Giusto per fare un passettino in avanti e non fermarsi a quello che dice Massimo Gramellini nel suo “Caffè” sul Corriere della sera, cioè che i progressisti fautori dell’accoglienza si preoccupano degli immigrati soltanto fino a che sbarcano sulle nostre coste. E che dalla successiva indifferenza nascono orrori e crudeltà indicibili, come quella dei caporali pakistani che chiudono in una macchina alcuni lavoratori loro connazionali, che pretendono di essere pagati, anche se pochissimo, e la bruciano per punirli e ammonire i colleghi che avanzassero analoghe rivendicazioni sindacali.
Sembra una considerazione corretta ma è davvero incompleta, omertosa. C’è troppo altro da ricordare, cose semplici e scontate, se non le ripetiamo non possiamo comprendere. La prima è che la sinistra è davvero egemone sul piano culturale. Non stiamo parlando della compagine di artisti ospitata ieri dal presidente Sergio Mattarella per la festa degli 80 anni della Repubblica, del suo catalogo di buoni sentimenti che pure ne fa parte. Ci riferiamo al substrato valoriale dal quale qualunque idea deve partire per essere ammessa nel dibattito, escludendo così che ne possano far parte il generale Vannacci sull’immigrazione o Roy de Vita sulle vaccinazioni.
Questo fondo etico un tempo era costituito da progresso, uguaglianza, libertà, fratellanza dei popoli (o tra i? Sono due cose diverse), lotta di classe. Chi sta peggio deve stare meglio. Una vaga traccia cristiana rivisitata attraverso i socialismi, fino al marx-leninismo, al maoismo, al castrismo. Roba demolita con il Muro di Berlino, l’URSS, eccetera. Si scoprono tre alternative da proporre come bene assoluto: il desiderio è diritto, quindi posso vivere e fare come mi pare, se le norme non me lo consentono vanno cambiate; l’essere umano rovina l’ambiente, non rispetta il pianeta, provoca danni che dobbiamo riparare tornando indietro, facendo di meno; tutti abbiamo diritto di viaggiare e vivere dove ci pare, il luogo in cui nasciamo è un arbitrio, specie se l’erba del più o meno vicino è più verde.
Il primo must ha creato un’infelicità ansioso-depressiva tendenziale, che riguarda tutti coloro che stanno già bene o benino. Il secondo ha danneggiato coloro che pensavano che costruire e fabbricare facesse bene ai propri introiti e alla società. Il terzo ha fatto crollare il valore del lavoro, portando concorrenti disponibili a tutto in un mercato dove già la tecnologia porta i padroni a sperare di peggiorare le condizioni. Sono stati colpiti borghesia, capitalismo e proletariato occidentali. Il che ha compromesso l’appeal popolare ed elettorale delle sinistre, anche se le destre propongono alternative spesso scarse, e indebolito la forza della politica lasciando campo ad altri soggetti come tecno-scienza ed economia finanziaria.
L’insussistenza delle politiche green, il radicalismo di massa e l’immigrazionismo cieco e crudele ammantato di finto buonismo solidale producono orrori come quello di cui si parla in questi giorni. Contro il quale bisognerebbe ribadire che non prendiamo in casa chiunque ma solo una quota di persone selezionate, tranne pochi casi in cui si tratti di rifugiati da posti dove rischiano di fare una fine peggiore di quella che fanno da noi. Per aiutare gli altri e tutelare noi stessi.







