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Che cosa si dice fra governo e Lega calcio sui diritti tv

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Tutte le ultime notizie e indiscrezioni sul dossier diritti tv del calcio nell’articolo di Andrea Montanari, giornalista di Mf/Milano Finanza

I 20 club della Serie A non attendono con impazienza solo il responso dell’Antitrust sull’acquisizione dei diritti tv 2018-2021 da parte dell’intermediario unico spagnolo Mediapro, che ha messo sul piatto 1,05 miliardi all’anno per gestire le immagini del massimo campionato. L’altro tassello fondamentale, per rilanciare il calcio, è la riforma voluta ed elaborata dal ministro dello Sport, Luca Lotti, che prevede tra le altre cose anche una diversa e più equa ripartizione degli introiti derivanti dalla vendita degli stessi diritti televisivi.

I NUMERI IN BALLO

È una voce di entrata fondamentale per la gran parte delle squadre di A – in media incide per il 55-60% del fatturato complessivo di ciascun club – anche in vista delle definizione delle strategie e dei bugdet dei prossimi anni. Il Milan, per esempio, sta lavorando come già anticipato da MF-Milano Finanza, alla media company (o good company) cui conferire i ricavi attesi dai diritti tv, quelli da stadio e dalle sponzorizzazioni, per poi cartolarizzarli, in vista del rifinanziamento del club che salirà da 123 ad almeno 250 milioni.

IL PIANO DI LOTTI

Ma quella di Lotti è una vera e proprio corsa contro il tempo, visto che il 4 marzo si voterà per le elezioni politiche. E non è detto che si arrivi con la pubblicazione dei decreti di attuazione della riforma (la legge Melandri) che attribuisce il 50% dei diritti a tutte le squadre, il 30% sui risultati conseguiti e il 20% (dal precedente 25%) in base ai tifosi paganti nelle gare casalinghe degli ultimi 3 campionati.

LE INDISCREZIONI

I presidenti di A temono, infatti, che a poche settimane dalle urne il governo non riesca a definire il percorso di approvazione e pubblicazione dei decreti. Ma, secondo quanto appreso da alcuni consulenti milanesi, il titolare del dicastero dello Sport avrebbe fatto sapere in via informale a qualche esponente della Lega e del mondo del pallone che il suo obiettivo è proprio quello di completare il progetto di riforma e di arrivare alla pubblicazione. Un passaggio rilevante anche nell’ottica della successiva valorizzazione delle immagini che incide, con un calo sensibile, soprattutto sui conti della Juventus , il club che però ha maggiormente diversificato le fonti di ricavo, grazie anche allo stadio di proprietà.

LA QUESTIONE DELLA RIPARTIZIONE

La modifica della ripartizione – che nel caso successivamente potrebbe essere oggetto di analisi da parte della Lega, anche se un provvedimento in questo senso che andasse a modificare la legge Melandri appare di difficile definizione – in qualche modo avrà poi un impatto anche sul progetto di valorizzazione delle immagini. Un compito non semplice quello di Mediapro, vista la crisi del mercato italiano – gli abbonati non aumentano, anzi complessivamente sono in calo – e anche alla luce dell’assegnazione dei diritti della Premier League andati, come già in passato, solamente Sky Plc e British Telecom, tra l’altro per importi inferiori all’asta precedente.

CHE COSA BOLLE NELLA LEGA CALCIO

E proprio ieri, in commissione tecnica di Lega si è tornati ad affrontare il tema dell’intermediario unico, in attesa del pronunciamento finale dell’Antitrust atteso entro un mese. L’Authority già nei giorni scorsi si è fatta viva con lo staff dirigenziale della Confindustria del pallone, oggi commissariata e nelle mani del numero 1 del Coni, Giovanni Malagò, ancora in Corea del Sud per le Olimpiadi (l’assemblea di Lega del 27 febbraio è già stata rinviata). Una normale dialettica, una interlocuzione tra le parti in causa, anche se ovviamente l’Antitrust vuole fare massima chiarezza sull’argomento anche in seguito al cambio di azionista di riferimento di Mediapro, ora controllata (54%) dalla cinese Orient Hontai Capital.

(estratto di un articolo di Mf/Milano Finanza; l’articolo integrale si può leggere qui)

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