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007 e cybersercurity, che cosa ribolle (non solo nel Copasir)

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Fatti, nomi, rumors e prossime tappe (non solo per il Copasir)

 

Quali saranno i prossimi passi in tema di Intelligence e cybersecurity?

E’ quello che si stanno chiedendo gli addetti ai lavori dopo il siluramento del capo del Dis, il contiano Gennaro Vecchione, sostituito da Palazzo Chigi con l’ambasciatrice Elisabetta Belloni.

Al contempo il governo Draghi ha confermato sia il capo dell’Aisi e che quello dell’Aise.

Gli osservatori del comparto stanno scrutando parole e mosse del sottosegretario alla presidente del Consiglio, Franco Gabrielli, che ha la delega ai Servizi e alla sicurezza per volontà del premier Draghi.

Qual è il modello che Gabrielli ha in mente per l’agenzia della sicurezza, che ha soppiantato l’idea di Vecchione e Conte di una fondazione interna al Dis per la sicurezza cibernetica?

C’è chi ritiene che ci sia una prospettiva di stampo israeliano: “New Israeli intelligence-gathering methods see ‘dramatic improvement’ in results“.

Verosimile? Si vedrà.

Nel frattempo gli addetti ai lavori appuntano anche le attenzioni sul Copasir, non solo per la decisione di chiarire e regolare i rapporti fra 007 e politici sulla scia del caso Renzi-Mancini: è in stallo la questione della presidenza.

In ambienti parlamentari c’è chi osserva una potenziale mediazione, che sarebbe benedetta anche dal Pd: prevedere per la Lega, perché lasci la poltrona del Copasir, una posizione di spicco in un altro organismo del settore.

Si ritiene che quel centro nazionale di coordinamento della cybersecurity potrebbe essere un terreno di appianamento delle tensioni tra Fratelli d’Italia (cui va la presidenza Copasir secondo costituzionalisti e giuristi anche di sinistra, come ad esempio Valerio Onida e Luciano Violante) e Lega (che compenserebbe così l’uscita dalla presidenza del Copasir ora appannaggio del leghista Raffaele Volpi che dovrebbe ora controllare teoricamente – come ha malignamente fatto osservare il Corriere della Sera – le attività per la sicurezza anche di un ministero, come quello dello Sviluppo economico, retto da Giancarlo Giorgetti, dello stesso partito e della stessa corrente del Carroccio, ha rimarcato Giovanni Bianconi del quotidiano Rcs).

In merito alla cybersecurity vi sarebbero ancora gli ultimi decreti attuativi del Perimetro di sicurezza nazionale (Legge 105/2019): per completare le difese servono i decreti sullo screening delle tecnologie e sui laboratori che controllano gli apparati tech.

Inoltre, come ha esplicitamente detto Roberto Baldoni, vicedirettore del Dipartimento per le informazioni della sicurezza (Dis), a ITASEC, a maggio è atteso il decreto su notifiche e misure di sicurezza, a giugno quello per identificare le categorie di prodotti tecnologici da sottoporre a screening preventivi e ad agosto, infine, il provvedimento per accreditare i laboratori che dovranno svolgere questi controlli.

L’ultimo tassello è rappresentato dai controlli sulle tecnologie: verificare la sicurezza di ciò che si installa prima che sia al suo posto. La regia sarà affidata al Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn) al Mise (ministero dello Sviluppo economico retto da Giancarlo Giorgetti), che tuttavia deve ancora completare l’iter per arruolare 70 tecnici dopo un bando lanciato all’inizio del 2020.

Alcuni centri di controllo saranno strutturati nei ministeri della Difesa e dell’Interno, tuttavia il piano è di accreditare anche – e si sottolinea anche – laboratori esterni, fissando i paletti di qualità per affidare loro questi compiti delicati. La “governance” complessiva” di tutto ciò è materia estremamente delicata.

C’è da considerare – rimarcano analisti del comparto – la data del 23 giugno 2021: a partire da questo giorno vi saranno 6 mesi di test per stabilire se il sistema di regole di cui l’Italia si è dotata per proteggersi dalle minacce cyber reggerà oppure no e come si dovrà intervenire.

Come si vede, c’è molta carne al fuoco. Si spera che non se ne bruci troppa.

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