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Sartoria 3.0, possono tradizione e innovazione andare d’accordo?

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E’ possibile far andare d’accordo la tradizione con l’innovazione? La domanda è semplice ma la risposta non altrettanto, al punto da occupare i pensieri di tanti imprenditori che vorrebbero trovare la chiave di lettura giusta per unire tradizioni secolari con le opportunità offerte da un mondo sempre più dinamico e sempre più digitale.

Il tempo scorre velocemente nell’età di Internet e con esso anche le abitudini e i gusti ma resta uno spazio –stretto – nel quale è possibile muoversi senza rischiare di snaturarsi e perdere il proprio DNA, facendo sbattere un patrimonio di gusto ed eleganza accantonato sapientemente nel tempo. E’ questa la storia di alcune realtà sartoriali, quelle del “è fatto a mano”, quelle del “è fatto in Italia”, quelle del “è fatto su misura” e soprattutto “è di qualità” che cercano di trovare nelle opportunità offerte dalla grande piazza digitale nuove forme di manifestazione e di applicazione di criteri antichi.

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Sartoria a domicilio. Riccardo Schiavotto e Simone Maggi di Lanieri

Sembra di stare più vicini al tempo di Internet, ma in realtà le distanze fisiche restano. A questo sembrano aver pensato dei pionieri sartoriali del 3.0 che cercando di bypassare mari, oceani, fiumi e laghi, ma anche la voglia ed il tempo di recarsi da un sarto per farsi cucire addosso un pregevole capo. L’idea che è venuta in mente ad alcuni è «perché non farlo comodamente a casa e da soli?». A questo avranno pensato giovani realtà come quella di Lanieri proponendo un nuovo ideale di sartorialità, portando a casa la qualità del ‘Made in Italy’ e del ‘fatto su misura’ tramite l’aiuto dei dispositivi digitali. Cinque giovani ragazzi, usciti fuori dalla Mba-Scuola di Alta Formazione al Management e Collège des Ingénieurs di Torino, sono riusciti ad avviare, grazie all’aiuto di un vecchio ragazzotto di 150 anni come il lanificio Reda di Biella, una Start Up capace di competere sul mercato globale.

L’idea 3.0? L’abito a domicilio, camicia inclusa. Le misure possono essere prese autonomamente a casa seguendo le istruzioni del portale, con tanto di tutorial video, i tessuti scelti online, così come tagli e modelli. Il tutto senza rinunciare alla qualità della filiera verticale e delle maestranze sartoriali. Come vincere le diffidenze di non poter testare con mano la qualità dei prodotti? Oltre al marketing curatissimo, i ragazzi organizzano, in giro per il mondo, eventi dove è possibile vedere da vicino il prodotto. Da Milano, a Monaco, Amsterdam, Parigi fino a sbarcare a New York

Il fatto a mano Made in Italy trova così nuove chiavi di lettura. Girovagando su internet è anche possibile imbattersi in chi l’idea del fatto a mano, a domicilio, l’ha applicata persino sulle scarpe. E’ il caso dei giovani marchigiani di Design Italian Shoes, che consentono di scegliere il materiale con cui verrà realizzato, il colore, gli occhielli, i lacci, la fodera, così come il tipo di suola, rendendo possibili oltre 5 milioni di diverse combinazioni.

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Alcuni storceranno il naso, ma si tratta di soluzioni intelligenti e originali per raggiungere chi non può, speriamo per la distanza, conoscere e raggiungere la vecchia bottega che ancora nella tradizione, per fortuna, ci crede.

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