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Perché la Russia minaccia Facebook (dopo aver bloccato Telegram)

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Tempi duri per i social network nella patria di Putin. Dopo il blocco di Telegram la scorsa settimana, ora anche Facebook è a rischio in Russia. L’approfondimento di Chiara Rossi

Iniziò proprio così da un ultimatum. Roskomnadzor, l’autorità russa di controllo sulle comunicazioni, torna a far tremare il terreno virtuale dei social e stavolta la minaccia è toccata a Facebook.

TELEGRAM AVVISATO E NON SALVATO

Ma andiamo con ordine. Prima vittima dell’authority russa è stata l’applicazione di messagging Telegram. Il Roskomnadzor aveva lanciato l’ultimatum ai fratelli Durov, fondatori dell’app, di consegnare ai servizi di sicurezza (Fsb) le chiavi per decrittare i messaggi degli utenti entro 15 giorni. I Durov non hanno ceduto. Allo scadere del tempo, lo scorso 13 aprile è arrivata la sentenza di un tribunale di Mosca che ha ordinato il blocco immediato dell’accesso a Telegram in Russia.
Il divieto di accesso resterà in vigore fino a quando non saranno soddisfatte le richieste del Fsb ma Pavel Durov.

FACEBOOK NEL MIRINO RUSSO

Dopo pochi giorni, la patria di Putin ci ricasca. In pieno blocco Telegram, Aleksandr Zharov, il direttore del Roskomnadzor ha anticipato in un’intervista alla testata Izvestia che se la società di Mark Zuckerberg non trasferirà in Russia i server con i dati degli utenti russi, come previsto dalla legge federale, Facebook potrebbe essere bloccato. “Eseguiremo ispezioni della società prima della fine dell’anno dal momento che ci sono diverse norme da attuare, inclusa quella che prevede la localizzazione in Russia dei database con i dati degli utenti russi e la rimozione di contenuti illegali”, ha dichiarato Zharov, che rimprovera Zuckerberg di essere “molto in ritardo”. “Nel caso non sia attuata una qualche norma o che al governo russo non venga notificata la loro intenzione di attuare le norme, potrebbe senza dubbio porsi la questione del blocco di Facebook” entro il 2018 conclude il direttore dell’authority.

LA PULCE NELL’ORECCHIO DI DUROV

Se Zharov se n’è uscito così, forse è anche un po’ colpa di Durov. Alcuni giorni fa, il numero uno di Telegram ha dichiarato sul suo social network VKontakte che a causa del blocco decretato dal Roskomnadzor alla sua chat, “la sicurezza nazionale della Russia diminuirà, come quella dei dati personali dei russi. Si sposteranno da un sito neutrale su territorio russo, a quelli controllati dagli statunitensi come WhatsApp e Facebook”. Tuttavia, egli ha osservato che la minaccia terroristica in Russia rimarrà allo stesso livello. In risposta, il capo del Roskomnadzor ha affidato la mal celata minaccia a Facebook al giornale Izvestia.

CI RIMETTONO PURE GOOGLE E AMAZON

Finora il Roskomnadzor ha bloccato anche 16 milioni di indirizzi IP di Google e Amazon usati da Telegram per aggirare la richiesta ai provider russi di bloccare il servizio di messaggistica.

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