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Draghi e Gabrielli rottameranno la fondazione cyber di Conte e Vecchione

Mercoledì 14 aprile il Copasir ha in programma l’audizione di Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai Servizi, sull’agenzia per la cyber al di fuori del sistema dell’Intelligence. Fatti, nomi, indiscrezioni e approfondimenti

 

Mercoledì 14 aprile alle ore 14 il Copasir ha in programma l’audizione del prefetto Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega a Servizi e sicurezza, in cui esporrà le grandi linee dell’idea sull’agenzia per la cyber al di fuori del sistema dell’Intelligence.

Nei giorni scorsi Franco Gabrielli, autorità delegata ai servizi di informazione e sicurezza, ha lanciato la proposta: «È arrivato il tempo di creare un’agenzia che tratti in maniera olistica il tema della sicurezza cibernetica. Dobbiamo affrancarci da una modalità emergenziale», con un siluro indiretto all’impostazione del Dis.

La nuova struttura deve stare «presso la Presidenza del Consiglio», ha detto Gabrielli al convegno di Fratelli d’Italia «Le nuove reti per l’industria italiana e per i consumatori» concluso da Giorgia Meloni, presidente di FdI.

La nuova agenzia, ha sottolineato l’ex prefetto, deve sviluppare «nel Paese le capacità di resilienza, cioè di reggere e resistere di fronte a minacce e attacchi di varia natura. Un’esigenza oggi primaria». «Non sempre colgo, a tutti i livelli, un’effettiva capacità di essere resilienti», ha rimarcato Gabrielli.

Sulla cyber, ha insistito il sottosegretario nei rilievi, «dal 2017 il comparto intelligence ha svolto una funzione importante, anche se a mio avviso di supplenza. La definizione del perimetro di sicurezza cibernetica, i Dpcm di attuazione, i centri di valutazione, di certo è stato fatto molto».

Ma ora a suo avviso – ha rimarcato il Sole 24 Ore – bisogna concepire una struttura «fuori dal comparto intelligence, perché quest’ultima si occupa di un aspetto ma non della complessità della resilienza. Dobbiamo affrontare il tema in modo più strutturale».

La direzione decisa dal governo Draghi, dunque, è quella di mantenere l’agenzia per la cyber-security distinta e separata dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza retto da Gennaro Vecchione, espresso dal precedente governo Conte.

Ovviamente, vi sarà un certo coordinamento, ma non troppo: l’obiettivo è di riposizionare la questione fra la futura agenzia e il CSIRT.

Viene dunque rottamata l’idea di Conte e Vecchione dell’Istituto italiano di cybersicurezza (Iic), la fondazione metà pubblica e metà privata, che doveva fare da raccordo alla rete dei centri di “competenza cyber” dell’Ue per coordinare gli investimenti per il digitale e la cybersecurity nel Recovery Fund.

“Allo stop di dicembre contribuì il “fuoco amico” di una parte delle due agenzie degli 007 italiani, Aisi ed Aise, per il sospetto che l’Iic prendesse la forma di una terza agenzia cyber controllata dal Dis”, ha scritto Formiche di Paolo Messa.

La mossa di Gabrielli potrebbe essere utile per due aspetti, ha scritto l’esperto del ramo Marco Santarelli su Agenda Digitale: “In primis il DIS, con le agenzie AISI e AISE, potrebbe occuparsi in maniera più discrezionale della faccenda tenendo anche le redini del controllo in maniera più lucida e dall’altro lato si libererebbe da incombenze tecniche richieste in maniera molto forte dal mondo Cyber. Al pari potrebbe essere avviata verso l’esterno un’azione di reclutamento che avrebbe la possibilità di reperire esperti senza seguire dei protocolli di sicurezza nazionale e affrontare, come dice Gabrielli stesso, il tema in maniera più strutturale e più resiliente”.

Ci sono anche impegni bruxellesi da rispettare. Nei prossimi giorni la Commissione Ue pubblicherà il regolamento “Cybersecurity act” e tutti gli Stati europei dovranno indicare un “centro di competenza nazionale” collegato all’ “EU Cybersecurity competence center” di Bucarest entro la fine del 2021.

In sostanza, il defunto Iic di contiana memoria sarebbe ora l’agenzia architettata da Gabrielli con l’ok di Draghi e l’avallo del Quirinale.

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