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Perché nell’Assia si gioca il futuro politico della Germania di Merkel

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Il futuro politico della Germania sembra molto aperto. La politica tedesca, abituata a ritmi lenti e caratterizzata da un forte istinto per la stabilità, rischia di essere sconvolta dal voto nell’Assia, perlomeno se i sondaggi saranno confermati dal risultato delle urne. L’analisi di Christian Blasberg, docente di Storia contemporanea alla Luiss

Domenica 28 ottobre potrebbe diventare un giorno memorabile nella storia della Germania. Le elezioni regionali nel Land dell’Assia potrebbero risultare in un disastro per entrambi i partiti della coalizione della cancelliera Angela Merkel, la sua CDU (cristianodemocratici) e il suo partner SPD (socialdemocratici).

Le tensioni tra i due alleati di governo sono cresciute ulteriormente dopo le recenti pesanti perdite alle elezioni bavaresi, e una nuova sconfitta per entrambi in Assia potrebbe aprire un cataclisma politico senza precedenti nella Germania del Dopoguerra.

Gli ultimi sondaggi assegnano a entrambi i principali partiti i valori più bassi mai registrati nella loro storia; secondo l’istituto Infratest-Dimap, la CDU è quotata al 26% (contro il 32,9% alle elezioni del 2017) e la SPD al 15% (20,5% nel 2017); i vincitori sono innanzitutto i Verdi con 17% (8,9% nel 2017) e la AfD con 16% (12,6% nel 2017).

Gli scenari e le opzioni che ne risultano sono numerosi e vanno dall’ipotesi del “tener duro” del Governo federale fino alle dimissioni della Merkel, passando per la possibilità di elezioni anticipate nel 2019 invece che alla scadenza naturale del 2021. Di seguito cerchiamo di descrivere i diversi scenari che si aprono da lunedì prossimo nella prima economia europea.

Scenario 1. Il governo Merkel rimane in carica

Ipotesi A. CDU e SPD ignorano il risultato nell’Assia e sperano che arriveranno tempi migliori per i due partiti “popolari”. Considerando il forte richiamo alla stabilità governativa come priorità assoluta da garantire, questa ipotesi non è da escludere, ma aumenterebbe i malumori tra i cittadini e sarebbe un pessimo segnale in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Se poi la tendenza attuale non si rovesciasse sostanzialmente nemmeno in quell’occasione, allora nuove elezioni federali nell’autunno 2019 sarebbero quasi inevitabili.

Ipotesi B. Dopo le elezioni in Assia, si procede a un rimpasto del governo con il cambio di alcuni ministri, probabilmente sostituendo in primo luogo il ministro degli Interni Horst Seehofer, il quale è considerato da molti il responsabile dei litigi degli ultimi mesi, soprattutto nella questione migratoria. Con una nuova squadra più coesa si cercherebbe il riscatto alle elezioni europee. Un calmarsi delle acque nella coalizione potrebbe in effetti avere un impatto positivo sui consensi per la CDU, forse meno per la SPD, dove ormai le voci che fanno dell’uscita dal governo una questione di principio diventano sempre più forti.

Scenario 2. La SPD abbandona la coalizione di governo

Ipotesi A. Finita la “grande coalizione” dopo appena mezz’anno dal voto federale – sarebbe il governo più breve nella storia della Germania – la cancelliera Merkel potrebbe invitare i Liberali della FDP e i Verdi a fare un altro tentativo di formare una coalizione “Giamaica”. È poco probabile però che i due partiti minori siano disposti a farlo ora, dopo il fallimento dei negoziati nell’autunno 2017, perché: a) i Verdi cavalcano attualmente un’onda positiva nei sondaggi, mentre dovrebbero fare molti compromessi in una coalizione pregiudicando i loro consensi; b) i Liberali pure sperano in nuove elezioni per consolidarsi; furono loro a far saltare il primo tentativo del 2017 e non si possono permettere di ripetere il colpo, quindi sarebbero ricattabili in nuovi negoziati.

Ipotesi B. Si scioglie il Parlamento – operazione complicata perché si dovrebbe inscenare un finto voto di sfiducia costruttiva come già lo fece il cancelliere Schröder nel 2005 – e si va a nuove elezioni. A quel punto la data del voto diventa una questione delicata perché ci si avvicinerebbe alla data per le elezioni europee. Se, a) si vota prima, forse in marzo, in Germania, poi in Europa, una risistemazione della situazione politica tedesca avrebbe un pesante impatto sulle elezioni europee che però per i tedeschi perderebbero molto d’importanza, pessimo segnale per la sopravvivenza dell’Unione europea; b) nel caso opposto, la data delle elezioni tedesche non potrà essere molto più tardi del 26 maggio, e si assisterebbe a una confusione delle due campagne elettorali, evento senza precedenti; quindi rimarrebbe la scelta di c) posizionare le elezioni tedesche nella stessa data di quelle europee. La prima opzione è quella più plausibile, e si dovrebbe cercare di accelerare le procedure.

A quel punto si impone una questione interna alla CDU: il partito cristianodemocratico può tirare fuori dal cilindro un nuovo candidato cancelliere? Appare piuttosto improbabile che Merkel si presenti un’altra volta, perché è ormai diventata un peso per il suo partito e simbolo della crisi politica. Se già nel 2017 aveva superato il suo zenit, ora niente giustificherebbe una sua permanenza. Ci sarebbe per forza un nuovo candidato del quale però ancora nessuno oggi può ipotizzare il nome: forse Annegret Kramp-Karrenbauer, forse Armin Laschet, forse Jens Spahn, tutti sconosciuti all’estero, o forse ancora qualcun altro?

Per la SPD dovrebbe invece tentare la sua fortuna Andrea Nahles, la leader del partito dopo la disfatta di Martin Schulz. Le sue chance per un riscatto socialdemocratico però sono più che modeste.

Scenario 3. Merkel rassegna le dimissioni

Ipotesi A. Nel caso in cui la Merkel si assumesse tutte le responsabilità per il declino di entrambi i partiti della coalizione, si sceglierebbe un altro cancelliere dai ranghi della CDU (alcuni candidati sarebbero gli stessi dello scenario 2, ipotesi B), il quale però avrebbe il vantaggio di non dover subito affrontare nuove elezioni federali. L’esito delle elezioni europee deciderebbe poi se le elezioni federali dovranno essere anticipate all’autunno o se il governo potrà andare avanti fino alla fine della legislatura. La SPD rimarrebbe nel governo, anche se questo probabilmente non gioverebbe alle fortune elettorali del partito. Una rottura della coalizione rimane a quel punto sempre possibile in un altro momento.

Ipotesi B. La fine dell’era Merkel è vista come motivo di un necessario riassestamento della situazione politica e si passa a elezioni anticipate nei tempi più brevi possibile, ancora prima delle elezioni europee (con le implicazioni esposte nello scenario 2, ipotesi B, a). La SPD dovrebbe scegliere, di fronte al probabile esito del voto per il partito, di dichiarare sin da subito che non parteciperebbe a nessun governo, se non un esecutivo guidato dagli stessi socialdemocratici (ipotesi piuttosto remota). Tuttavia una maggioranza per una coalizione “rosso-rosso-verde” dopo le elezioni, cioè tra SPD, Linke e Verdi, non sarebbe del tutto impossibile. Stando ai sondaggi di questo momento, con la volata di consensi per i Verdi, attualmente quotati come secondo partito dopo la CDU, persino un cancelliere del partito ambientalista in una tale combinazione potrebbe emergere.

Il futuro politico della Germania sembra quindi molto aperto. La politica tedesca, abituata a ritmi lenti e caratterizzata da un forte istinto per la stabilità, rischia di essere sconvolta dal voto nell’Assia, perlomeno se i sondaggi saranno confermati dal risultato delle urne. Il successo continuo dell’AfD ha messo tutte le altre forze politiche davanti alla necessità di cambiare qualcosa: politiche, personale, strategie, comunicazione, insomma la ridefinizione del proprio ruolo nella società tedesca e di conseguenza dello scenario politico.

Se questa necessità accelererà i processi di cambiamento o se indurrà a credere di dover guadagnare tempo è ancora da vedere. La fine di Angela Merkel potrebbe accadere all’improvviso o con una lenta transizione. I cittadini tedeschi però sembrano sempre meno disposti a tollerare ancora il tergiversare dei politici e chiedono, se non un radicale cambiamento “all’italiana”, almeno un’aria nuova.

Articolo pubblicato su LuissOpen

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