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Come Isis e talebani controllano l’Afghanistan

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Nei fatti, lo Stato Islamico di Khorasan ha il controllo del territorio in Afghanistan e può colpire quando vuole. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Il 19 dicembre la più importante infrastruttura militare americana in Afghanistan, situata nella provincia di di Parwan, a nord di Kabul, è stata colpita da cinque missili.

L’offensiva missilistica è stata rivendicata dall’Isis.

A questa offensiva occorre aggiungere quella che si è verificata il 20 dicembre nella capitale afgana, colpita da una bomba che ha ucciso circa otto persone, ferendone più di quindici; fra queste una figura di spicco del parlamento afgano, vale a dire Khan Mohammad Wardak.

Un attacco, questo, che dimostra come lo Stato Islamico di Khorasan abbia de facto il controllo del territorio e possa colpire dove e quando vuole.

Che questa non sia una ipotesi peregrina lo dimostrano sia gli attacchi del 12 dicembre, a causa dei quali è deceduta una persona sia, e quelli del 21 novembre, giorno in cui vi sono state 23 esplosioni che hanno colpito Kabul, determinate da una offensiva missilistica.

A questa drammatica casistica si deve aggiungere il fatto che negli ultimi sei mesi anche i Talebani, acconto allo Stato islamico, hanno posto in essere ben 53 attacchi suicidi e 1.250 bombardamenti, determinando complessivamente l’uccisione di 1.210 civili e il ferimento di 2.500 persone.

Dopo 19 anni di conflitto sanguinoso, da parte statunitense non c’è alcuna ammissione del clamoroso quanto storico fallimento della guerra posta in essere in Afghanistan nel documento recente della Nato.

Sarebbe stato al contrario opportuno una consapevole ammissione di fallimento da parte della Nato: una consapevole autocritica, insomma. Ma al contrario nel lungo documento redatto dalla Nato le due preoccupazioni ossessive sono da un lato la Cina e dall’altra parte la Russia.

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