensive (il numero che avevamo quando il primo lockdown fu implementato).

Cioè, più precisamente, ai trend attuali di crescita, quanto occorre per arrivare a quota 1000?

Ho già fatto questo confronto qualche settimana fa. Allora, la quota 1000 si raggiungeva più o meno attorno al 15 ottobre.

Per fortuna, il trend esponenziale è un po’ rallentato (come potete vedere da fig. 1), il che può significare molto in un trend esponenziale. Tuttavia, poiché sempre di trend esponenziale si tratta, il rallentamento ci fa guadagnare appena due settimane, con quota 1000 raggiunta attorno a fine mese (vedi fig. 2).

 

Questo significa che a fine ottobre sarà necessario un nuovo lockdown? Per fortuna, ci sono notevoli differenze tra la seconda ondata e la prima.
Intanto, i tassi di crescita esponenziale oggi sono molto minori di marzo. Allora, l’epidemia raddoppiava ogni due giorni e mezzo. Oggi, lo fa ogni circa 2 settimane. Non solo. A marzo, il sistema sanitario era sostanzialmente impreparato. Oggi, ci troviamo più attrezzati (ma non quanto occorrerebbe). Inoltre, oggi la distribuzione geografica è meno concentrata che durante la prima ondata (ma ciò arriva con la cattiva notizia che tante regioni con i sistemi sanitari deboli rischiano di ritrovarsi presto con numeri difficilmente gestibili).

Quindi, abbiamo sicuramente più margini di manovra che a marzo. Tuttavia, come abbiamo imparato a marzo, guai a sfidare un andamento esponenziale. Anche ammettendo che la nostra capacità di gestire l’epidemia oggi sia raddoppiata rispetto a marzo, occorrerebbero appena altre due settimane (metà novembre) per ritrovarci nei guai. E se, invece, la nostra capacità fosse quadruplicata? Altre due settimane (fine novembre) ed eccoci di nuovo nei guai. Detto semplice, tu puoi anche decuplicare la capacità (ciao core….), ma l’esponenziale è inesorabile e l’inverno lungo…

Ok, ma cosa significa ritrovarsi nei guai?

Semplice. Essere nei guai significa che il sistema sanitario non riesce più a tenere il passo con l’epidemia e tanta gente, che altrimenti si potrebbe salvare con cure adeguate, inizia a morire (ricordate la Lombardia a marzo?). In altre parole, la mortalità inizia a crescere in maniera drammatica (ammesso che si sia ancora in grado di tenere il conto).
Magari lo faremo in modo più smart (aspetta e spera…), ma i miei proverbiali two cents sono sul fatto che, entro non molto, toccherà richiudere un sacco di gente a casa.

Si sarebbe potuto evitare tutto questo? Certo, si sarebbe potuto fare come hanno fatto, ad esempio, i sud coreani che anziché mettersi fare a gara di capacità con l’esponenziale (di quante risorse infinite disponi?), hanno ammazzato i focolai nella culla facendo il contact tracing serio (quello che noi non abbiamo mai voluto fare).

E, ormai, il genio ce lo siamo lasciati uscire dalla lampada…

Complimenti!

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