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Che cosa faranno Draghi e Colao sul 5G in salsa cinese?

Open Ran

L’intervento di Marco Mayer, docente al Master Cybersecurity Luiss

Le dimissioni di Elio Vito e di Adolfo Urso dal Copasir e l’annuncio – peraltro assolutamente condivisibile – di una futura agenzia per la Cybersecurity fuori dall’intelligence, ha creato in alcuni osservatori l’impressione che si sia determinato un vuoto o quanto meno di una situazione confusa.

Per questo é importante mettere in evidenza un rischio connesso all’attuazione del piano Next Generation Eu. I fondi europei del Pnrr destinati alla transizione digitale (40 miliardi di euro più gli stanziamenti per la sanità telemedicina) potrebbero accrescere la già rilevante dipendenza tecnologica dell’Italia da alcune aziende cinesi, in particolare per reti 5G, banda larga, piattaforme e servizi informatici, smart cities, mobilità urbana, della domotica e video sorveglianza.

A questo proposito una posizione nitida è stata espressa nei giorni scorsi dai due massimi protagonisti del governo: sia dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio (a seguito dell’incontro con il Segretario di Stato americano Blinken), sia da Matteo Salvini.

Salvini ha chiesto esplicitamente l’esclusione dalla Cina dalle reti italiane del 5G (dove sono peraltro già radicate) nonché un potenziamento ed un ampliamento dei poteri governativi per l’esercizio del Golden Power.

Paradossalmente invece – come Startmag ha correttamente segnalato – nella sua recente audizione in Parlamento il ministro dell’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, non si è ancora pronunciato né sulla dipendenza tecnologica dalla Cina né ha indicato misure specifiche del Pnrr capaci di assicurare resilienza istituzionale e cybersecurity rivolte agli operatori, vendors e relative supply chains a cui saranno destinate le ingenti risorse europee in ambito digitale.

A questo punto il governo é chiamato a decidere. Siamo in una fase storica in cui i rapporti tra tecnologia, libertà civili e democrazia costituiscono una delle grandi sfide della politica nella realtà contemporanea.
Da anni le agenzie di intelligence e i servizi collegati hanno messo in guardia da possibili rischi connessi alla progressiva espansione della Via digitale della Seta in Italia, preoccupazioni peraltro condivise dal Copasir all’unanimità.

Considerate le attuali difficoltà del Copasir e pur nella consapevolezza dei limiti propri di un ruolo di supplenza spetta ora al Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR) presieduto da Mario Draghi deliberare al più presto una direttiva specifica rivolta a tutelare la sicurezza nazionale e conseguentemente irrobustire .la postura euro-atlantica del nostro paese.

Marco Mayer
docente al Master Cybersecurity Luiss

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