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Nell’era di Facebook, chi ha paura delle vecchie industrie del cinema?

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Ore dopo la sua offerta, Rupert Murdoch che attualmente detiene la 21st Century Fox (la sua società si aggira intorno al FOXA -6,22%) ha confermato di aver fatto un’offerta senza successo per acquistare Time Warner, il caso viene ancora discusso sui canali dei notiziari dagli anchorman televisivi e inseguita dai giornalisti dei media, ma sebbene questa notizia sia rimbalzata più volte sulle pagine dei principali networks americani, e se neanche un “vecchio squalo” come Rupert Murdoch riesce a fare notizia, sembra che questo genere di news non faccia più presa sul pubblico.

La questione quindi è molto semplice: sono le persone che stanno perdendo interesse per le macchinazioni dei giganti dei media, o questo dimostra il consolidamento del loro potere nel settore dell’informazione?

I timori di un mercato dei media iper-consolidato sono stati espressi durante l’ultimo round di fusioni multimediali nella metà degli anni ’90, quando i grandi studios si unirono con le principali reti di trasmissione americane per la prima volta.

Questo consolidamento ha rappresentato l’ascesa dei media online e la scomparsa di alcuni media tradizionali con modelli di business che hanno agito come una sorta di valvola di rilascio per la concentrazione di un potere troppo grande nelle mani dei media. Alcuni analisti però, in questo fenomeno osservano il potere di una nuova classe dirigente di giganti del web che intende cambiare le carte in tavola.

“C’è una certa stanchezza nel pubblico”, ha detto Robert McChesney, docente di comunicazione presso la University of Illinois, al Wall Street Journal: “Gli americani si sono assuefatti al monopolio. Il Monopolio è diventato ciò verso cui le grandi società competono, e questo è un cambiamento sconcertante da appena un paio d’anni.”

“Parte di questo cambiamento”, ha detto, “è dovuto alla nascita delle superpotenze della tecnologia, molti dei quali, ormai dominano interi angoli della nuova economia in un modo molto più concentrato, che le società dei vecchi media possono solo sognare”. Non c’è Facebook di cinema, non di Google di TV via cavo, e nemmeno un Amazon di fornitori di servizi Internet.

Non c’è la Facebook del filmaking, o la Tv via cavo di Google, oppure un internet provider per Amazon, eppure queste società con i loro nuovi think tank riscrivono giorno per giorno le regole del new entertainment. Come testimonia il recente accordo effettuato tra il colosso cinese Alibaba e Lions Gate Entertainment

“Le persone tendono a guardare queste offerte, come le finali NBA, chiedendosi quale squadra vincerà e chi perderà”, ha detto McChesney. “Ma questi non sono realmente manifestazioni sportive, queste sono battaglie in cui le persone muoiono. E queste manovre hanno conseguenze reali per la società. “

 

Ma in fin dei conti cos’è che ha più potenziale: una società che possiede sia la HBO e Fox News, o una che fa “esperimenti” alterando l’umore su un campionario fatto dai suoi 1,3 miliardi di utenti? Ed ancora: è più temibile lo studio cinematografico che ha fatto Avatar assieme ad Harry Potter o la suite di automobili autonome di Google, cani robotici e lenti a contatto con microchip?

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