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Colosseo chiuso, tre idee per i beni culturali

Colosseo chiuso per un’assemblea sindacale e si scatena, come al solito in Italia, il “tutto contro tutti” a suon di tweet e comunicati. Politica contro sindacati, sindaco di Roma contro i lavoratori. Ma cerchiamo di usare anche qualche idea per contribuire all’innovazione della fruibilità dei Beni culturali e delle opere d’arte in Italia.

Il Colosseo chiuso, come anche gli Scavi di Pompei solo qualche mese fa, sono tutti fatti di cronaca che riguardano non i nostri confini nazionali: rappresentano la nostra proiezione all’estero. Un bene artistico, architettonico o culturale che non è fruibile è sempre un’occasione persa. Quel bene infatti, se non è fruibile in maniera efficiente, diffusa e sicura non produce nè reddito nè cultura.

L’Italia ha un patrimonio artistico, architettonico e culturale che da solo sarebbe in grado di dare impulso e linfa alla crescita economica, all’educazione, ad un ulteriore sviluppo culturale. Eppure questo immenso patrimonio non è valorizzato come meriterebbe. Spesso, non è fruibile in maniera efficiente, diffusa e sicura. Con alcuni effetti non di poco conto: nel 2011 il solo Museo del Louvre a Parigi ha incassato quanto tutti i musei italiani; molti italiani conoscono a malapena l’immenso patrimonio che li circonda.images_Pompei

Di valorizzazione dei beni artistici, architettonici e culturali in Italia si è dibattuto largamente (sebbene spesso la qualità del dibattito abbia lasciato a desiderare) e spesso si è utilizzata un’immagine efficace: i beni culturali sono il petrolio d’Italia.

Start Magazine vuole proporre 3 aree di confronto per riportare il dibattito relativo al patrimonio dei beni culturali su un piano operativo, economico, pratico.

Proteggere il patrimonio dei beni culturali

Il tema della conservazione dei beni culturali è un tema strategico ed urgente. Non parliamo solo di casi limite come Pompei, ci sono forme di “protezione” del patrimonio artistico e culturale molto più vicine alla nostra esperienza di tutti i giorni.

Le ondate di caldo di questa estate 2015 hanno tenuto chiusi importanti siti museali come il Museo di Capodimonte a Napoli per la mancanza di un adeguato sistema di condizionamento e climatizzazione.

D’altra parte, interventi di restauro straordinario resi possibile dal ruolo dei privati, come quello della Fontana di Trevi, dimostrano come partnership virtuose siano possibili.

Proteggere il patrimonio dei beni culturali in Italia significa realizzare interventi che vanno dalla climatizzazione all’efficenza energetica, dalla videosorveglianza alla corretta illuminazione.

Ugo Ojetti nel 1917, in un accorato appello per la protezione del patrimonio artistico italiano durante la Grande Guerra, metteva in guardia dal considerare l’arte qualcosa di estraneo e separato dalla vita. E’ un errore che non possiamo e non dobbiamo commettere neppure oggi.

Accedere al patrimonio delle opere d’arte

Smaltire l’affollamento alle biglietterie nei periodi di picco delle visite, organizzare al meglio l’informazione rivolta al pubblico, regolare i flussi evitando orari di punta, velocizzare l’acquisto di biglietti: sono tutte attività tecnicamente realizzabili, che potrebbero aumentare il numero di persone che possono fruire alcuni dei beni culturali più famosi (Il Colosseo o Pompei, ad esempio).

Mettere la tecnologia al servizio dei beni culturali permetterebbe ai beni culturali di mettersi al servizio delle persone e dell’economia.Pisa Campo dei miracoli

Non è un mistero che le risorse destinate ai luoghi deputati alla fruizione dei beni culturali (Biblioteche, pinacoteche, musei) continuano a diminuire, e con esse alcune piante organiche. Il circuito delle biblioteche nazionali ha conosciuto una costante diminuzione delle sale lettura e disposizione del pubblico a causa di questa contrazione.

Anche in questo la tecnologia può venire incontro all’arte, e anche in questo caso l’arte e la cultura possono diventare un volano per lo sviluppo sociale ed economico.
Finanziare il patrimonio artistico

Dalla Reggia di Caserta al sito archeologico di Pompei sono molte le opere d’arte in Italia che avrebbero necessità di un intervento immediato di restauro, recupero, manutenzione straordinaria. Dove trovare i fondi? Perchè non pensare a nuove formule di valorizzazione dei beni culturali come il product placement che in questi anni sono state introdotte nel mondo del cinema e della televisione? Ci sono limiti legislativi che ostacolano questo nuovo modo di finanziare i beni culturali e le opere d’arte in generale?

Si è lungamente dibattuto su come finanziare la cultura. Da una parte chi ritiene che certi interventi siano possibili solo con soldi pubblici, dall’altra chi, in tempi di crisi, dichiara che “con la cultura non si mangia”.

In ambo i casi è vero l’esatto contrario: la cultura può e deve essere finanziata dai privati, può e deve diventare una leva economica, anche “profit”. Ed è assolutamente vero che, alle giuste condizioni, con la cultura si mangia.

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